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Il Resto del Carlino,
Domenica 16 Luglio 1995
Riccardo Muti applaude la figlia Chiara. Con la Moriconi.
Borgio Verezzi
- Valeria Moriconi, nelle vesti di "Madame Argante", ha aperto venerdì
sera la XXIX edizione del Festival di Borgio Verezzi (Savona), con la
pièce "La madre confidente" di Pierre De Marivaux. Piazza Sant'Agostino
era gremita del pubblico delle grandi occasioni, attento e divertito
dal testo intrigante di questa commedia di caratteri, ben sostenuta
dagli interpreti. Fra gli ospiti d'onore, Riccardo Muti che ha seguito
con emozione la prova della figlia Chiara impegnata nel ruolo della
coprotagonista. Angelique. La regia, affidata a Franco Però, ha rispettato
l'impostazione di base, come annunciato in fase di allestimento: "Intorno
alla Madame Argante di Valeria Moriconi stiamo costruendo una compagnia
che abbia requisiti tali da permetterci di allestire uno spettacolo
con caratteristiche di freschezza e comicità". Lo scenografo Lele Luzzati
e il regista Tonino Conte hanno applaudito insieme al pubblico.
La Stampa, Domenica 16 Luglio 1995
"La madre confidente" di Marivaux ha inaugurato il Festival
di Borgio Verezzi.
Inganni d'amore per la Moriconi.
E Muti applaude la figlia Chiara al debutto.
L'arrivo di Riccardo
Muti manda in fibrillazione la piazza Sant'Agostino. "La madre confidente"
di Marivaux sta per aprire il 29° festival di Borgio Verezzi. Ma per
un lungo momento tutte le attenzioni sono per il musicista. I fotografi
sparano flash isterici, la folla allunga il collo per vedere meglio
il maestro che, in una calma olimpica, attende il debutto teatrale della
figlia Chiara. Non mostra apprensione. Esperto di cose teatrali, rinvia
gioia e abbracci a rappresentazione finita, nel chiuso del camerino.
Dopo l'annuncio del premio Veretium, attribuito a Mariangela Melato,
il palcoscenico viene ceduto a Marivaux e a una commedia densa di sorprese.
Chi s'aspettava un'opera come questa? Composta nel 1735, "La madre confidente"
offre un magnifico intrigo e una costruzione così ardita da anticipare
il teatro borghese e il gusto per lo sdoppiamento del personaggio, che
avrà in Pirandello un più gelido cultore. Alla base della commedia c'è
la solita passione sfortunata: Dorante ama Angélique e ne è riamato,
ma il giovanotto, pur appartenendo a una degnissima famiglia, è irrimediabilmente
spiantato. Come potrà madame Argante concedergli la mano della figlia?
Ma ecco la gran trovata di Marivaux. Madame Argante, preoccupata per
il futuro di Angélique, le si propone come confidente: la ragazza le
rivelerà le cose che altrimenti non le confesserebbe e la confidente
metterà a tacere l'anima materna. Lo stratagemma non solo rafforza il
legame tra le due donne, ma porta alla più felice delle conclusioni:
Angélique non sposerà il gelido e affranto Ergaste a cui era stata promessa,
ma Dorante, che di quel gentiluomo è nipote e erede. Commedia rapida,
perfetta, tesa verso una radicale novità di forme e tuttavia nostalgica,
con quei suoi servi, dell'antica maniera dell'Arte, "La madre confidente"
arriva alla prima edizione italiana con la regia di Franco Però, in
un allestimento brillante "nel ritmo e attento alle coloriture psicologiche,
anche se permeata da qualche discutibile artificio. Per esempio il regista
rappresenta la lite tra i due innamorati sotto i minacciosi fragori
di un temporale. Perché questa sottolineatura, quando è già tutto nelle
parole e nelle volubili psicologie di Marivaux? Ma, nel complesso, lo
spettacolo funziona a dovere, sostenuto da una compagnia che ha in Valeria
Moriconi una Argante di sicura efficacia. Umana, severa e, se occorre,
intrigante, l'attrice domina la scena con leggerezza. Accanto a lei
troviamo un irresistibile Toni Bertorelli nella caratterizzazione di
Ergaste. Nino Bignamini e Carla Chiarelli sono i sapidi servi Lubin
e Lisette. Riccardo Onorato è Dorante e Chiara Muti è una sorpresa.
