|
La Stampa, Sabato 2 Luglio 1994
Asti Teatro: il monologo dal libro della Covito.
La bruttina è stagionata ma seduce per meraviglia.
Dice: "Non era
male il romanzo. Forse un po' troppo leggero, ma divertente". Dice:
"Non è male lo spettacolo. Forse un po' troppo leggero, ma divertente".
Se mai si desiderasse una speculante assoluta tra matrice letteraria
e derivazione teatrale, eccoci serviti. "La bruttina stagionata" di
Carmen Covito, felicemente approdata alla sala Pastrone nella riduzione
di Ira Rubini, con la regia di Franca Valeri e l'interpretazione di
Gabriella Franchini, è un esempio perfetto di partenogenesi, ossia di
un corpo che riproduce naturalmente se stesso. Il passaggio dalla pagina
alla scena è ormai prassi corrente, un segno dei tempi, come lo è la
forma del monologo, che non risparmia neppure la "Bruttina". Ma i risultati
sono divertenti. Lo spettacolo prodotto dal Franco Parenti è spiritoso,
ironico, a tratti sarcastico. Come sanno i lettori del romanzo, racconta
le avventure di Marilina, una quintessenza di bruttina che conquista
gradualmente le gioie del sesso. Marilina scrive tesi di laurea a pagamento.
Ha una madre che colloquia col marito defunto, un'amica che coltiva
l'hobby dell'invidia e della seduzione adolescenziale. Lei stessa, vinta
da solitudine, risponde a un annuncio per cuori solitari e si ritrova
a mantenere un ragazzetto di miti pretese; diventa l'amante del proprio
datore di lavoro: amante settimanale, con incontri limitati al sabato
pomeriggio, quando la moglie del gentiluomo va al supermercato. Un giorno
Marilina incontra il giovanotto per il quale ha scritto una tesi sui
gelati. Con lui scopre il brivido di un rapporto a tre (il terzo è il
commesso di un eros center, dove la bruttina ha comprato un elaboratissimo
vibratore). E' una rivelazione. Da questo momento Marilina scopre di
far l'amore "non per amore, ma per meraviglia". E' bravissima Gabriella
Franchini nell'incarnare la vita sciupata, opaca e infine folgorata
di Marilina. Da principio la sua interpretazione sembra ricalcata sullo
stile della Valeri, ma poi (sarà la forza del destino) procede con stile
proprio, lasciando alla regista il merito di un disegno scenico veloce,
perfettamente scandito in sequenze, privo di sbavature. Risultato: molte
risate e applausi insistenti.
Osvaldo Guerrieri
Avvenire, Sabato 2 Luglio 1994
Ad Asti piace il testo di Carmen Covito.
Bruttine stagionate Franca Valeri vi riscatta.
Asti - Che cosa
ha spinto Franca Valeri a portare in scena, qui ad Astiteatro, questa
"Bruttina stagionata", riduzione teatrale del romanzo di Carmen Covito?
Forse il fatto che la Marilina protagonista del racconto ha molti tratti
in comune con quella galleria di donne sciocchine, vane e vogliose di
sesso, oziose o frenetiche, uscite dalla sua fantasia e portate in palcoscenico
con una verve gradevolissima. Donne loquaci, piccole borghesi e no,
talora un tantino surreali come la lontana signorina Snob, come Cesira
la manicure in odore di signorilità, come la Picci mai dimenticata,
come tante altre ancora, amene e amenissime che il pubblico ha incontrato
in oltre un quarantennio. Bestseller dell'estate scorsa, oltre centomila
copie vendute, romanzo di lettura facile per la sua scrittura poco letteraria
e nella quale si mandava all'aria ogni castigatezza, "La bruttina stagionata"
punta le sue abbaglianti luci grottesche sulla figura di una banalissima
"single" in cerca di se stessa. Marilina appunto, mezzo intellettuale
e donna dai forti anche se repressi appetiti sessuali, che si porta
dentro il fantasma della bruttezza. Nella ripetitività di giorni che
trascorrono senza colore nel redigere al servizio dell'agenzia "felici
e laureati" tesi su commissione (la più remunerata quella dal titolo
"Algida musa: rinfreschi e sorbetti nella poesia italiana dalle origini
a Leopardi") gli sforzi maggiori, madre invadente permettendo, li riserva
al tentativo di rimediare in tutte le maniere a quel vuoto sentimentale
che dentro di lei si va facendo giorno dietro giorno ormai cronico.
