|
Il Giornale, 23 Marzo
1990
successo di Grazia Scuccimarra, autentica mattatrice al Genovese.
Gli Anni '60 raccontati con ironia e buon gusto.
Leopardi e Peppino
di Capri: i due incubi delle ragazze degli anni Sessanta. Leopardi,
per via di quel "Silvia rimembri ancora" imparato contro voglia a memoria.
Peppino di Capri a causa di quella canzone secondo la quale solo "'n
tu suonno" il baciare non è peccato. Bastano queste citazioni, forse,
a dire il tono delle due ore di conversazione di Grazia Scuccimarra,
una gentile e spiritosa signora romana dai capelli appena grigi che
rievoca in chiave ironica e pungente le vicende delle giovani d'una
generazione ancora vicine nella memoria anche se sembra lontanissima
per i mutamenti che nel frattempo sono avvenutI. Grazia Scuccimarra
monologa con intelligenza, situando il suo "recital" a mezza via tra
la commedia di costume e un exploit di teatro di cabaret. Uscendo da
un baule bianco racconta come fosse malinconico abbigliarsi in negozi
che avevano per insegna "La madre di famiglia" e rivendica alle presessantottine
l'invenzione del "casual" in quanto era davvero "casual", allora, che
una ragazza potesse indossare un abito decente. Centrato sul privato,
il copione di "Noi, ragazze degli anni Sessanta" è arguto, gradevole
e ha il pregio - raro in questi tempi - di rifuggire dalle volgarità
e dalle contestazioni banali di un presente quasi sempre ripudiato a
favore del passato. Qui è invece il passato ad essere preso di mira
e l'autrice - attrice - regista (brava in ciascuno dei tre ruoli) dimostra
come il mestiere di vivere fosse e buffo e difficile per gli adolescenti
di trenta o vent'anni fa forse più di quanto non lo sia per i ragazzi
d'oggi. Molti personaggi (soprattutto della musica leggera) emergono
dalla "causerie" della Scuccimarra, ma più che sui nomi la satira è
puntata su atteggiamenti, stati d'animo, modi di essere: divertente,
ad esempio, il capitoletto dedicato alle donne incapricciate oggi dalle
grandi firme dopo aver portato per anni foulards "stile mal di denti".
È spassoso e un po' crudele, nello stesso tempo, il ricordo di un Sessantotto
evocato, nella nostalgia e nella rabbia, a scapito di un bambino incolpevolmente
affamato. I due tempi filano via veloci e senza intoppi nonostante la
loro struttura volutamente un po' demodé. Molti applausi hanno salutato
la simpatica mattatrice della serata che ha espresso calorosamente la
sua gratitudine, a fine spettacolo, per la cordialità con la quale è
stata accolta dal pubblico del Politeama Genovese.
Darlo G. Martini
La Stampa
La Scuccimarra ci racconta le ragazze degli Anni 60
Torino - II gioco
è semplice. Percorriamo a ritroso il cunicolo degli anni e con la malinconia,
i disincanti, i rimorsi di oggi andiamo a riscoprire un'età ancor nostra,
anche se lontana, lasciamoci cadere come dentro una botola, nel tumulto
di una generazione memorabile soprattutto per i suoi imbarazzanti candori
e vediamo un po' cosa succede. Succede che il viaggio esplorativo può
diventare un'occasione di sentimentalismo o una formidabile alluvione
di acido solforico. Dipende dal viaggiatore e dalle sue attitudini.
Con Grazia Scuccimarra, che approda per la prima volta a Torino, nella
sala Valentino del Nuovo, autrice, regista e unica interprete di Noi,
le ragazze degli Anni 60, il rischio dei cedimenti nostalgici è pressoché
nullo. Questa attrice vitale e asprigna, che ha assunto la satira di
costume a banco di prova del suo far teatro, ha una straordinaria attitudine
alla sconsacrazione. Ci avverte subito dove andrà a parare. Non ci offrirà
un revival, dice, ma un "remortual", poiché quel decennio non aveva
nulla di trascinante, viveva di piccole paralisi che nascevano dal verbo
quotidiano "io mi pento, tu ti vergogni...". Tuttavia il suo "de profundis"
ha la forza dirompente di un temporale e la ruvidezza ilare della farsa.
