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Grazia Scuccimarra si presenta quest'anno al pubblico con una commedia
a cinque voci. Senza tradire il suo stile brillante e sarcastico, cerca
di articolare meglio, in cinque personaggi, il suo modo di guardare
la vita. Sono accadute molte cose ultimi tempi nella nostra società,
e la Scuccimarra come al solito si sforza di dare una personale chiave
di lettura. L'attenzione, ancora una volta, è appuntata inizialmente
sulla famiglia, ma da qui velocemente si dilata per sottolineare i profondi
cambiamenti e gli eterni immobilismi che caratterizzano da sempre l'essere
umano. La chiave di lettura è quella della satira; l'obiettivo, quello
di isolare pregi e difetti della società nella quale tutti agiamo; il
mezzo, quello della risata un po' amara un po' allegra, necessaria per
poter meglio accettare il ridicolo, il patetico, il fragile, il contraddittorio
di cinque personaggi che si dibattono tra le mille difficoltà del vivere,
e nei quali tanti di noi possono riconoscersi. Alla Scuccimarra è sempre
piaciuto isolare i paradossi esistenti in situazioni apparentemente
normali: lo fa anche quest'anno, con un maggiore stupore per quel cinismo
che va sempre più caratterizzando i rapporti sociali e politici.
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