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Rosa Fernandez, prostituta
di professione, vive nella cantina di un ex-bordello chiuso per sempre,
anzi sigillato dal Comune della città per uno scandalo avvenuto anni
prima. L'unica vera gioia di Rosa è la presenza, in quella cantina,
dell'enorme scultura di un Gesù Cristo legato alla colonna. Per lei
è diventata una presenza quotidiana, il monologare della triste esistenza
si trasforma in dialogo gioioso e vitale, in confessione senza penitenza,
in bisogni di libertà spesso schiacciati dall'avarizia umana. A disturbare
e poi distruggere questo rapporto è la Chiesa che rivendica la proprietà
del patrimonio artistico; Rosa deciderà di combattere questa violenza
uscendo dalla cantina e coinvolgendo le unità giornalistiche a favore
di uno "scandalo sociale". Rosa è l'immagine e il pensiero d'amore e
di libertà che pur misera e consapevole delle sue colpe, non permette
a nessuno di minacciare o uccidere la sua innata onestà civile.
Patrick Rossi Gastaldi
La breccia
Quella di Josè Luis Martin Descalzo è una fantasia, una bella allegoria
elevabile a livello di parabola della nostalgia che una "peccatrice"
(che potrebbe essere ognuno di noi in contraddizione con se stesso,
e la cosa è peggiore nel caso di chi ha assunto la testimonianza come
professione) si porta dentro. Nel caso si tratta di una prostituta con
tutta la sua aspirazione all'amore, a cui viene sottratto il suo Cristo,
quello che porta dentro di sé, l'Amore, a causa della contraddizione
di chi ha la missione di restituire all'amore. Le cose purtroppo restano
come sono, e la chiusura drammatica non ha luogo senza l'invasione dolcissima
della Grazia. Ma non è sempre così. E così non era particolarmente quando
tutti erano convinti che la prostituzione doveva durare sempre, come
mi ha detto freddamente un vecchio francescano: "quel vizio è vecchio
quanto il mondo e lei non lo estirperà." Ne ho incontrato una moderna
sulla strada. La sua collega (oggi vanno due a due e così abitano, per
difendersi) mi dice; "È una brava ragazza ma ha una bambina da mantenere...".
Il nostro colloquio è breve. Occhi nerissimi, decisi: chiusa a riccio.
Ha paura di me per via di quella croce che fissa sul risvolto della
mia giacca, parliamo del problema per cui l'ho cercata e la tranquillizzo:
"Non abbia timore, le voglio bene: certo questo lavoro non le dona e
non lo potrà fare per molto tempo. Le auguro di non beccarsi una brutta
malattia, se vuol bene alla bambina...". Lo sguardo si addolcisce e
mi dice: "...sapesse come si sta male sulla strada! Se potessi smettere
fuggirei anche ora. "Gli ho stretto la mano per un po'. Spero che abbia
intravisto in me una scintilla della tenerezza conquistatrice di Cristo
e si sia aperta in lei una piccola breccia. Quel che si può ottenere
anche da questo spettacolo è la breccia: breccia nel cuore della Chiesa,
breccia nel cuore dell'uomo, oggi certamente in ricerca. Certamente,
ed è quello che mi interessa maggiormente, quando penso a Fiorella morta
di tisi chiusa in un lupanare, guardato dalla polizia, è che: case chiuse
mai più. Ma per questo occorre promuovere la dignità umana, il grande
significato della vita sessuale, della paternità, la grandezza dell'amore.
Lo spettacolo propone anche questo.
Don Giovanni Baldini
Laureato in lettere all'Università di Bologna, ha scritto articoli
per i più importanti quotidiani italiani, collabora alla rivista: "Solidarietà
Sacerdotale". Ha preso i voti nel 1948, trovando nella giurisdizione
della sua parrocchia tre case chiuse. Spronato dal vecchio parroco ha
iniziato una battaglia per il recupero delle prostitute, dopo l'attuazione
della "Legge Merlin", con l'abolizione delle case chiuse, ha proseguito
il suo apostolato raggiungendole addirittura per strada in una visione
evangelica di umana fratellanza.
Parroco della Chiesa di San Vittore a Ravenna
Testimonianza di Padre Antonio Pelayo amico dello scrittore Martin Descalzo
Josè Luis Martin Descalzo era una personalità poliedrica: sacerdote
e scrittore che riversava il suo indubbio talento letterario in tutte
le forme possibili di espressione artistica. Alla sua morte ha lasciato
decine di libri, centinaia di poemi, migliaia di articoli, opere di
teatro, soggetti cinematografici. Tutta un'opera centrata sul mistero
dell'uomo, nella sua dimensione religiosa, nella complessità dell'esperienza
umana. Credo che José Luis sentiva per il teatro una passione speciale
e se avesse dovuto scegliere una sola faccia della sua vita di scrittore
avrebbe senz'altro optato per il teatro, o se mi concedete una precisazione,
per il teatro poetico. In verità non fu questo il suo lato più brillante.
Nella narrativa, per esempio, ottenne il Premio Nadal de Novela con:
"La frontera de Dios" che gli dette il successo, come poeta figura in
tutte le antologie spagnole del nostro secolo. Forse per la sua estrema
difficoltà il teatro metteva alla prova il suo essere uomo coraggioso
e di battaglie. Non scrisse molte opere teatrali - il suo debutto fu:
"La hoguera feliz" - e non ebbe nemmeno consensi con: "A dos barajas".
Credo, anche se l'ho sentito da lui, che la sua opera più amata fosse:
"Las prostitutas os precederàn en el reino de los Cielos", (Le prostitute
ci precederanno nel mondo dei cieli) un testo diafano, profondamente
drammatico, riflesso delle sue intime sensazioni come sacerdote e come
uomo. Un'opera che parla del peccato, della redenzione con l'amore,
dell'ingiustizia e dell'ipocrisia sociale, dello sgarro subito da un
essere debole in apparenza che dimostra però una straordinaria forza
interiore. L'opera ha avuto in Spagna una grande ripercussione critica
e di pubblico. Mi piacerebbe che succedesse lo stesso anche in Italia.
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