La Nuova Operetta di Nadia Furlon
presenta



ROSEMARIE
musica di Rudolf Friml e Herbert Stothart
libretto di Otto Harbach e Oscar Hammerstein

con
NADIA FURLON

regia di
Nadia Furlon



Jim Kenyon è un abile cacciatore senza scrupoli, pronto alle risse e agli imbrogli: si è così guadagnato l'appellativo di "Jim il selvaggio" ed è temuto da tutti i cercatori d'oro del Canada. Le donne sono pronte a cadere ai suoi piedi ma lui preferisce a tutte la bella cantante RoseMarie che si esibisce nel saloon "Lady Jane". La ragazza è corteggiata dal ricco Ed Hawley, che lei però disprezza. Contemporaneamente si snoda la vicenda che riguarda Herman detto "il terribile" ma dal cuore di marzapane e Jane la proprietaria del saloon. Il turpe Aquila Nera viene trovato morto e tutti credono che il colpevole sia Jim: l'unica cosa da fare in simili momenti è fuggire lontano. Jim dovrà lasciare per sempre RoseMarie! La ragazza, rimasta sola, deve accettare le attenzioni di Hawley e si avvia a sposarlo tra grandi preparativi, abbagliata dal lusso e dal fascino della grande metropoli che l'attende. Ma ben presto, con l'arrivo delle Giubbe Rosse si risolve felicemente tutta la vicenda. RoseMarie potrà sposare il suo Jim che naturalmente viene riconosciuto innocente, e i due potranno cantare finalmente insieme il "duetto d'amore indiano" che giustamente è riconosciuto quale uno dei brani musicali più preziosi di tutta la tradizione operettistica. RoseMarie è un'operetta che da molti anni non viene rappresentata: il motivo è da ricercarsi senza dubbio nelle difficoltà che sicuramente presenta una buona edizione di questo lavoro. Ci vuole un cast di cantanti, attori e ballerini particolarmente dotati, visto che in scena si richiedono a tutti doti versatili e grande comunicativa. L'orchestra poi deve saper spaziare dal repertorio tradizionale mittleuropeo alla nuova musica americana degli anni '30 e deve riuscire a ricreare i ritmi e le atmosfere cari ai cultori di una certa filmografia western di qualche anno addietro. Scene e costumi poi non possono non tener conto delle produzioni anche cinematografiche che hanno illustrato a lungo il periodo in cui si snoda tutta la nostra storia. Occorre quindi grande fantasia, ma anche grande cultura. Il rischio è di cadere nel kitch polveroso che spesso caratterizza gli spettacoli di alcune Compagnie di giro italiane, noi "La Nuova Operetta" promettiamo di aver fatto uno sforzo enorme, per garantire uno spettacolo di livello superiore. Ricordiamo ancora una volta che La Nuova Operetta ha un'orchestra di 18 elementi diretti dal maestro Simone Sarno, un corpo di ballo di 6 elementi, un coro (cantanti-attori) di 8 elementi e infine cantanti solisti, caratteristi e attori comici. L'organico conta quindi di quasi 50 persone e si avvale della partecipazione dell'attore Corrado Olmi; per questa edizione di "RoseMarie" la regia sarà della stessa Nadia Furlon che firma anche la Direzione Artistica della Compagnia.

L'operetta "Rosemarie" è di per se materiale molto divertente da trattare. La sola ambientazione riporta alla mente una grande fantasia di scene western della migliore filmografia americana, con i bagliori dei primi film in technicolor. Immersi nelle grandi vallate, ai piedi dei picchi canadesi ci troviamo in un piccolo saloon tutto di legno e si torna piccini giocando a indiani e cow boy con i nostri interpreti. E qui si presentano i protagonisti tipici delle storie da saloon: la cantante innanzitutto, RoseMarie, che per di più è di sangue misto e raccoglie in sé le malie di due caratteri così accattivanti. Ho voluto io che fosse anche mezza-indiana: un po' perché mi dispiaceva non poter avere questa caratterizzazione così affascinante, dato che oltretutto RoseMarie sono proprio io ad interpretarla con la giovane indiana che, come racconta la leggenda più volte citata nel corso dell'operetta, si era sacrificata in nome dell'amore perduto. E a fianco a Rose Marie non si poteva trovare che il cacciatore ribelle, ma innamorato, Jim e poi il pistolero sbruffone Herman il Terribile, e il Sergente Malone rubato alle cariche di chissà quante spedizioni contro gli indiani, e Wanda l'indiana gelosa, Jane l'energica proprietaria di saloon…. Mi sono permessa poi qualche libertà, creando qualche personaggio di contorno che anima ancor più la storia. Abbiamo ottenuto insomma tutta la popolazione che vive nella nostra fantasia western! E non potevo metterli in scena senza tener conto della mia anima di grande amante del cinema, senza tentare di rubacchiare da qualche pellicola qualche spunto anche solo per un abito, o per un atteggiamento da far adottare. Al resto ha pensaot la musica. La musica di questa operetta è quanto di più prezioso io abbia mai ascoltato in questo genere di spettacoli. È tanta e tutta bella, è utilizzata già dagli autori in maniera cinematografica, sottolinea le azioni più incisive e incanta con le sue armonie. Ogni personaggio ha un suo "jingle", mi si perdoni il termine pubblicitario, e entra e esce di scena accompagnato quasi sempre dalla sua musica, come fossimo in un film! E al momento giusto c'è la romanza! Che note! Che passaggi! Mi dispiace ma non posso descriverveli , dovete ascoltarli! Durante l'operetta poi non c'è la possibilità di stabilire un luogo fisso in cui ambientare il primo e il secondo atto. Le scene si susseguono e ad ognuna di esse corrisponde una diversa collocazione logistica. Dal saloon all'ampia vallata, dalla roccia da cui l'indiana lancia il suo canto d'amore all'accampamento indiano dove Wanda consuma i suoi tradimenti! Ho dovuto trovare quindi qualche espediente per aiutare il pubblico a seguirmi durante la narrazione dei fatti, e anche in questo caso ho "rubato" idee al cinema, inventando dei "primi piani" che in teatro sono possibili solo con un buon uso dei mezzi di illuminazione. I cambiamenti di scena poi sono necessariamente "a vista", ma qualche trucchetto fa si che lo spettacolo venga soltanto arricchito da tutto ciò. Dal musical poi ho assorbito certi "tempi" di narrazione, perché ritengo che soltanto queste siano le corrette attualizzazioni che si possono recare ai copioni di operetta. Non è la battuta cabarettistica che rende lo spettacolo attuale e divertente, ma piuttosto è la maniera di trattare il materiale, di modernizzare la sua messa in scena. Sono stanca di vedere spettacoli di operetta "volgari", e sogno che arrivi al giorno in ci mi sia riconosciuto almeno lo sforzo compiuto nel tentativo di salvare l'operetta dal baratro della mediocrità assoluta in cui tante compagnie la trascinano!
Nadia Furlon