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Chicago, anni Venti. Un ricco commerciante di legname si presenta un
giorno in una biblioteca per prendere un libro in prestito. Il genere
non ha importanza: ciò che conta è la possibilità di acquistare, assieme
al libro, l'opinione che il giovane commesso ha su di esso. Così inizia
Nella giungla delle città, uno dei drammi più misteriosi e inquietanti
di Bertolt Brecht. Il ragazzo (che presenta molti tratti autobiografici
del giovane autore) rifiuta: vuole permettersi il lusso delle sue opinioni.
Il vecchio insiste, esprimendo la convinzione che con il denaro si possano
comprare anche opinioni, sogni, pensieri, sentimenti. In una dimensione
metafisica e stralunata si apre una lotta senza esclusione di colpi
tra due soggetti ai margini della società: anche se ricco e potente,
Shlink porta inciso nella memoria il dramma di una infanzia di immigrato
e il peso di una pelle diversa. Garga a sua volta ha a carico una intera
famiglia giunta nella grande metropoli solo da pochi anni dagli stati
del Sud. Per Shlink la lotta inizia con una paradossale donazione a
Garga di tutti i suoi averi. Garga se ne libera per inseguire un sogno
di libertà esotica a Tahiti che peraltro non si realizza, mentre il
germe della corruzione contamina e trascina al fondo tutta la sua famiglia.
Federico Tiezzi legge nel dramma giovanile di Brecht, il fascino di
una serie di situazioni umane dominate dall'ambiguità e dal mistero.
Qual è il vero motivo che spinge Shlink a provocare il giovane Garga?
Il gusto della lotta per la lotta? Il piacere perfido di verificare
il potere del denaro? Una profonda forma di innamoramento? Una oscura
volontà di ricreare le condizioni per potersi sentire di nuovo escluso
dalla società a cui con tanta fatica era giunto a integrarsi? Tra le
tante possibili letture di questo testo denso e visionario, una delle
più suggestive, ma che non esclude le altre, è quella di uno scontro
impietoso tra la giovinezza che si apre alla vita e il declinare dell'età
che si ribella al destino. Ricorre nei dialoghi il ricordo della foresta
originaria, da cui viene l'umanità, là dove le leggi della sopravvivenza
erano così crudeli da risultare più pure di quelle della concorrenza
regolala del mondo capitalistico. Non a caso, Shlink, che viene dalla
foresta, si è arricchito e ha acquisito un ruolo sociale commerciando
in legname. Accanto a Shlink e a George Garga, Brecht delinea alcuni
caratteri femminili indimenticabili: Mae, la madre dura e inflessibile
che suscita i sensi di colpa di George e che abbandona tetto e famiglia
disgustata dall'incomprensibilità dei rapporti tra gli uomini; Mane,
la sorella che, innamoratasi di Shlink, viene da questo spinta sulla
via della prostituzione; Jane, la fidanzata, sposata da Garga per vendetta
contro il possibile attaccamento morboso di Shlink nei suoi confronti
e schiacciata dalla solitudine cui la costringe la condanna a tre anni
di carcere che Shlink riesce a far infliggere a George. Attorno a queste
figure, si assiepa una folla di caratteri minori, delineati con tratto
grottesco e marcatamente espressionista, ma anche memori della tradizione
della commedia dell'arte. In questo testo il giovane Brecht ha lasciato
anche memoria di quelli che erano i suoi gusti e le sue passioni letterarie
e artistiche negli anni della formazione: il nome di Arthur Rimbaud
è la presenza più forte; che si porta dietro il fascino di una giovinezza
sregolata e geniale, l'idea del dono poetico come di una missione dolorosa
e di sofferenza quasi eristica, infine l'immagine inquietante e simbolica
della fuga dall'Occidente. L'amore per la pittura di Gauguin porta Brecht
a spostare il luogo della fuga dalle regioni arabo-africane di Rimbaud
alla Tahiti della Polinesia francese dove a Noa Noa Gauguin si era rifugiato
a riscoprire una autenticità perduta. Federico Tiezzi firma traduzione,
drammaturgia e regia. Scene e costumi sono di Pasquale Grossi. Mario
Schifano ha fornito i bozzetti per i fondali e i siparietti e Francesca
della Monica e Roberto Secchi hanno curato la parte musicale. Gli interpreti
sono: Sandro Lombardi, Roberto Trifirò, Dorotea Aslanidis, Massimo Verdastro,
Gianluigi Fogacci, Marta Richeldi, Emanuela Villagrossi, Bruno Viola,
Roberto Secchi, Annibale Pavone, Ken Ponzio. Lo spettacolo è prodotto
da: Teatro di Messina, Compagnia Teatrale i Magazzini e Teatro Stabile
dell'Umbria.
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