Alessandro Giglio
presenta


I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA
Storia di Graal e di Corna

commedia musicale di Galli & Capone

con
NINO D'ANGELO
STEFANO MASCIARELLI

e con
Adriano Pappalardo, Nadia Rinaldi, Sabrina Salerno

regia
Alessandro Capone

scene Franco Vanorio
costumi Michela Pandolfi
musiche originali Enrico Riccardi
luci Nino Celeste


"L'uomo vive più di leggenda che di storia, perché nel suo spirito la poesia conta più del potere e perché la leggenda costruisce un'eternità che la storia si sforza di dimostrare falsa". Se questo è vero, e lo è sicuramente per noi, il mito di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, non poteva rimanere a lungo nascosto nei cassetti della nostra memoria. Come tutte le cose che si tirano fuori dopo tanti anni, come le citazioni o le storie che si raccontano a memoria però, anche quella di Artù ha subito qualche modifica, qualche spostamento, leggere variazioni dovute alla nostra incorregibile mania di scherzare su tutto, di prendere la vita dal lato più divertente e ironico, per dimenticare (e far dimenticare a chi ci ascolta), i problemi che ci assillano quotidianamente, almeno per qualche ora. Ripensando alla storia di Re Artù quindi, abbiamo scoperto che il famoso eroe, vincitore di tante battaglie, è sostanzialmente un povero marito tradito, insomma detto un po' grossolanamente in termini crudi un "cornuto". La bella e brava Ginevra infatti non fa che amoreggiare con Lancilotto, a volte anche apertamente, quasi sotto gli occhi del marito, sicura dell'impunità derivatele dal suo fascino. Ginevra ce la siamo immaginata con un fisico non proprio longilineo, anzi... diciamo che il suo peso forma si attesta sui novanta chili, nei momenti di grazia. E' una donna che fa impazzire d'amore non solo Lancilotto, ma tutti i Cavalieri della Tavola Rotonda che a turno tentano di concupirla. La reputazione di Ginevra non è delle migliori e la sua condotta non fa che peggiorarla; la regina di Camelot infatti spende cifre pazzesche in vestiti e profumi, si sveglia tardissimo, si piazza davanti al globo luminoso inventato da Merlino (una specie di televisione primordiale; ne abbiamo trovate tracce in un antichissimo manoscritto), per ore e ore, a vedere tutte le "globonovelas" possibili, mangiucchiando cioccolatini e pistacchi, e si diverte a ricevere in camera i Cavalieri, facendosi trovare abbigliata con provocanti guepière e vestaglie trasparenti. Appare così evidente come Morgana, sorellastra di Artù, provi un'invidia devastante verso quella che definisce una "cicciona fanatica e ignorante", che non merita alcuna stima. Morgana è bellissima, ha un corpo statuario, canta benissimo, balla divinamente, e si arrovella ogni giorno sul motivo per cui nessuno a Camelot la degni di uno sguardo, preferendo quella "cicciona insopportabile". Tra l'altro Mordred, il Cavaliere vestito sempre di Nero, nipote di Artù, non fa che soffiare sul fuoco, istigando Morgana ad attentare alla vita del Re cercando ogni occasione per svergognare Ginevra e farla cacciare dal Regno. Mordred aspira al trono di Artù ma essendo sotto sotto un codardo, sobilla Morgana, promettendole che giacerà con lei... ma solo quando saranno uniti in matrimonio e regneranno su Camelot. Il povero Artù da parte sua è assillato dalle nevrosi di Viviana, sua sorella gemella, anche se la somiglianza fisica non è proprio perfetta. Si sa che Artù è nato da un sortilegio escogitato da Merlino per conto di Uther Pendragon che voleva possedere a tutti i costi la bellissima Ingraine, moglie del Duca di Cornovaglia. Merlino è sempre stato un gran confusionario e nella fretta ha sbagliato i calcoli astrali e così invece di far nascere solo il piccolo Artù, la bella Ingraine ha dato alla luce due gemelli, un maschio e una femmina, completamente diversi: potenza della stregoneria! Viviana è petulante, ossessiva, maniaca dell'ordine e della pulizia, precisa, ordinata fino all'esasperazione e il povero Artù, in qualità di Sommo Sovrano, ne fa le spese perché è lui che deve far rispettare l'ordine a Camelot ed in tutto il Paese, mentre invece Arturo… ah già perché dimenticavamo di dire che il Re si chiama Artu-roi e che la troncatura del dittongo finale