|
L'autore
Nato nel 1933 a Leicester, Joe Orton si iscrisse nel 1951 alla Royal
Academy of Dramatic Art a Londra. Dopo un breve tirocinio d'attore intraprese
la carriera drammaturgica. Anticonformista spregiudicato e cinico beffeggiatore
delle istituzioni e della morale tradizionale, nel 1962 egli e il suo
convivente Kenneth Halliwell scontarono sei mesi di detenzione per aver
manomesso in chiave oscena le copertine di una settantina di volumi
di una biblioteca. Si rivelò alla critica nel 1964 con "Intrattenendo
il Signor Sloane" e nel 1966 con il "Malloppo". Nell'ultimo anno di
vita compose oltre a "Ciò che vide il maggiordomo" anche una sceneggiatura
per un film dei Beatles. Il 9 agosto 1967 venne assassinato da Halliwell
che subito dopo si suicidò.
L'opera
In "Ciò che vide il maggiordomo" Orton riprende temi ricorrenti della
nuova drammaturgia britannica (paura alienazione, omosessualità, violenza,
potere) con uno stile personale che trova nel dialogo paradossale e
arguto in parte influenzato da Wilde e dal teatro dell'assurdo un risultato
espressivo notevole supportato da una costruzione dell'azione brillante
e frenetica. L'azione si svolge interamente e in tempo reale nello studio
psichiatrico del dottor Prentice. Situazioni imbarazzanti, tentativi
di seduzione, scambi d'identità aggressioni e inseguimenti. In una folle
corsa fatta di litigi, diagnosi affrettate e nascondimenti tra corsie
e infermerie troviamo oltre al protagonista un apprendista segretaria
un po' troppo ingenua la moglie nevrotica e ninfomane del primario,
un allucinante e irreprensibile ispettore sanitario un giovane e maldestro
fattorino d'albergo, un poliziotto con dubbie capacità investigative.
La messa
in scena Precisione cronometrica, ritmo vertiginoso e aplomb anglosassone
irrorato da una frizzante vena latina soprattutto nel personaggio del
dottor Prentice, saranno le coordinate tra le quali si muoverà il progetto
registico dello spettacolo. La puntuale sottolineatura dei caratteri
e dei rapporti che legano i vari personaggi costituirà poi lo smalto
indispensabile all'allestimento. Un impianto degno del miglior teatro
comico sempre in bilico tra la battuta sarcastica e la sottile ironia
dove follia ed imprevedibilità dei protagonisti della situazione determinerà
la chiave di lettura di un'atmosfera decisamente grottesca.
|