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Con La Vedova Allegra
si riprende lo spettacolo che la scorsa stagione ha avuto un successo
tanto grande quanto sorprendente. Questa edizione de La Vedova Allegra
ha messo d'accordo tutti: gli appassionati, il pubblico e la critica.
Forti di tale successo abbiamo ritenuto opportuno riproporre il capolavoro
di Lehàr che si avvale della coproduzione del Teatro Romolo Valli di
Reggio Emilia, il cui prezioso contributo si rafforza ogni anno e resta
il primo ed unico caso di stretta collaborazione tra un teatro lirico
di tradizione ed una Compagnia d'operetta. Nel 1893, cent'anni fa, a
Parigi al numero 3 di Rue Royale, apriva quello che sarà il "cafè-restaurant"
più famoso della "belle-epoque". "Chez Maxim's". Ancora oggi "Maxim's"
rappresenta agli occhi di mezzo mondo la Parigi elegante e spensierata
e gaudente di inizio secolo e questo grazie soprattutto alla pubblicità
che gli è venuta dalla ambientazione de La Vedova Allegra di Lehàr:
l'operetta più popolare e più amata in tutto il mondo, che sempre più
si avvicina al milione di rappresentazioni, un record ineguagliato da
qualsiasi spettacolo teatrale. Affrontare oggi La Vedova Allegra può
essere certamente un'arma a doppio taglio in quanto, se da un lato la
sua enorme popolarità assicura un buon successo di pubblico, è altresì
vero che questo è in buona parte pronto per confrontare il nuovo (cioè
questa edizione firmata da Corrado Abbati) con quanto già visto o sentito.
Qual'è stato dunque l'iter che ha portato a questa "nuova" Vedova Allegra?
Innanzi tutto Abbati ha cercato, dopo uno studio approfondito sia della
partitura che del libretto, di fissare quale obbiettivo l'unione del
nuovo con la tradizione, togliendo da quest'ultima le incrostazioni
di vecchio e gli abusi facendo però molta attenzione a non cadere di
contro, in eccessi che facciano perdere all'operetta la sua qualità
peculiare: il divertimento. Senza paura, dunque, che l'operazione potesse
venire schiacciata dal peso di un passato difficile da amministrare
ed esplorare (esistono tante edizioni che individuare l'origine è impresa
ardua) Abbati ha cominciato a lavorare ricercando anche in "l'attaché
d'Ammassare" di Melica, il testo da cui i due librettisti Stenia e Léon
hanno tratto la vicenda raccontata ne La Vedova Allegra, quelle qualità
potenziali che hanno fatto dell'operetta di Lehàr un così grande successo.
Si è poi mosso sotto il profilo esecutivo, cercando di ricreare uno
spettacolo ricco di charme, nostalgia, proporzioni e di buon livello
interpretativo. Così, e non senza fatica, ha voluto cantanti anche nei
ruoli che la tradizione operettistica italiana assegnava ad attori,
sviluppando un "impianto musicale" di cui si fa parte integrante la
presenza dell'orchestra dal vivo. Ed è in questo "impianto" che si muovono
le schermaglie amorose dei protagonisti, le donnine allegre e i mariti
che vedono solo le corna degli altri e non le proprie.
All'ambasciata del Pontevedro a Parigi, c'è gran fermento. Sta arrivando
la Signora Anna Giavari, giovane vedova del ricchissimo banchiere di
corte. L'ambasciatore, il barone Zeta, ha ricevuto l'incarico di trovare
un marito pontevedrino alla vedova e questo per conservare i milioni
di dote della signora, in patria. Infatti se la Signora Giavari passasse
a seconde nozze con un francese, il suo capitale lascerebbe la Banca
Nazionale Pontevedrina e per il Pontevedro sarebbe la rovina economica.
Njegus, cancelliere dell'ambasciata, è un po' troppo pasticcione per
una simile impresa ma c'è il conte Danilo che potrebbe andare benissimo.
Njegus e Zeta tentano di convincerlo ma lui non ne vuole sapere. Tra
Danilo e Anna c'era stata una storia d'amore finita male a causa dell'opposizione
della famiglia di Danilo. Da parte sua la vedova pur amando Danilo,
non lo vuole dimostrare e fa di tutto per farlo ingelosire. Frattanto
si snoda un'altra storia d'amore che vede protagonisti Valencienne,
giovane mogliettina di Zeta, e Camillo de Rossillion, un diplomatico
francese che la corteggia con assiduità. I due si danno convegno in
un chiosco. Li sta per sorprendere il barone Zeta quando Njegus riesce
a far uscire per tempo Valencienne ed a sostituirla con Anna. La vedova
sorpresa con Camillo! Tutti sono sconvolti, Danilo furioso abbandona
la festa. Tutto ormai sembra compromesso ma Njegus, vero Deus ex-machina,
riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Anna e Danilo
il loro reciproco amore. La patria è salva. D'ora in poi la Signora
Giavari non sarà più La Vedova Allegra ma la felice consorte del conte
Danilo Danilowitch.
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