Eccola, la ragazza degli Anni 60, colta allo schiudersi dell'adolescenza,
nei suoi rapporti con i mutamenti del corpo, con le amiche e con lo
studio, alle prese con la moda impossibile delle gonne a palloncino
e dei capelli a carciofo, con cosmetici da masochista, con l'amore.
Già, l'amore, più sognato che vissuto sulle languidezze canore di Peppino
Di Capri e delle sue rassicuranti affermazioni: "Si me suonne... nun
è peccato". Quell'amore che diventava una sorta di agone sportivo: lei
disperatamente difensiva, con i gomiti ostinatamente puntati contro
lo sterno, la spalla o la gola di un "lui" non meno ostinatamente all'attacco.
Ma era un duello formale, che mascherava le reali e legittime pulsioni
di lei. Dice la Scuccimarra: anche le ragazze degli Anni 60 erano sottomesse
all'impero dei sensi: senso del pudore, senso di colpa, che tenevano
lontani i ragazzi e fortificavano le nevrosi. Evidentemente il '68,
per questa ragazza disordinatamente in cerca di se stessa, è una rivoluzione
ancora troppo lontana, non tanto nel tempo quanto dalla mente. Nelle
due ore di spettacolo, salutate alla fine da una vera ovazione, la Scuccimarra
racconta piccole storie di vita quotidiana rigorosamente al femminile.
Nel suo straordinario flusso fabulatorio non si concede una pausa, come
se avesse paura del vuoto o del silenzio; descrive situazioni, tic,
debolezze, inganni e fremiti di una generazione con l'esattezza del
reperto storico e soprattutto con i lampi di un'ironia crudele che,
una volta tanto, lascia fuori il maschio. Grazie. Noi ragazzi degli
Anni 60 avremmo fatto una figura forse peggiore.
o.g.
Brescia Oggi
.... Il Funny
Festival ha consacrato il "mostro" della derisione. E' Grazia Scuccimarra,
sicura e padrona di sé: graffiante come una tigre; demolitrice come
una ruspa; pungente come un'amante tradita; appassionata come un'innamorata.
Ecco l'immagine di Grazia Scuccimarra, aggressiva pure nel timbro della
voce, nello sguardo, nell'espressione del volto. Ha lasciato a Boario
Terme un segno, soprattutto fra i giovani, che amano la satira ben fatta,
che apprezzano gli anti-personaggi come lei. Potrebbe sembrare che ci
provi gusto la Scuccimarra ad affondare le unghie affilate dell'ironia
nel cuore dei suoi personaggi. Invece, ripete con insistenza che lei
li ama. E' un innamoramento che travolge attrice e "pazienti", per sdrammatizzare
la vita e ridere a crepapelle delle situazioni che ci vedono coinvolti
anche in prima persona.
Gazzetta del Sud
... .. Dissacra
, graffia, punge e schernisce. E' quel che fa Grazia Scuccimarra nei
suoi spettacoli che il pubblico ha dimostrato di apprezzare incondizionatamente:
proprio per questo suo particolarissimo spirito di osservazione la Scuccimarra
è stata giudicata un "fenomeno", perché riesce a concentrare l'attenzione
degli spettatori con lavori che provocano nel pubblico un susseguirsi
continuo di risate ed applausi. ..... La Scuccimarra ha la capacità
di suscitare ilarità con testi di fine satira..... "Anti-personaggio"
per eccellenza, in dieci anni di carriera ha messo a punto - per paradosso
- il più efficace di personaggi possibili, prendendo di mira incongruenze,
paranoie e smarrimenti, proiettati tutti insieme oltre le sbarre del
vivere quotidiano. Ma più che un personaggio, forse, quello che la Scuccimarra
mette in scena nei suoi spettacoli è una formula scaramantica contro
l'alienazione, un concentrato di "esorcismi contro la frustrazione",
nel tentativo di ridere di situazioni in cui siamo noi stessi coinvolti.
