Compagnia Italiana di Operette s.r.l.
presenta

LA DUCHESSA DI CHICAGO
di Emmerich Kàlmàn

con
MASSIMO BAGLIANI
MARIA ROSA CONGIA

regia
Maurizia Camilli


Dopo i successi in tutto il mondo, de "La principessa della czarda" (1915), "La bajadera"(1921), "Contessa Maritza" (1924) e "La principessa del circo"(1926) Imre Kàlmàn (Emmerich, per i viennesi) volle misurarsi con le nuove creazioni d'Oltre Oceano andando in America stringendo saldi legami d'amicizia con i rappresentanti della "new wave" americana come Stothart, Oscar Hammerstein, ma soprattutto con George Gershwin, ebreo anch'egli, che suonò proprio sul pianoforte di Kàlmàn la sua "Rapsodia in blu". Fu in quel momento che, da artista sensibile e duttile quale era, Kàlmàn maturò la decisione di apportare delle modifiche al suo modo di comporre: il confronto con Gershwin lo aveva investito di una nuova, inesorabile energia. Fu così che accordandosi con gli esperti librettisti Brammer e Grunwald, pensò di scrivere un'operetta che evidenziasse il contrasto fra melodie viennesi post-straussiane ed accenti "alla Gershwin". Nacque così un prodotto singolare nel firmamento operettistico, "La duchessa di Chicago" con il gusto del Musical americano ed il fascino dell'operetta. Presentata in "prima" mondiale il 5 Aprile 1928 al Theater an der Wien di Vienna, La duchessa di Chicago ebbe un successo lusinghiero a cui non furono estranei il tenore Hubert Marischka, il soprano brillante Rita Georg ed il comico Ernest Tautenhayn. Berlino si affrettò a richiederne un'esecuzione, così come Londra. A Budapest approdò al Kiriàly Szinhàz, tempio delle operette kalmaniane, il 2 dicembre di quello stesso 1928. L'aspettativa per questo nuovo lavoro era intensa anche in Italia. I nostri giornali riportavano l'eco dei continuati trionfi nelle maggiori capitali europee e lo stesso Kàlmàn volle essere presente alla prima rappresentazione italiana. A Milano al teatro Diana, La duchessa di Chicago cominciò il 21 Giugno 1929 le sue festose 60 repliche. Ines Lidelba fu una protagonista applauditissima, tanto da far esclamare a Kàlmàn: "nessuna delle interpreti straniere potrebbe sostenere il confronto con lei, mi sembra di avere scritto questa operetta appositamente per la sig.na Lidelba...". A Roma nel Novembre del '29, il pubblico dell'Argentina accorse così numeroso, alle repliche della Duchessa kalmaniana, da far apparire il teatro Argentina fin troppo piccolo. Sul "Messaggero" del 9 Novembre 1929 vi è inoltre riportato: "Non vi è dubbio che il pubblico di Roma ha ormai giudicato questa operetta come uno degli esempi più riusciti del genere, grazie alle melodie di Kàlmàn che si ascoltano sempre con grande diletto. I suoi valzer sono intessuti di un canto dolce, di languore sentimentale che parla al cuore; i charleston e gli shimmy si svolgono invece con un movimento frenetico; con motivi felici su accompagnamenti sempre nuovi. In questo nuovo lavoro Kàlmàn è dunque uscito trionfante, meritando il plauso incondizionato del pubblico. A Trieste nel '30 la Lidelba e Trucchi ebbero con la Duchessa di Chicago uno dei successi più esaltanti della loro camera; incisero anche dei dischi portando alla popolarità il brioso refrain "Siete un amor, mister Bondy". Trieste è stata la città italiana che più di ogni altra ha omaggiato, nel corso degli anni, la Duchessa di Chicago di significative edizioni. Si ricorda infatti quella del'58 al Castello di S.Giusto con la regia di Mario Lanfranchi ed il M° Bugamelli sul podio. Il cast presentava un poker di comici di razza come Elvio Calderoni, Enrico Dezan, Nuto Navarrini e Gualtiero Rispoli accanto alle brillantissime Anna Campori e Dory Dorika; per le parti liriche il soprano statunitense Irene Calloway ed il tenore Sergio Tedesco. Il 12 agosto del '58 la Duchessa di Chicago, in diretta da Trieste ebbe la sua apprezzata ripresa televisiva. Passarono altri 20 anni per rivedere a Trieste questa divertentissima operetta, un'occasione spettacolare per una grande festa musicale", come scrisse Gianni Gori che aggiunse trattarsi della "più pittoresca parata d'estate". Ed ecco nel Luglio-Agosto del '78 l'ungherese Tomas Breitner dirigere le musiche di Kàlmàn, originali e melodiche, giovandosi della regia di Gino Landi che curò anche una profonda revisione del testo originale. Come nel '58, ancora un cast da fuochi d'artificio: Sandro Massimini, Lino Savorani, Riccardo Peroni, Elio Crovetto, Evelina Sironi, Giordana Mascagni. Da Budapest arrivò anche la duchessa del titolo, Aniko Felfoldi, per far coppia con il tenore Carlo Tuand. Il successo fu incredibile. Quell'estate l'organizzazione del festival dell'operetta aveva indetto una sorta di referendum fra il pubblico per conoscere i titoli delle operette, fino a quel momento rappresentate, di maggior gradimento. Contro tutti i pronostici, la Duchessa di Chicago ebbe tante preferenze che la direzione artistica dovette, ripresentarla l'anno seguente. Al posto del compianto Savorani e dell'indisponibile Giordana Mascagni, furono scelti l'efficace Elio Pandolfi e la spiritosa Graziella Porta. Anche nel '79 le sette repliche furono esauritissime. Massimini tentò di rilanciare quest'operetta attraverso le onde della lombarda Antenna 3, nel Maggio del '80, inserendola in un ciclo di 5 operette. Ebbene, la Duchessa di Chicago, con alcuni azzeccati acquisti come il tenore Ugo Benelli ed il piccolissimo "Re Pancrazio" di Bruno Lauzi, si rivelò una delle produzioni meglio riuscite. Ma, con il 1980, e quell'edizione televisiva, si sono chiuse le fortune della Duchessa di Chicago; operetta comicissima intrisa di melodie sognanti e frizzanti, degna delle attenzioni anche dei pubblici futuri. Ed è per questo che la "Compagnia Italiana di Operette" proporrà al pubblico questo spettacolo meraviglioso, avvalendosi della regia di Maurizia Camilli e della ormai affermata coppia comica Massimo Bagliani e Maria Rosa Cengia.
Pino Nugnes