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Il nord inteso come luogo immaginario dove la produttivitā e la necessitā
di lavoro diventano sinonimo di vita e viceversa. Otto personaggi ruotano
intorno al tema del lavoro inteso come affaticamento, nevrosi, ossessione
sociale e culturale sino ad arrivare all'identificazione dell'essere
per lavorare e lavorare per essere. Antonio Albanese e i suoi multipli,
porta in scena Perego, industriale self made man, produttore di eternit.
Il Professore, un docente con sindrome da esami che boccia il suo primo
allievo dopo quindici anni. Lo Scultore di Fumo, artista incompreso
che sfoga la sua vena artistica disegnando nell'aria rarefatte figure
immaginifiche. Il
Capo-Officina, operaio simbolo dell'alienazione da fabbrica, che stringe
relazioni solo con le macchine sulle quali lavora.
Il Capoturno, fan della pulp-culture che descrive la provincia italiana
popolata da persone agli estremi dell'immaginabile.
L'Uomo che non sa che lavoro fa, una sorta di consulente globale fully
optional e iperattivo, milantatore di false professioni. Unico superstite
del repertorio di Albanese č Alex Drastico ex teorico del lavoro, che
si ripresenta nei panni di imprenditore come titolare di una palestra.
Sono personaggi che
sembrano uscire dallo stesso labirinto, vittime dell'arte dello sgobbare,
parenti o forse conoscenti, comunque maschere paradossali, surreali
e comiche di una realtā di fine secolo. Si muovono in un'ambientazione
industriale esasperata dal suono del lavorio delle macchine, strumenti
che si uniscono alle musiche eseguite dal vivo dal percussionista Piero
Guerrera e dal sassofonista Massimo Cavallaro. L'epilogo č affidato
ad Antonio Albanese che sveste i panni di personaggio per trasformarsi
in narratore poetico di una storia dai contorni romantici che ridimensiona
i ritmi all'interno di un paesaggio di lamiere.
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