La Repubblica
.....C'è in Grazia
Scuccimarra qualcosa di popolare e liberatorio, che si prende licenza
di violare il finto benessere, il teleconsenso, le emancipazioni irrazionali,
i riflussi che stentano i movimenti del '60 e del 70. Lo spettacolo
viaggia come un treno, non concede tregue, macina personaggio dopo personaggio,
con slancio implacabile.....
Il Messaggero
Un copione così
zeppo di contenuto, diluito in centoventi minuti di parole messe assieme
con ironia e con gusto, prive di banalità e senza mai cedere alla volgarità.
Soprattutto, vivaddio, un copione dal quale balzano fuori cose divertenti
e intelligenti.... Le due ore sono filate lisce senza scosse e la Scuccimarra,
con una professionalità oggi tanto rara sui palcoscenici del teatro
cosiddetto "leggero", ha snocciolato all'affollata platea un testo appetitoso
e allettante....
Il Tempo
.....Dopo una
serie di successi ormai consacrati, dopo essere stata definita "fenomeno
teatrale", con la indiscussa carica di simpatia e comunicatività che
possiede..... la Scuccimarra ha già raggiunto come autrice e come attrice,
oltre che come regista e musicista, la maturità.....
Il Corriere della Sera
La gente ride
e si diverte, funzionano le battute e le metafore.....c'è la vitalità
e l'energia della Scuccimarra, che riesce ad essere coinvolgente, appassionata
e impegnata allo spasimo meritando applausi molto calorosi...
Il Mattino
..... Con molta
bravura, senza mai stancare, Grazia Scuccimarra ci accompagna in questo
viaggio attraverso il tempo ed al finale, quasi a conclusione di un
percorso circolare, ritorna la nostalgia di un "tempo delle mele" forse
mai vissuto .....
L'Unità
.... Le signore
in sala si sentono a casa di un'amica a ricordare cose di gioventù,
le più giovani a ridere del "pericolo" scampato. E gli uomini? Ridono,
sghignazzano, rinfrancati: finalmente uno spettacolo sulle donne (di
una donna) che non se la prende con il maschio...
Avvenire
.....Si direbbe
che l'inventiva della Scuccimarra ha qui una marcia in più del passato
ed è più raffinata l'articolazione dialettica.... ce n'è per tutti in
questa satira sottile e mai snodata.... Più che una morale c'è un interrogativo
sotteso: è una donna cambiata questa che tocca l'anno duemila? La risposta,
fra le risate, è difficile ma la domanda si insinua e da quel sapore
amarognolo che fa di Grazia Scuccimarra uno dei talenti migliori nella
commedia
L'Umanità
..... Con incredibile
verve e assoluto dominio del palcoscenico Grazia Scuccimarra galvanizza
il pubblico per due ore di fila, suscitando continue risate. La sua
comicità scaturisce infatti da ingredienti ben precisi: la capacità
di ridere innanzitutto su se stessa, di essere vera, autentica, di rendere
grottesco ed enfatico il lato banale del quotidiano..... Con aria tragicomica,
divertita e divertente, l'attrice ci offre una satira sociale e di costume
arricchita da una spiccata carica interpretativa, da un rapporto col
pubblico sempre intenso ed immediato .....
Paese Sera
..... Anche questa
volta la Scuccimarra dimostra di avere lavorato a fondo, di trascurare
le banalità e le battute facili e di puntare, sia pure in forma garbata
e ironica, alla stimolazione cerebrale.... Un tema ampio e a molte facce
che l'autrice-attrice affronta con piglio e capacità umoristiche notevoli.....
|