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"L'uomo vive più di leggenda che di storia, perché nel suo spirito la
poesia conta più del potere e perché la leggenda costruisce un'eternità
che la storia si sforza di dimostrare falsa". Se questo è vero, e lo
è sicuramente per noi, il mito di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola
Rotonda, non poteva rimanere a lungo nascosto nei cassetti della nostra
memoria. Come tutte le cose che si tirano fuori dopo tanti anni, come
le citazioni o le storie che si raccontano a memoria però, anche quella
di Artù ha subito qualche modifica, qualche spostamento, leggere variazioni
dovute alla nostra incorregibile mania di scherzare su tutto, di prendere
la vita dal lato più divertente e ironico, per dimenticare (e far dimenticare
a chi ci ascolta), i problemi che ci assillano quotidianamente, almeno
per qualche ora. Ripensando alla storia di Re Artù quindi, abbiamo scoperto
che il famoso eroe, vincitore di tante battaglie, è sostanzialmente
un povero marito tradito, insomma detto un po' grossolanamente in termini
crudi un "cornuto". La bella e brava Ginevra infatti non fa che amoreggiare
con Lancilotto, a volte anche apertamente, quasi sotto gli occhi del
marito, sicura dell'impunità derivatele dal suo fascino. Ginevra ce
la siamo immaginata con un fisico non proprio longilineo, anzi... diciamo
che il suo peso forma si attesta sui novanta chili, nei momenti di grazia.
E' una donna che fa impazzire d'amore non solo Lancilotto, ma tutti
i Cavalieri della Tavola Rotonda che a turno tentano di concupirla.
La reputazione di Ginevra non è delle migliori e la sua condotta non
fa che peggiorarla; la regina di Camelot infatti spende cifre pazzesche
in vestiti e profumi, si sveglia tardissimo, si piazza davanti al globo
luminoso inventato da Merlino (una specie di televisione primordiale;
ne abbiamo trovate tracce in un antichissimo manoscritto), per ore e
ore, a vedere tutte le "globonovelas" possibili, mangiucchiando cioccolatini
e pistacchi, e si diverte a ricevere in camera i Cavalieri, facendosi
trovare abbigliata con provocanti guepière e vestaglie trasparenti.
Appare così evidente come Morgana, sorellastra di Artù, provi un'invidia
devastante verso quella che definisce una "cicciona fanatica e ignorante",
che non merita alcuna stima. Morgana è bellissima, ha un corpo statuario,
canta benissimo, balla divinamente, e si arrovella ogni giorno sul motivo
per cui nessuno a Camelot la degni di uno sguardo, preferendo quella
"cicciona insopportabile". Tra l'altro Mordred, il Cavaliere vestito
sempre di Nero, nipote di Artù, non fa che soffiare sul fuoco, istigando
Morgana ad attentare alla vita del Re cercando ogni occasione per svergognare
Ginevra e farla cacciare dal Regno. Mordred aspira al trono di Artù
ma essendo sotto sotto un codardo, sobilla Morgana, promettendole che
giacerà con lei... ma solo quando saranno uniti in matrimonio e regneranno
su Camelot. Il povero Artù da parte sua è assillato dalle nevrosi di
Viviana, sua sorella gemella, anche se la somiglianza fisica non è proprio
perfetta. Si sa che Artù è nato da un sortilegio escogitato da Merlino
per conto di Uther Pendragon che voleva possedere a tutti i costi la
bellissima Ingraine, moglie del Duca di Cornovaglia. Merlino è sempre
stato un gran confusionario e nella fretta ha sbagliato i calcoli astrali
e così invece di far nascere solo il piccolo Artù, la bella Ingraine
ha dato alla luce due gemelli, un maschio e una femmina, completamente
diversi: potenza della stregoneria! Viviana è petulante, ossessiva,
maniaca dell'ordine e della pulizia, precisa, ordinata fino all'esasperazione
e il povero Artù, in qualità di Sommo Sovrano, ne fa le spese perché
è lui che deve far rispettare l'ordine a Camelot ed in tutto il Paese,
mentre invece Arturo… ah già perché dimenticavamo di dire che il Re
si chiama Artu-roi e che la troncatura del dittongo finale è opera di
Ginevra che avendo avuto come Nutrice una schiava romana ha preso un
forte accento di quell'antico paese ed ha l'abitudine di troncare tutti