Per il personaggio di Angélique sa essere vibrante e volitiva. In più,
rivela una bella presenza scenica e una scaltrita sicurezza di mezzi.
Alla fine anche per lei gli applausi fioccano a scrosci.
Osvaldo Guerrieri
La Repubblica, Lunedì 17 Luglio 1995
La Moriconi e la Muti a Verezzi, con Marivaux.
Madre, figlia amori e confidenze assai rischiose.
Borgio Verezzi
- II grande teatro è sempre anche esercizio di pensiero sulle relazioni
umane e i drammaturghi veri sono sempre dei filosofi impliciti. Anche
da questo punto di vista Pierre de Marivaux occupa un posto importante
nella storia della letteratura drammatica. Egli è infatti il pensatore
della seduzione e della manipolazione, che smaschera prima di Sade,
con meno estremismo ma molta più finezza di lui, l'artificialità delle
passioni, il carattere sintattico degli affetti umani. Lo si vede bene
anche in un testo finora poco noto al teatro italiano, "La madre confidente"
che Valeria Monconi ha voluto interpretare ed ha aperto il tradizionale
festival nell'incantevole piazzetta di Verezzi. Vi si tratta di una
fanciulla, Angelique, divisa fra un innamorato ardente ma troppo povero
per lei e una madre che le si propone, oltre che con l'autorità parentale,
con la relazione più coinvolgente e pericolosa di amica del cuore o
"confidente". L'innamorato organizza incontri "spontanei" con la ragazza,
avvalendosi della complicità di una servetta; paga un contadino perché
faccia da vedetta e parla; proclama il suo amore, minaccia disperazione,
propone come estremo rimedio una fuga d'amore. La madre paga lo stesso
contadino perché spii la coppia, e come "amica" parla anch'essa ad Angelique
premendo sul suo cuore come meglio sa. C'è anche uno zio del giovane,
in funzione di terzo incomodo, promesso sposo non gradito e anche di
bersaglio comico, perché è "filosofo", cioè "severo" e un po' lento
di parola. Al centro del quadro c'è dunque Angelique, interpretata da
Chiara Muti, che è oggetto di manipolazione dalla madre (Valeria Monconi),
dall'innamorato (Riccardo Onorato) e dalla serva (Carla Chiarelli).
Poco importa che ciascuno agisca a fin di bene: è una partita che si
gioca, secondo certe regole convenzionali, che impongono certi modi
passionali, certi atteggiamenti, certe debolezze. Per questo tutti spiano
tutti, guardano il comportamento degli altri, lo giudicano, si difendono,
accusano; e la mossa vincente sarà la "cavalleresca" ammissione di aver
sbagliato e la proposta di recente da parte dell'innamorato, che gli
procureranno l'accettazione della madre e la protezione dello zio. Moriconi
è molto fine a rappresentare il gioco contadino spione di Nino Bergamini
e lo zio filosofo balbettante di Nino Bignamini. La regia di Franco
Però punta sul divertimento e sulla meccanica dell'intrigo, usando per
esempio qualche efficace accelerazione comica.
Ugo Volli
L'Unità, Lunedì 17 Luglio 1995
La Moriconi a Borgio Verezzi.
L'amore trionfa grazie a mamma.
