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Un uomo è solo. Vende rose. La sera nei locali. E' straniero. Eppure
ama la lingua del paese dove è straniero. L'ha studiato in Iraq all'università.
Ma ora non sa che farsene di quella lingua. La lingua che sente parlare
non è quella che ha studiato e immaginato: è zoppa, imbestialita. E
così pure è la società in cui è venuto a vivere: zoppa, imbestialita.
E la colpa è sua. Si sente ripetere. Sua. E lui ci crede, alla fine.
Lui l'extracomunitario, lo straniero che vende rose, è Dreck (come dice
il titolo) sporcizia, merda, qualcosa che fa schifo, che insozza e va
lavato via, eliminato, ucciso. Una lancinante e lucida accusa, questa
di Robert Schneider. Un monologo in cui viene svelata una dinamica scarsamente
indagata quando si parla di stranieri e diversi: quello di una società,
che invece di accusare se stessa non esita ad attribuire agli altri
- a quelli che non le appartengono - la colpa della propria decadenza.
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