i finali delle parole. La cosa ovviamente fa imbestialire il Re che
però, ormai, si è rassegnato a sentirsi storpiare il nome; l'unica che
lo chiama con il nome intero è Viviana, ed è anche l'unico motivo per
cui sopporta i suoi continui rimbrotti ed i richiami ad una maggiore
pulizia personale e generale del castello. Insomma l'atmosfera nel castello
non è delle più tranquille; i Cavalieri sono piuttosto apatici e non
hanno alcuna voglia di uscire per combattere e passano tutto il tempo
chiusi dentro. Mangiano e bevono gratis mantenuti da Artù, giocano a
scacchi ed a poker (era conosciuto anche allora, ci siamo documentati),
ogni tanto toccano iI... insomma danno affettuose pacche ad Arianna,
la splendida cuoca personale dei Sovrani: chi sta meglio di loro? E
Lancillotto? Vi chiederete; già, il prode, mitico, buono, leggendario
eroe di tante imprese è stato coinvolto dall'atmosfera ludica e un tantino
rilassata del Castello, così anche lui si è lasciato andare e passa
il tempo a scommettere sui cavalli ai numerosi tornei che si organizzano
ogni giorno, oltre naturalmente a tramare con Ginevra, non disdegnando
però qualche toccatina ad Arianna e Viviana. A proposito di quest'ultima
c'è da dire che Merlino cerca in ogni modo di convincere Lancillotto
a sposarla e mettere su castello da un'altra parte, da solo. Lancillotto
però non ha alcuna intenzione di sposare Viviana, sta troppo bene così;
in fondo ormai si è creato una reputazione e non ha nessuna voglia di
affaticarsi più di tanto a sottoporsi allo stress di un matrimonio con
tutto ciò che comporta, scelta delle bomboniere, acquisto dei mobili,
la cerimonia... per carità, una fatica improba, no, no, meglio lasciare
le cose come stanno. Il motivo di tanta insistenza da parte di Merlino
è la paura che l'ingente patrimonio del Re possa venire diviso e che
le trame di Morgana e Mordred possano arrivare a buon fine. Tradotto:
Merlino ha paura di perdere il posto e vuole piazzare Viviana con Lancillotto
e Morgana con Parsifal. Solo che Parsifal è troppo impegnato nelle ricerca
del Graal, ha le visioni e cade in estasi ogni mezz'ora dicendo di vedere
la Luce e di sentire le Voci; non solo ma tenta disperatamente di convincere
gli altri Cavalieri ad accompagnarlo fuori dal castello per cercarlo.
Nessuno però si fida di Parsifal e tutti si rifiutano di uscire dal
castello; qualcuno ha messo in giro la voce che si tratta di una scusa
per lasciare liberi i posti alla Tavola Rotonda; insomma è molto diffuso
il vecchio detto: "chi va a Roma perde la poltrona". E poi è così comoda
la vita a Camelot, anche perché c'è tutto, la spesa la ordini e la portano
direttamente senza dover uscire, i pagamenti avvengono tramite il papiro-magnetico,
le donne non mancano, i divertimenti abbondano... perché andare fuori?
Ah, stavamo per dimenticare Merlino ed il suo fido aiutante Anacleto;
anche loro vivono nel castello ma in una torre fatiscente in cui quando
piove entra l'acqua e quando c'è il sole ci si squaglia dal caldo. Merlino
ha trasformato Anacleto in uomo, da gufo che era, ma come al solito
ha sbagliato formula e così al povero ragazzo sono rimaste un po' di
penne e due ali al posto delle braccia. L'attività principale di Merlino,
oltre a fare il ruffiano ed il faccendiere, è quella di preparare intrugli
e pozioni, come un moderno erborista; lui infatti si definisce un "magobiotico"
e ogni giorno cerca di convincere la sua regina Ginevra a sottoporsi
alle sue diete a base di tisane e pozioni miracolose; invano però, in
quanto Ginevra non rinuncerebbe per niente al mondo ad un piatto di
"bucatini allo scudiero" o di "trippa della giostra". Insomma non vi
sembra che la vita a Camelot sia abbastanza movimentata, forse caotica,
con qualche nervosismo di troppo a volte, ma che somigli in modo preoccupante
alla nostra? Il problema a questo punto è: riuscirà il nostro eroe,
cioè Artù-roi, a riportare un poco di ordine e di disciplina in tale
guazzabuglio medievale? Come in ogni storia che si rispetti la risposta
è: "Lo scoprirete alla fine delle spettacolo"… forse!
Galli & Capone
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