è opera di Ginevra che avendo avuto come Nutrice una schiava romana ha preso un forte accento di quell'antico paese ed ha l'abitudine di troncare tutti i finali delle parole. La cosa ovviamente fa imbestialire il Re che però, ormai, si è rassegnato a sentirsi storpiare il nome; l'unica che lo chiama con il nome intero è Viviana, ed è anche l'unico motivo per cui sopporta i suoi continui rimbrotti ed i richiami ad una maggiore pulizia personale e generale del castello. Insomma l'atmosfera nel castello non è delle più tranquille; i Cavalieri sono piuttosto apatici e non hanno alcuna voglia di uscire per combattere e passano tutto il tempo chiusi dentro. Mangiano e bevono gratis mantenuti da Artù, giocano a scacchi ed a poker (era conosciuto anche allora, ci siamo documentati), ogni tanto toccano iI... insomma danno affettuose pacche ad Arianna, la splendida cuoca personale dei Sovrani: chi sta meglio di loro? E Lancillotto? Vi chiederete; già, il prode, mitico, buono, leggendario eroe di tante imprese è stato coinvolto dall'atmosfera ludica e un tantino rilassata del Castello, così anche lui si è lasciato andare e passa il tempo a scommettere sui cavalli ai numerosi tornei che si organizzano ogni giorno, oltre naturalmente a tramare con Ginevra, non disdegnando però qualche toccatina ad Arianna e Viviana. A proposito di quest'ultima c'è da dire che Merlino cerca in ogni modo di convincere Lancillotto a sposarla e mettere su castello da un'altra parte, da solo. Lancillotto però non ha alcuna intenzione di sposare Viviana, sta troppo bene così; in fondo ormai si è creato una reputazione e non ha nessuna voglia di affaticarsi più di tanto a sottoporsi allo stress di un matrimonio con tutto ciò che comporta, scelta delle bomboniere, acquisto dei mobili, la cerimonia... per carità, una fatica improba, no, no, meglio lasciare le cose come stanno. Il motivo di tanta insistenza da parte di Merlino è la paura che l'ingente patrimonio del Re possa venire diviso e che le trame di Morgana e Mordred possano arrivare a buon fine. Tradotto: Merlino ha paura di perdere il posto e vuole piazzare Viviana con Lancillotto e Morgana con Parsifal. Solo che Parsifal è troppo impegnato nelle ricerca del Graal, ha le visioni e cade in estasi ogni mezz'ora dicendo di vedere la Luce e di sentire le Voci; non solo ma tenta disperatamente di convincere gli altri Cavalieri ad accompagnarlo fuori dal castello per cercarlo. Nessuno però si fida di Parsifal e tutti si rifiutano di uscire dal castello; qualcuno ha messo in giro la voce che si tratta di una scusa per lasciare liberi i posti alla Tavola Rotonda; insomma è molto diffuso il vecchio detto: "chi va a Roma perde la poltrona". E poi è così comoda la vita a Camelot, anche perché c'è tutto, la spesa la ordini e la portano direttamente senza dover uscire, i pagamenti avvengono tramite il papiro-magnetico, le donne non mancano, i divertimenti abbondano... perché andare fuori? Ah, stavamo per dimenticare Merlino ed il suo fido aiutante Anacleto; anche loro vivono nel castello ma in una torre fatiscente in cui quando piove entra l'acqua e quando c'è il sole ci si squaglia dal caldo. Merlino ha trasformato Anacleto in uomo, da gufo che era, ma come al solito ha sbagliato formula e così al povero ragazzo sono rimaste un po' di penne e due ali al posto delle braccia. L'attività principale di Merlino, oltre a fare il ruffiano ed il faccendiere, è quella di preparare intrugli e pozioni, come un moderno erborista; lui infatti si definisce un "magobiotico" e ogni giorno cerca di convincere la sua regina Ginevra a sottoporsi alle sue diete a base di tisane e pozioni miracolose; invano però, in quanto Ginevra non rinuncerebbe per niente al mondo ad un piatto di "bucatini allo scudiero" o di "trippa della giostra". Insomma non vi sembra che la vita a Camelot sia abbastanza movimentata, forse caotica, con qualche nervosismo di troppo a volte, ma che somigli in modo preoccupante alla nostra? Il problema a questo punto è: riuscirà il nostro eroe, cioè Artù-roi, a riportare un poco di ordine e di disciplina in tale guazzabuglio medievale? Come in ogni storia che si rispetti la risposta è: "Lo scoprirete alla fine delle spettacolo"… forse!
Galli & Capone