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Il motivo centrale di
questa commedia, scritta nella forma in cui la possediamo - nel 1598
- dal più grande autore teatrale di tutti i tempi, sembra essere quello
dell'amante indotto in inganno per mezzo di una persona che assume le
sembianze dell'amata; tale è la vicenda che coinvolge i personaggi della
giovane Ero e dell'amante Claudio. Questo motivo è sicuramente quello
più evidente, ed è quello che ha appassionato e tutt'oggi appassiona
le platee di tutto il mondo; insieme a quell'altro motivo, che fa da
contraltare al primo, di segno palesemente umoristico, che è quello
dell'amore impossibile, o meglio dell'unione amorosa improbabile, fra
Beatrice e Benedetto, eterni scapoli pronti ad attirarsi e a respingersi
in schermaglie comiche e a tratti farsesche. In realtà a guardare bene
- o meglio a "leggere bene" - questa commedia ci si accorge che essa
si presenta come quelle monete molto preziose, delle quali si considera
"la faccia" più importante trascurando a volle di girarla, e fermare
invece l'attenzione anche sull'altro lato o "faccia", della moneta.
Insomma questa commedia shakespeariana può riservare molte più sorprese,
di quante in realtà, all'apparenza sembra offrirci esattamente come
il titolo pare sbeffeggiare la stessa vicenda che l'Autore ci andrà
a raccontare. In molto rumore per nulla tutto è doppio, ci sono due
principi, Don Pedro e Don Giovanni, di segno opposto. II primo è buono,
il secondo è cattivo, in quanto fratellastro invidioso e pieno di rancore;
e ci sono due donne da maritare. Ero e la cugina Beatrice. La prima
donna - più giovane - sembra naturalmente portata all'amore coniugale,
la seconda meno giovane, si dimostra restia ad ogni possibile unione.
A queste due figure femminili corrispondono simmetricamente due figure
maschili: Claudio - più giovane - ardente innamorato di Ero e poi ingannato
nel suo amore nel corso della vicenda, e Benedetto che si contrappone,
come un immagine speculare, al comportamento bisbetico e spiritoso di
Beatrice. Al seguito del "cattivo" Don Giovanni troviamo due loschi
figuri : Corrado e Borraccio di segno negativo anch'essi, che vengono
- anche in questo caso - simmetricamente contrapposti ad altri due loschi
Individui ma di segno positivo, che sono lo Sceriffo e il Capo quartiere,
chiave di volta dell'inganno messo in atto ai danni dei due giovani
innamorati Ero e Claudio, dal perfido Don Giovanni, inganno sventato
appunto dalla coppia di segno positivo. Vi sono poi due fratelli Leonato
ed Antonio che sono entrambi di segno positivo, solo che il primo è
il padre di Ero fino al momento delle nozze di questa con Claudio, che
culminano in uno svenimento e in una morte "apparente" di Ero; il secondo
- chiarito l'inganno, e lasciato credere a Claudio della dolorosa e
irrimediabile scomparsa di Ero - si assume la "paternità" di una Figlia
molto somigliante ad Ero, che - toltasi il velo - di fronte a Claudio
sposo ingannato e ora pentito, si rivela la stessa Ero. Oltre alla quasi
perfetta simmetria dei personaggi - visti come caratteri di segni opposti
- v'è anche una sorprendente simmetria negli avvenimenti. Due sono gli
inganni: il primo, di segno negativo, motivo centrale della commedia,
è appunto quello realizzato ai danni di Claudio, nel quale viene fatto
credere al povero giovane che Ero si concede ad un altro nomo (tale
inganno viene messo in atto con una "controfigura" di Ero, la somigliante
Margherita). II secondo inganno, sempre molto simmetrico, ma di segno
positivo per il suo scopo, e quello messo in atto dalle donne nei confronti
di Beatrice, e dagli uomini nei confronti di Benedetto lasciando credere
ad entrambi che l'uno nutrisse un amore segreto per l'altra e viceversa.
Due sono anche i matrimoni, come doppia è la scena del matrimonio: nella
prima CIaudio interrompe il rito e non Sposa Ero, perché fuorvialo dell'inganno;
nella seconda, e quindi alla ripetizione della cerimonia, lo stesso
Claudio sposerà "un'altra Ero" e, sempre simmetricamente, verranno finalmente
uniti in matrimonio anche gli animosi Beatrice e Benedetto. In questo
modo si potrebbe continuare a parlare di questa commedia, "vendendola"
come un racconto dove ogni accadimento è simmetrico ed opposto ad un
altro dove il bianco è contrapposto al nero, come il giorno alla notte,
dove ogni cosa sembra apparenza: l'amore, la calunnia, e quindi l'odio,
la vita e quindi la morte. Proprio perché ogni cosa, come ogni avvenimento,
come ogni personaggio come ogni parola ha il suo esatto contrario; cosi
l'uomo alle prese con i contrari, che sono gli specchi "degli opposti,
se non sa mettere in atto il gioco dell'equilibrio simmetrico, rischia
veramente di creare molto rumore per nulla.
Antonio Syxty
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