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In un teatrino di Lasnigo, cittadina brianzola legata strettamente alla
propria vicenda biografica, Giovanni Testori ambienta un attore che
intona il pianto funebre di Cleopatra sul cadavere di Antonio. Seduta
su un trono di stile "egizian-canturiese", come recita la didascalia,
la regina inizia il suo lamento rievocando l'erotica sensualità di Antonio,
e gli intensi profumi del suo corpo, sudori e orine compresi. Così inizia
Cleopatràs, il primo dei Tre lai pubblicati postumi nel 1994. Si tratta
di tre lamenti di morte che altrettante figure femminili - Cleopatra
e poi Erodiade (Erodiàs) e la Madonna (Mater Strangoscias) - rivolgono
al loro amato. In questa dimensione estrema di congedo, in questo ultimo
porsi di fronte alle domande fondamentali sul proprio destino ultimo,
sorprendentemente i Tre lai innalzano un canto sfrenato per la vita.
In particolare, Cleopatràs tocca tutti i tasti del rimpianto per la
perduta ricchezza della vitalità. Perché sono proprio gli elementi più
concreti della vita ad ossessionare la mente allucinata della morente:
i cibi, le bevande, le vesti, le canzoni, le vacanze... E l'attaccamento
alla propria terra, a quel regno d'Egitto che nella riscrittura testoriana
diventa uno spicchio di Lombardia, tra Como e Lecco, tra i due rami
del Lago.... Il nucleo centrale del monologo diventa un percorso nel
tempo e nello spazio, dove attraverso una serie di tappe nei luoghi
d'infanzia, si compie un viaggio nella memoria alla ricerca di un tempo
perduto. Ecco allora le feste di Natale, col panettone e i torroni sull'albero;
ecco i bagni al lago dove Antonio fa il surf; ecco la filanda dei genitori;
ecco tutti gli amati; ecco le bestie, i fiori e i frutti della terra;
ecco le canzoni, le arie d'opera, i monti, i tramonti e i cirri celestrini...
Dante e Shakespeare si trovano così affiancati da ricordi operistici
e melodrammatici, ma anche della rivista e dell'avanspettacolo, del
cinema e perfino della televisione. Solo in scena, l'attore incarna
senza alcun travestimento il vaniloquio delirante e disperato della
regina morente. E accanto a questa dimensione tragica sopravvive quella
sbracata e guitta dell'avanspettacolo, evocalo dalla presenza di un
pianista (Giancarlo Cardini) che rielabora tutti gli spunti melodrammatici,
canzonettistici, rivistaioli, cinematografici e televisivi citati da
Testori. Lo spettacolo, presentato per la prima volta al Ravenna Festival
nel luglio 1996, è stato accolto ovunque con entusiasmo e commozione.
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