Tutto sempre tremendamente eguale; se non fosse che nel corso di una
torrida estate milanese, sconsolatamente vissuta tra squallidi casermoni
di periferia e noiosi viaggi in bus e metropolitana, a Marilina, quasi
all'improvviso, non succedesse l'occasione di dare uno scossone alla
sua "tranquilla infelicità". È la metamorfosi. La bruttina si trasforma
in vamp, o quasi. La donnetta dalla bellezza scadente, come dice Lucrezio
nel "De Rerum Natura" diventa appetibile per gli uomini. Nell'adattamento
di Ira Rubini, capace di spegnere molte delle volgarità che appaiono
nel romanzo, il personaggio di Marilina viene a respirare molto bene
nel suo paludamento grottesco. E la Valeri con il suo vecchio e sapiente
mestiere rifinisce il ritratto a colpi di un umorismo pungente e un'ironia
che nulla risparmia. Farsi garante dell'operazione, con piglio e sicurezza,
è Gabriella Franchini. La ricordate? Era una delle televisive "Sister".
Sulla ribalta, stretta fra una scrivania, un divano e una finta libreria,
restituisce una Marilina con una comicità fredda e calibrata che si
modella su certe interpretazioni della sua famosa insegnante regista.
Tanto da credere, a tratti, che sulla scena sia proprio lei Franca Valeri.
A ricevere i tanti applausi finali alla Sala Pastrone, elegante ed afosissima,
del teatro Alfieri, mancava solo lei, l'ex signorina Snob consegnata
a letto per una brutta influenza.
Domenico Rigotti
Il Giorno, Mercoledì
28 Settembre 1994
Questa bruttina è un pò stagionata ma ha fascino.
Milano - "La
bruttina stagionata" è un romanzo di successo premiato nel 1993 con
il Bancarella. L'autrice ha saputo affrontare con ironica comicità il
tema della solitudine sentimentale e sessuale di una single di scarse
attrattive fisiche. Quante lettrici complessate si siano riconosciute
nel personaggio di Marilina Labruna - nata a Gratosoglio, afflitta da
una madre plagiata da una veggente, redattrice di tesi di laurea per
ragioni alimentari e vagante come Alice nel paese delle meraviglie di
un eros negato - è difficile dire: sarebbe oltre a tutto scortese arguire
che fra le divoratrici di romanzi ci siano tante bruttine stagionate.
Fatto sta che il romanzo è diventato un piccolo best seller e che ad
Asti teatro questa arguta, scorrevole versione scenica ha avuto dei
tutto esaurito. Lieto successo anche nel teatrino costruito all'uopo
nel foyer del Parenti: Applausi ad ogni fine scena per la Franchini
(che ha come "spalla" la voce off della Valeri nel ruolo della madre
svampita) e alla fine gran festa alle quattro firmatarie dello spettacolo:
oltre all'interprete, l'autrice, la riduttrice e la regista. Esile,
come si conviene al genere, la trama: fra abbandoni rassegnati ad uno
spiantato gigolò che però poi s'innamora sul serio e patetici tentativi
di neutralizzare le mattane della madre, fra una mattinata alla Biblioteca
Ambrosiana e un "colpo di vita" ad un festino gay, la Marilina scrive
per un rampante brianzolo una tesi di laurea sull'influenza dell'Algida
Musa, ossia sulla presenza di sorbetti e gelati in letteratura, che
diventa una pubblicazione ad alta tiratura per un'industria gelatiera.
Di qui qualche sogno di benessere, mazzi di rose gialle, galanterie
a triangolo ed altre microavventure vissute e raccontate da Marilina
senza inibizioni, anzi con accensioni erotico-sessuali a compenso dell'avarizia
di madre natura nei suoi confronti. Gabriella Franchini - che ci aveva
già divertito accanto ad Anna Galiena in "La vita è un canyon" di Augusto
Bianchi Rizzi - non ha il phisique du role, nel senso che non è ne bruttina
ne stagionata. Ma gli stupori dei suoi occhioni di bambola dimenticata
in un armadio, una espressività abilmente maldestra, certe spiritose
invenzioni nel gestire e la colloquialità di una parlata lombarda spesso
e volentieri ricalcata sulla phonè della Signorina Snob (tanto che si
può parlare di complicità simbiotica fra interprete e regista) sanno
tornire il personaggio; e l'allegra pirotecnia del testo, il grottesco
di certe situazioni (l'acquisto di un vibratore dernier cri in un pornoshop;
uno sventato agguato omicida; l'ardimentosa sottrazione di uno studente
precocemente virile all'amica professoressa) concorrono - con appena
qualche eccesso nel linguaggio osé - al successo della serata.
Ugo Ronfani
Il Giornale, Mercoledì 28 Settembre 1994
Al Franco Parenti di Milano la riduzione teatrale dal libro della Covito.
"Bruttina stagionata" ma coi fiocchi.
Piace la regia di Franca Valeri che accentua il tono ironico della pièce.
