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Jim Kenyon è un abile cacciatore senza scrupoli, pronto alle risse e
agli imbrogli: si è così guadagnato l'appellativo di "Jim il selvaggio"
ed è temuto da tutti i cercatori d'oro del Canada. Le donne sono pronte
a cadere ai suoi piedi ma lui preferisce a tutte la bella cantante RoseMarie
che si esibisce nel saloon "Lady Jane". La ragazza è corteggiata dal
ricco Ed Hawley, che lei però disprezza. Contemporaneamente si snoda
la vicenda che riguarda Herman detto "il terribile" ma dal cuore di
marzapane e Jane la proprietaria del saloon. Il turpe Aquila Nera viene
trovato morto e tutti credono che il colpevole sia Jim: l'unica cosa
da fare in simili momenti è fuggire lontano. Jim dovrà lasciare per
sempre RoseMarie! La ragazza, rimasta sola, deve accettare le attenzioni
di Hawley e si avvia a sposarlo tra grandi preparativi, abbagliata dal
lusso e dal fascino della grande metropoli che l'attende. Ma ben presto,
con l'arrivo delle Giubbe Rosse si risolve felicemente tutta la vicenda.
RoseMarie potrà sposare il suo Jim che naturalmente viene riconosciuto
innocente, e i due potranno cantare finalmente insieme il "duetto d'amore
indiano" che giustamente è riconosciuto quale uno dei brani musicali
più preziosi di tutta la tradizione operettistica. RoseMarie è un'operetta
che da molti anni non viene rappresentata: il motivo è da ricercarsi
senza dubbio nelle difficoltà che sicuramente presenta una buona edizione
di questo lavoro. Ci vuole un cast di cantanti, attori e ballerini particolarmente
dotati, visto che in scena si richiedono a tutti doti versatili e grande
comunicativa. L'orchestra poi deve saper spaziare dal repertorio tradizionale
mittleuropeo alla nuova musica americana degli anni '30 e deve riuscire
a ricreare i ritmi e le atmosfere cari ai cultori di una certa filmografia
western di qualche anno addietro. Scene e costumi poi non possono non
tener conto delle produzioni anche cinematografiche che hanno illustrato
a lungo il periodo in cui si snoda tutta la nostra storia. Occorre quindi
grande fantasia, ma anche grande cultura. Il rischio è di cadere nel
kitch polveroso che spesso caratterizza gli spettacoli di alcune Compagnie
di giro italiane, noi "La Nuova Operetta" promettiamo di aver fatto
uno sforzo enorme, per garantire uno spettacolo di livello superiore.
Ricordiamo ancora una volta che La Nuova Operetta ha un'orchestra di
18 elementi diretti dal maestro Simone Sarno, un corpo di ballo di 6
elementi, un coro (cantanti-attori) di 8 elementi e infine cantanti
solisti, caratteristi e attori comici. L'organico conta quindi di quasi
50 persone e si avvale della partecipazione dell'attore Corrado Olmi;
per questa edizione di "RoseMarie" la regia sarà della stessa Nadia
Furlon che firma anche la Direzione Artistica della Compagnia.
L'operetta "Rosemarie" è di per se materiale molto divertente da trattare.
La sola ambientazione riporta alla mente una grande fantasia di scene
western della migliore filmografia americana, con i bagliori dei primi
film in technicolor. Immersi nelle grandi vallate, ai piedi dei picchi
canadesi ci troviamo in un piccolo saloon tutto di legno e si torna
piccini giocando a indiani e cow boy con i nostri interpreti. E qui
si presentano i protagonisti tipici delle storie da saloon: la cantante
innanzitutto, RoseMarie, che per di più è di sangue misto e raccoglie
in sé le malie di due caratteri così accattivanti. Ho voluto io che
fosse anche mezza-indiana: un po' perché mi dispiaceva non poter avere
questa caratterizzazione così affascinante, dato che oltretutto RoseMarie
sono proprio io ad interpretarla con la giovane indiana che, come racconta
la leggenda più volte citata nel corso dell'operetta, si era sacrificata
in nome dell'amore perduto. E a fianco a Rose Marie non si poteva trovare
che il cacciatore ribelle, ma innamorato, Jim e poi il pistolero sbruffone
Herman il Terribile, e il Sergente Malone rubato alle cariche di chissà
quante spedizioni contro gli indiani, e Wanda l'indiana gelosa, Jane
l'energica proprietaria di saloon…. Mi sono permessa poi qualche libertà,
creando qualche personaggio di contorno che anima ancor più la storia.
Abbiamo ottenuto insomma tutta la popolazione che vive nella nostra
fantasia western! E non potevo metterli in scena senza tener conto della
mia anima di grande amante del cinema, senza tentare di rubacchiare
da qualche pellicola qualche spunto anche solo per un abito, o per un
atteggiamento da far adottare. Al resto ha pensaot la musica. La musica
di questa operetta è quanto di più prezioso io abbia mai ascoltato in
questo genere di spettacoli. È tanta e tutta bella, è utilizzata già
dagli autori in maniera cinematografica, sottolinea le azioni più incisive
e incanta con le sue armonie. Ogni personaggio ha un suo "jingle", mi
si perdoni il termine pubblicitario, e entra e esce di scena accompagnato
quasi sempre dalla sua musica, come fossimo in un film! E al momento
giusto c'è la romanza! Che note! Che passaggi! Mi dispiace ma non posso
descriverveli , dovete ascoltarli! Durante l'operetta poi non c'è la
possibilità di stabilire un luogo fisso in cui ambientare il primo e
il secondo atto. Le scene si susseguono e ad ognuna di esse corrisponde
una diversa collocazione logistica. Dal saloon all'ampia vallata, dalla
roccia da cui l'indiana lancia il suo canto d'amore all'accampamento
indiano dove Wanda consuma i suoi tradimenti! Ho dovuto trovare quindi
qualche espediente per aiutare il pubblico a seguirmi durante la narrazione
dei fatti, e anche in questo caso ho "rubato" idee al cinema, inventando
dei "primi piani" che in teatro sono possibili solo con un buon uso
dei mezzi di illuminazione. I cambiamenti di scena poi sono necessariamente
"a vista", ma qualche trucchetto fa si che lo spettacolo venga soltanto
arricchito da tutto ciò. Dal musical poi ho assorbito certi "tempi"
di narrazione, perché ritengo che soltanto queste siano le corrette
attualizzazioni che si possono recare ai copioni di operetta. Non è
la battuta cabarettistica che rende lo spettacolo attuale e divertente,
ma piuttosto è la maniera di trattare il materiale, di modernizzare
la sua messa in scena. Sono stanca di vedere spettacoli di operetta
"volgari", e sogno che arrivi al giorno in ci mi sia riconosciuto almeno
lo sforzo compiuto nel tentativo di salvare l'operetta dal baratro della
mediocrità assoluta in cui tante compagnie la trascinano!
Nadia Furlon
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