Fama Fantasma
presenta



CIO' CHE VIDE IL MAGGIORDOMO
farsa in due tempi di Joe Orton

con
NINO CASTELNUOVO
GIORGIA TRASSELLI
ENZO GIRALDO
MARINO ZERBIN

regia di
Marco Vaccari


L'autore
Nato nel 1933 a Leicester, Joe Orton si iscrisse nel 1951 alla Royal Academy of Dramatic Art a Londra. Dopo un breve tirocinio d'attore intraprese la carriera drammaturgica. Anticonformista spregiudicato e cinico beffeggiatore delle istituzioni e della morale tradizionale, nel 1962 egli e il suo convivente Kenneth Halliwell scontarono sei mesi di detenzione per aver manomesso in chiave oscena le copertine di una settantina di volumi di una biblioteca. Si rivelò alla critica nel 1964 con "Intrattenendo il Signor Sloane" e nel 1966 con il "Malloppo". Nell'ultimo anno di vita compose oltre a "Ciò che vide il maggiordomo" anche una sceneggiatura per un film dei Beatles. Il 9 agosto 1967 venne assassinato da Halliwell che subito dopo si suicidò.

L'opera
In "Ciò che vide il maggiordomo" Orton riprende temi ricorrenti della nuova drammaturgia britannica (paura alienazione, omosessualità, violenza, potere) con uno stile personale che trova nel dialogo paradossale e arguto in parte influenzato da Wilde e dal teatro dell'assurdo un risultato espressivo notevole supportato da una costruzione dell'azione brillante e frenetica. L'azione si svolge interamente e in tempo reale nello studio psichiatrico del dottor Prentice. Situazioni imbarazzanti, tentativi di seduzione, scambi d'identità aggressioni e inseguimenti. In una folle corsa fatta di litigi, diagnosi affrettate e nascondimenti tra corsie e infermerie troviamo oltre al protagonista un apprendista segretaria un po' troppo ingenua la moglie nevrotica e ninfomane del primario, un allucinante e irreprensibile ispettore sanitario un giovane e maldestro fattorino d'albergo, un poliziotto con dubbie capacità investigative.

La messa
in scena Precisione cronometrica, ritmo vertiginoso e aplomb anglosassone irrorato da una frizzante vena latina soprattutto nel personaggio del dottor Prentice, saranno le coordinate tra le quali si muoverà il progetto registico dello spettacolo. La puntuale sottolineatura dei caratteri e dei rapporti che legano i vari personaggi costituirà poi lo smalto indispensabile all'allestimento. Un impianto degno del miglior teatro comico sempre in bilico tra la battuta sarcastica e la sottile ironia dove follia ed imprevedibilità dei protagonisti della situazione determinerà la chiave di lettura di un'atmosfera decisamente grottesca.