Borgio Verezzi
- Marivaux ovvero le inquietanti scorrerie nei tentennameti del cuore,
nei meandri delle utopie sociali. Anche La madre confidente, che ha
inaugurato con successo il XXIX Festival di Borgio Verezzi, parte proprio
da queste utopie, da queste sfide, e le mescola al disincanto di una
ragione orgogliosamente innamorata di se stessa. Al centro dell'intricata
vicenda scritta nel Settecento, in pieno secolo dei lumi, una madre
e una figlia, con corollario di spasimante spiantato della giovanotta,
di pretendente della medesima, in età, carico di quattrini ma "ritardato"
nella parola, di servi pronti, magari per soldi, a farsi messaggeri
d'amore e di intrighi. E fra il sentimento e il caso, il gioco dell'azzardo
e l'inquietudine, è il primo a trionfare. Una volta tanto, insomma,
la contrapposizione fra vecchi e giovani, fra genitori e figli, funziona
positivamente e i diritti delle nuove generazioni non vengono negati
dagli adulti. Così in questo testo sorprendente, che si struttura come
una vera e propria educazione sentimentale, la ragazza inesperta e ricca
che si innamora, con la complicità dei servi, di un giovane secondogenito
condannato dalle leggi ad essere senza denaro (tutto infatti in quei
tempi andava al maggiore), capirà che le ragioni del cuore vanno di
pari passo con quelle di un comportamento ineccepibile. E la madre che,
per via di un servo pasticcione abituato ad esprimersi per strafalcioni,
e sempre informata di tutto, saprà creare per affetto e lungimiranza
un secondo personaggio: quello della confidente, alla quale la figlia
può raccontare tutto senza paura. Un "doppio" che è psicologico, prefigurazione
di una moderna madre amica, segnato da un travestimento comportamentale
più che fisico. Pazienza per il noioso e facoltoso pretendente che,
come in ogni intrigo che si rispetti, si rivelerà essere zio del giovane
innamorato che si trasformerà così in ereditiere. L'ambiguo Marivaux,
del resto, lo sapeva bene il trionfo dell'amore può passare non solo
attraverso la vittoria dei sentimenti, ma anche attraverso il quattrino.
Di fronte a un testo così ricco di sfumature e di rimandi, per certi
aspetti così contemporaneo, il regista Franco Però ha scelto un iperattivismo
che più che dalle motivazioni interiori dei personaggi sembra derivare
dai loro movimenti qua e là per la scena (di Andrea Taddei, come i costumi)
che rappresenta una villa di campagna con giardino, piante e allevamento
d'api ai quali si applica la laboriosa Madame Argante, quasi un doppio
positivo e femminile del molieriano malato immaginano. Interessa, si
direbbe, al regista, rintracciare nel testo di Marivaux le ultime propaggini
di una commedia dell'arte che si è ormai trasformata in rito mondano,
in stereotipo comportamentale. Ma lo fa più con divertita superficialità
che con 1a voglia di approfondire i doppi tripli rimandi che il testo
contiene. Così il maggior interesse di questa La madre confidente sta
nell'interpretazione degli attori. Valeria Moriconi costruisce una madre
di un'apertura impensabile nello slancio, nella concretezza, nell'umanità
carica di affetto per la giovane figlia testarda e innamorata che la
giovane, quasi debuttante. Chiara Muti (figlia d'arte: suo padre è,
infatti, Riccardo Muti) interpreta con tenera ingenuità, con fresca,
vitale energia, di fronte agli occhi trepidi e compiaciuti di babbo
e mamma. E divertente è, nella sua difficoltà di parola, nel suo amore
frustrato, il maturo pretendente del bravo Toni Bertorelli mentre l'innamorato
di Riccardo Onorato ha le legnosità, le ingenuità tipiche del suo ruolo.
Di fronte ai signori, lo strafare effervescente dei servi, interpretati
da Carla Chiarelli e Nino Bignamini, catturati nel gioco dell'amore
e del caso.
Maria Grazia Gregori
La Nazione, Sabato 29 Luglio 1995
Alla Versiliana la Moriconi conquista con Marivaux.
Valeria madrina della giovane Muti.
La rivelazione è proprio Chiara: anche se è al debutto
ha già dimostrato grande carattere.
Marina di Pietrasanta
- Non è solo una curiosità o una notizia, un "caso" giornalistico da
servizi o interviste: Chiara Muti, 22 anni. la figlia ili Riccardo.
