Compagnia Teatrale i Magazzini
presenta



CLEOPATRAS
di Giovanni Testori

con
SANDRO LOMBARDI

regia di
Federico Tiezzi

adattamenti musicali di Giancarlo Cardini


In un teatrino di Lasnigo, cittadina brianzola legata strettamente alla propria vicenda biografica, Giovanni Testori ambienta un attore che intona il pianto funebre di Cleopatra sul cadavere di Antonio. Seduta su un trono di stile "egizian-canturiese", come recita la didascalia, la regina inizia il suo lamento rievocando l'erotica sensualità di Antonio, e gli intensi profumi del suo corpo, sudori e orine compresi. Così inizia Cleopatràs, il primo dei Tre lai pubblicati postumi nel 1994. Si tratta di tre lamenti di morte che altrettante figure femminili - Cleopatra e poi Erodiade (Erodiàs) e la Madonna (Mater Strangoscias) - rivolgono al loro amato. In questa dimensione estrema di congedo, in questo ultimo porsi di fronte alle domande fondamentali sul proprio destino ultimo, sorprendentemente i Tre lai innalzano un canto sfrenato per la vita. In particolare, Cleopatràs tocca tutti i tasti del rimpianto per la perduta ricchezza della vitalità. Perché sono proprio gli elementi più concreti della vita ad ossessionare la mente allucinata della morente: i cibi, le bevande, le vesti, le canzoni, le vacanze... E l'attaccamento alla propria terra, a quel regno d'Egitto che nella riscrittura testoriana diventa uno spicchio di Lombardia, tra Como e Lecco, tra i due rami del Lago.... Il nucleo centrale del monologo diventa un percorso nel tempo e nello spazio, dove attraverso una serie di tappe nei luoghi d'infanzia, si compie un viaggio nella memoria alla ricerca di un tempo perduto. Ecco allora le feste di Natale, col panettone e i torroni sull'albero; ecco i bagni al lago dove Antonio fa il surf; ecco la filanda dei genitori; ecco tutti gli amati; ecco le bestie, i fiori e i frutti della terra; ecco le canzoni, le arie d'opera, i monti, i tramonti e i cirri celestrini... Dante e Shakespeare si trovano così affiancati da ricordi operistici e melodrammatici, ma anche della rivista e dell'avanspettacolo, del cinema e perfino della televisione. Solo in scena, l'attore incarna senza alcun travestimento il vaniloquio delirante e disperato della regina morente. E accanto a questa dimensione tragica sopravvive quella sbracata e guitta dell'avanspettacolo, evocalo dalla presenza di un pianista (Giancarlo Cardini) che rielabora tutti gli spunti melodrammatici, canzonettistici, rivistaioli, cinematografici e televisivi citati da Testori. Lo spettacolo, presentato per la prima volta al Ravenna Festival nel luglio 1996, è stato accolto ovunque con entusiasmo e commozione.