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Antigone in Anouilh (il testo fu scritto e rappresentato durante l'occupazione
tedesca della Francia) porta in sé insieme il senso del clandestino
e dell'ambiguità diviene così testimonianza profonda dell'inquietudine
che allora attraversava quel paese. Oggi, in questo mondo martoriato,
frantumato in conflitti di inaudita violenza, Antigone mostra intatta
la sua forza e la sua attualità. La sua ribellione e l'ostinata opposizione
agli ordini di Creonte trascendendo lo slancio sentimentale, tendono
verso l'assoluto. La scelta estrema (la morte) è vissuta come conquista
della libertà e superamento del conflitto tra obbedienza alle leggi
scritte degli uomini o a quelle non scritte della coscienza. All'opposto,
c'è Creonte: l'uomo che "deve mettersi al lavoro" per ripristinare le
regole, all'indomani di una rivoluzione fallita. La contrapposizione
tra i due personaggi, maschile-femminile, ragione-cuore esplode così
in modo violento e netto, definitivo. Il Coro (una cantante-attrice)
con le sue nenie e canzoni in ebraico antico e la musica fortemente
evocativa di atmosfere mediterranee contribuiscono a riportare Antigone
alla sua natura originaria, dopo aver attraversato il quotidiano e il
presente.
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