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Dopo il "Biglietto d'Oro Taormina Agis 1992" e la realizzazione dell'omonimo
film, "Volevamo essere gli U2" di Umberto Marino, "commedia evento"
delle passate stagioni, torna in teatro per il quinto anno consecutivo.
Nato dall'appassionata collaborazione fra un gruppo di giovani attori
diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografìa e il commediografo
di punta della nuova generazione, che con le sue commedie ha dato nuova
linfa anche al giovane cinema italiano ("Italia - Germania 4 a 3", "La
Stazione", "Cominciò tutto per caso"), "Volevamo essere gli U2" racconta
la storia di un anno che va dall'estate del 1989 all'autunno del 1990,
visto attraverso le vicissitudini di un gruppetto di ventenni che vuole
formare un complessino rock specializzato nella musica degli anni '60.
Matteo, di famiglia benestante, con ambizioni letterarie, simpatizzante
dei Verdi; Marco, vulcanico inventore di sballate imprese commerciali
e implacabile seduttore delle signore che frequentano una palestra dove
fa l'istruttore; Saverio, piccola borghesia, studente alla Luiss, che
alterna il doppiopetto con cravatta aspirante yuppie, con il giubbotto
nero borchiato da metallaro; Rocco, taciturno operaio edile di origine
siciliana; Margherita, figlia di bottegai, universitaria iscritta alla
Fgci; Sonia, l'unica con esperienze professionali nel campo della musica.
Mentre sullo sfondo scorrono le immagini e i suoni della grande storia
che si rimette in moto, tra le umide mura della cantina che ospita le
prove del gruppo, si dipanano le piccole storie di sei giovinezze che
stanno per concludersi. Un ritratto dal vero di una generazione che
forse, tra dieci-quindici anni non potrà girare un suo "Grande freddo"
perché non vive un "Gran caldo", ma che, come ogni generazione, conosce
gli entusiasmi, le delusioni, i grandi tradimenti e i piccoli eroismi
che rendono indimenticabile e struggente la giovinezza di ogni generazione.
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