Non era facile
estrapolare dalla pagina la protagonista di "La bruttina stagionata"
obbligandola a sciogliere i grumi della sua complessa personalità nel
libero spazio di un palcoscenico. Al successo della temeraria operazione
hanno contribuito con pari merito tre apporti femminili, a cominciare
dalla riduzione teatrale del fortunato romanzo di Carmen Covito ad opera
di Ira Rubini e dalla mediazione registica di Franca Valeri fino all'interpretazione
applauditissima di Gabriella Franchini. La Rubini ha operato accortamente
sul tessuto narrativo senza stravolgerlo, riuscendo a ricavarne una
serie di "schetches" in costante altalena tra paradosso esilarante e
riflessione agra. La regia della Valeri ha ulteriormente accentuato
il collante ironico delle romanzate vicende suggerendo all'interprete
toni, inflessioni, pause, ammicchi tipici dell'indimenticata "Signorina
Snob", sicché in molti momenti la Franchini è sembrata rifare il verso
a Franca, specie laddove la battuta in milanese arioso dava legittimità
all'ambientazione della vicenda in un bilocale del Gratosoglio. Tenuto
a battesimo in giugno al festival di Asti, il racconto-confessione della
"single" cui madre natura non è stata generosa di grazie muliebri ha
iniziato ora dal "Franco Parenti" di Milano, una tournée cui è facile
pronosticare lo stesso franco successo decretatogli dal divertito pubblico
milanese. Lo scavo psicologico operato dalla Valeri sull'originale letterario
ha consentito alla Franchini di assimilare appieno le pulsioni contraddittorie
del personaggio, così da permetterle di tratteggiare una Marilina forse
più simpatica in scena che sulla pagina, specie nella prima riuscitissima
parte, quando la bruttina quarantenne è ancora ossessionata dai balletti
indomabili, dalle testimonianze impietose dello specchio, dai quotidiani
paragoni frustranti. Ma poi qualcosa scatta nella psicosi perdente dell'insignificante
ragazza che per campare scrive tesi di laurea per studenti sfaticati
o impreparati: e la Franchini è anche qui bravissima a far trasparire
la capacità di accettarsi della resipiscente che, scioltasi dai lacci
dell'autopietismo, brucia le tappe della liberazione sessuale prima
ancora che sentimentale. Talune insistenze "hard" che nel romanzo della
Covito risultano fastidiose, ancorché palesemente provocatorie, trovano
sulla scena sfumature più accorte, con la Franchini bravamente impegnata
ad accentuare il ridicolo della visita di Marilina al porno-shop, della
sua esperienza multipla nel retro di un "night", dell'imprevisto ritorno
del simpatico, ancorché perennemente in bolletta. Berto, che tra le
lagrime le confessa di amarla. E conviene credergli, per gustare meglio,
con il vagheggiato "happy end", la tavola moderna che da un paio d'anni
furoreggia in libreria.
Gastone Geron
Corriere della Sera, Domenica 2 Ottobre 1994
La bruttina è simpatica e intelligente.
A Marilina, "La
bruttina stagionata", protagonista dell'omonimo fortunato romanzo di
Carmen Covito, il palcoscenico dona. Lo si è visto al debutto al Festival
Asti Teatro. Le dona perché evidenzia e vivifica il lato autoironico
del suo racconto-confessione, ma soprattutto perché accentua il carattere
rassicurante e tranquillizzante della sua liberazione, del suo trasformarsi,
una volta accettata la donna che c'è in lei, da perdente in potenziale
vincente, da bruco peloso in farfalla, alimentando, così, le speranze
delle bruttine di tutto il Paese. Tra le mani di Ira Rubini, che ha
curato l'adattamento, dell'attrice Gabriella Franchini e soprattutto
della regista Franca Valeri, Marilina racconta con gradevole scioltezza
la sua storia di donna dall'aspetto insignificante, piccola, intelligente,
di professione scrittrice di tesi per anonimi studenti e quindi topo
di biblioteca per conto terzi. Il monologo, ora al "Franco Parenti",
sembra come del resto il romanzo, essere composto da due parti, la prima,
la più gradevolmente vivace, nella quale molto efficacemente si tratteggia
la personalità di Marilina. e la seconda, la più scontata e ripetitiva,
nella quale la sua "liberazione" si materializza in una serie di incontri
erotico-sessuali, per sfociare in un possibile futuro rapporto d'amore,
e in una più certa consapevolezza di sé. Franca Valeri ha guidato con
molta intelligenza e abilità Gabriella Franchini, ha scavato tra le
parole, vi ha giocato da maestra qual è, rafforzando il personaggio
con una buona dose d'autoironia, col risultato di renderlo molto simpatico
e di stabilire una forte complicità con la platea. Gabriella Franchini
asseconda con molto senso della misura e buona verve il disegno registico
e fa di Maritino una simpatica amica con la quale passare una serata
tranquillizzante e gradevole.
Magda Poli
|