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Teatro
dell'Arca
presenta
LE
ALLEGRE COMARI DI WINDSOR
di William Shakespeare
con
ANDREA SOFFIANTINI, PAMELA BETTINI,
FATIMA MARTINS,
FRANCO PALMIERI, STEFANO BRASCHI, SERGIO CANGINI,
GIAMPIERO PIZZOL, OTELLO CENCI, DANIELA REGGIANINI,
DAVIDE ARCANGELI, GIAMPIERO BARTOLINI
regia
Tadeusz Bradecki
scene e costumi Frnaco Vignazia
luci Sergio Cangini
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Si tratta di una commedia
dal ritmo travolgente con costante cambiamento di trama e di luoghi,
tutti nei pressi di Windsor, autentico paese delle burle. Centro dell'intreccio
è la locanda della Giarrettiera, sede permanente dell'eroicomico cavalier
Falstaff e del suo trio di servitori birbanti, ma anche la piazza del
paese, il bosco e la casa della signora Ford ospitano la chiusa delle
famose beffe amatorie ai danni dell'enorme protagonista dell'opera.
Ma non solo Falstaff sarà il burlato, cacciato dapprima dentro la cesta
della biancheria, poi bardato da donna e bastonato, infine spaventato
da fatate apparizioni notturne, bensì tutti avranno il simpatico e sferzante
castigo dei loro vizi: il gelosissimo Ford si dannerà per trovare l'amante
della moglie, i due intriganti coniugi Page vedranno delusi i loro progetti
di matrimonio per la figlia Anna, che così burlerà i troppo pretenziosi
suoi pretendenti. Ma tutte le figure con cui Shakespeare anima Windsor
sono coinvolte in questo gioco teatrale: Caio, un dottor francese stilizzato
sulla falsariga della Commedia dell'Arte, il timido amoroso Mingherlino,
il vecchio magistrato Sommario, il balbettante reverendo don Ugo, il
pacioso e gaudente oste e via di seguito. Ecco, questo è il vero popolo
shakesperiano che ruota attorno a Falstaff e che abita Windsor, questo
è l'autore delle burle che Shakespeare sembra suggerire come antidoto
alla tragedia, come spada di legno, ma pur più efficace del ferro contro
la malizia umana e l'umana volontà di padroneggiare il destino dei fatti.
Ma, poiché tutti sono burlatori e burlati, forse la vera Comare che
tutti ci beffa e ci sorprende facendoci cadere sulle rovine del nostro
monumentale peso, è proprio la vita nel suo libero gioco di eventi.
Guai infatti a cercare di mettere la vita nella scatola stretta della
nostra mente! Meglio è, come sembra fare in queste frizzanti pagine
il Maestro inglese, seguirla e amarla di battuta in battuta e istante
per istante.
Le difficoltà sono tutt'uno col piacere di far teatro: la difficoltà-piacere
sta nella ricerca della giusta poetica. Continuare "il sogno" ci affascinava,
ma c'era e c'è un rischio: non abbiamo l'equipaggio per un'avventura
scenica che presuppone almeno ventitré personaggi, tanti ne richiede
"Le allegre comari" e noi contiamo solo su undici attori; ecco allora
la necessità di giocare dentro il testo prendendosi quelle libertà che
la commedia stessa, per la sua struttura, rende lecite. Essa infatti
è una miniera di schemi di teatro comico di ascendenza plautina; è una
commedia scritta post-eventum e quindi tale, per natura originaria,
da lasciare spazio alla creatività dei comici. Ci sembra pertanto di
avere lavorato con sostanziale fedeltà al testo; non abbiamo voluto
fare uno spettacolo elisabettiano: non avremmo potuto e poi, "a quoi
bon?". Certo, ogni sera occorre rinnovarsi sulla scena; essere freschi
per quel determinato pubblico che non è mai identico a se stesso".
Tadeusz Bradecki
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