si sta lanciando come attrice in La madre confidente, di Marivaux al
fianco di una "madrina" a dir poco illustre e di prestigio quale Valerla
Monconi. Quello che importa, infatti, e che stupisce - e tutto il pubblico
che ha visto una delle due recite alla Versiliana è d'accordo - è la
rivelazione, in lei, di un'attrice che di colpo, già al debutto, si
colloca tra le migliori giovani interpreti italiane (diciamo noi tra
le tre-quattro migliori "under 40"): per personalità, istinto, doti
di teatralità che appaiono innate, sensibilità spiccata e temperamento,
padronanza sicura del palcoscenico, forza e vitalità naturali nel reggere
la scena, intensità toccante e particolare nel rendere le intonazioni
sentimentali e drammatiche. In alcuni momenti, il suo tenere e dominare
la scena non ha avuto nulla da invidiare a quello di una maestra e di
una mattatrice consumata come la Monconi: e scusate se è poco... E non
basta: assistita, anche, da doti di presenza e da una grande bellezza
che certamente non la ostacola, la "Mutina" ci è parsa addirittura stupefacente
nella prima parte dello spettacolo, quando ha dato alla sua interpretazione
del ruolo di Angelique - per un po' - un'immediatezza, una freschezza,
un sapore di realtà e di modernità quasi incredibile, un che di non
recitato, di vero, di vivo, che rendeva questa figura di ragazza - infranto
ogni involucro di convenzione, di Settecenlo, di "teatro" - una persona
autentica, che viveva una sua storia concreta di corpo e di passione
davanti a noi, oggi. Ambientato in un Settecento solare non prezioso
ne mondano, ma rurale, quasi rustico, sulla scia di una pittura francese
ben lontana da quella di Watteau, lo spettacolo di Franco Però ci presenta
un Marivaux abbastanza insolito, senza morbidezze ne galanterie eccessive,
senza sfumature troppo languide o aggraziate. Più che una scelta della
regia, però, è una caratteristica che è già presente e ben riscontrabile
nella commedia (quasi sconosciuta), in cui ancora l'autore de Le false
confidenze non aveva raggiunto quei vertici e quei virtuosismi di raffinatezza
sentimentale e psicologica, e quell'eleganza delicata e salottiera che
hanno fatto la sua fama e la sua grandezza. A vantaggio, però, di una
coloritura e di una consistenza più robuste, di una comicità più diretta
e corposa (vedi il personaggio del villano Lubin), giustamente rimarcata
e sottolineata dalla regia. Le qualità innegabili dell'autore le si
notano comunque nella grande tensione e nel pathos privo di retorica
con cui la sua scrittura riesce a sfruttare il nodo drammatico della
vicenda: un problema intricato e doloroso, apparentemente insolubile,
d'amore, che si risolve dolcemente grazie alla disponibilità dei personaggi
più adulti (la "madre confidente" Madame Argante ed Ergaste). Curiosa
l'idea di questa mamma che per i suoi fini - si fa confidente, in materia
d'amore, della figlia glia Angelique: oggi, probabilmente, vediamo di
questo esperimento incredibile e "ultramoderno" per l'epoca soprattutto
il lato di furbo stratagemma, mentre a Marivaux - come conferma il finale
- piace più coglierne i risvolti positivi. amorevoli, amabili. Valeria
Moriconi sfrutta - ovviamente - con tutte le bravure, i segreti, le
furbizie del mestiere le molte possibilità di giocarci (senza strafare,
ma con precisa efficacia) sul doppio aspetto del suo personaggio di
severa genitrice e di confidente remissiva e comprensiva: divertentissimi
i passaggi da un ruolo all'altro quando non riesce più, all'improvviso,
a mantenersi "amica", e ridiventa "mamma" scioccata dalle impreviste
rivelazioni della figlia. La sua è un'interpretazione fatta anche di
piccole invenzioni, di sfumature, di semplice presenza: con l'arte e
l'autorevolezza di chi non ha bisogno sempre e comunque di mangiarsi
i compagni di scena. Bravo Riccardo Onorato (Dorante), all'altezza -
in genere della sua partner Chiara Angelique: Carla Chiarelli e una
Lisetta (la serva di Angelique) tutta ritmo, spiccia, incalzante, perfino
martellante. Gustoso il disegno del goffos Lubin di Nino Bignamini (scemo
o più intelligente di quel che sembri?) anche se il personaggio, quasi
una sorta di grottesco regista della storia, e del gioco, finisce per
risultare un po' invadente. Ottimo Toni Bertorelli, che si inventa una
sua creazione azzeccata e originale, meditata e compiuta, sulla figura
di Ergaste: con molta misura. Scene e costumi sono di Andrea Taddei.
Francesco Tei
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