Claudio Padovani
presenta



CHI CI PRECEDERA' NEL REGNO DEI CIELI?
di Padre Jose Luis Martin Descalzo
traduzione di David Corsoni

con
ANNA MAZZAMAURO

e con
Roberto Albin
Paolo Graziani
Luca Casadei


regia di
Patrick Rossi Gastaldi

scene e costumi Claudia Cosenza
musiche originali e arrangiamenti Paolo Vivaldi


Rosa Fernandez, prostituta di professione, vive nella cantina di un ex-bordello chiuso per sempre, anzi sigillato dal Comune della città per uno scandalo avvenuto anni prima. L'unica vera gioia di Rosa è la presenza, in quella cantina, dell'enorme scultura di un Gesù Cristo legato alla colonna. Per lei è diventata una presenza quotidiana, il monologare della triste esistenza si trasforma in dialogo gioioso e vitale, in confessione senza penitenza, in bisogni di libertà spesso schiacciati dall'avarizia umana. A disturbare e poi distruggere questo rapporto è la Chiesa che rivendica la proprietà del patrimonio artistico; Rosa deciderà di combattere questa violenza uscendo dalla cantina e coinvolgendo le unità giornalistiche a favore di uno "scandalo sociale". Rosa è l'immagine e il pensiero d'amore e di libertà che pur misera e consapevole delle sue colpe, non permette a nessuno di minacciare o uccidere la sua innata onestà civile.
Patrick Rossi Gastaldi

La breccia

Quella di Josè Luis Martin Descalzo è una fantasia, una bella allegoria elevabile a livello di parabola della nostalgia che una "peccatrice" (che potrebbe essere ognuno di noi in contraddizione con se stesso, e la cosa è peggiore nel caso di chi ha assunto la testimonianza come professione) si porta dentro. Nel caso si tratta di una prostituta con tutta la sua aspirazione all'amore, a cui viene sottratto il suo Cristo, quello che porta dentro di sé, l'Amore, a causa della contraddizione di chi ha la missione di restituire all'amore. Le cose purtroppo restano come sono, e la chiusura drammatica non ha luogo senza l'invasione dolcissima della Grazia. Ma non è sempre così. E così non era particolarmente quando tutti erano convinti che la prostituzione doveva durare sempre, come mi ha detto freddamente un vecchio francescano: "quel vizio è vecchio quanto il mondo e lei non lo estirperà." Ne ho incontrato una moderna sulla strada. La sua collega (oggi vanno due a due e così abitano, per difendersi) mi dice; "È una brava ragazza ma ha una bambina da mantenere...". Il nostro colloquio è breve. Occhi nerissimi, decisi: chiusa a riccio. Ha paura di me per via di quella croce che fissa sul risvolto della mia giacca, parliamo del problema per cui l'ho cercata e la tranquillizzo: "Non abbia timore, le voglio bene: certo questo lavoro non le dona e non lo potrà fare per molto tempo. Le auguro di non beccarsi una brutta malattia, se vuol bene alla bambina...". Lo sguardo si addolcisce e mi dice: "...sapesse come si sta male sulla strada! Se potessi smettere fuggirei anche ora. "Gli ho stretto la mano per un po'. Spero che abbia intravisto in me una scintilla della tenerezza conquistatrice di Cristo e si sia aperta in lei una piccola breccia. Quel che si può ottenere anche da questo spettacolo è la breccia: breccia nel cuore della Chiesa, breccia nel cuore dell'uomo, oggi certamente in ricerca. Certamente, ed è quello che mi interessa maggiormente, quando penso a Fiorella morta di tisi chiusa in un lupanare, guardato dalla polizia, è che: case chiuse mai più. Ma per questo occorre promuovere la dignità umana, il grande significato della vita sessuale, della paternità, la grandezza dell'amore. Lo spettacolo propone anche questo.
Don Giovanni Baldini

Laureato in lettere all'Università di Bologna, ha scritto articoli per i più importanti quotidiani italiani, collabora alla rivista: "Solidarietà Sacerdotale". Ha preso i voti nel 1948, trovando nella giurisdizione della sua parrocchia tre case chiuse. Spronato dal vecchio parroco ha iniziato una battaglia per il recupero delle prostitute, dopo l'attuazione della "Legge Merlin", con l'abolizione delle case chiuse, ha proseguito il suo apostolato raggiungendole addirittura per strada in una visione evangelica di umana fratellanza.
Parroco della Chiesa di San Vittore a Ravenna

Testimonianza di Padre Antonio Pelayo amico dello scrittore Martin Descalzo
Josè Luis Martin Descalzo era una personalità poliedrica: sacerdote e scrittore che riversava il suo indubbio talento letterario in tutte le forme possibili di espressione artistica. Alla sua morte ha lasciato decine di libri, centinaia di poemi, migliaia di articoli, opere di teatro, soggetti cinematografici. Tutta un'opera centrata sul mistero dell'uomo, nella sua dimensione religiosa, nella complessità dell'esperienza umana. Credo che José Luis sentiva per il teatro una passione speciale e se avesse dovuto scegliere una sola faccia della sua vita di scrittore avrebbe senz'altro optato per il teatro, o se mi concedete una precisazione, per il teatro poetico. In verità non fu questo il suo lato più brillante. Nella narrativa, per esempio, ottenne il Premio Nadal de Novela con: "La frontera de Dios" che gli dette il successo, come poeta figura in tutte le antologie spagnole del nostro secolo. Forse per la sua estrema difficoltà il teatro metteva alla prova il suo essere uomo coraggioso e di battaglie. Non scrisse molte opere teatrali - il suo debutto fu: "La hoguera feliz" - e non ebbe nemmeno consensi con: "A dos barajas". Credo, anche se l'ho sentito da lui, che la sua opera più amata fosse: "Las prostitutas os precederàn en el reino de los Cielos", (Le prostitute ci precederanno nel mondo dei cieli) un testo diafano, profondamente drammatico, riflesso delle sue intime sensazioni come sacerdote e come uomo. Un'opera che parla del peccato, della redenzione con l'amore, dell'ingiustizia e dell'ipocrisia sociale, dello sgarro subito da un essere debole in apparenza che dimostra però una straordinaria forza interiore. L'opera ha avuto in Spagna una grande ripercussione critica e di pubblico. Mi piacerebbe che succedesse lo stesso anche in Italia.