La Repubblica, Sabato 11 Dicembre 1993
"Uomini senza donne" scritto e diretto da Angelo Longoni.
Figli ma con distacco. Il duo Gassman-Tognazzi junior.
Non faremo una virgola di torto all'evoluzione sempre più personale di Alessandro Gassman e di Gianmarco Tognazzi se noteremo che, alle prese ora con la commedia Uomini senza donne di Angelo Longoni, questa ditta di 'figli' ha occasionalmente molte carte in regola per autorappresentarsi, per ben delineare due complottanti ma anche competitivi caratteri, retaggio paterno per entrambi, cui però si sommano (ecco il bello) certe nuove reticenze e odierne disillusioni, un po' insomma dello scetticismo generazionale corrente. Vederli lavorare insieme è un piacere. Il terreno d'incontro, e cioè il testo di Longoni che già valutammo come un più che discreto documento di dialettiche giovanili in una prima edizione dell'89, mantiene intatte le prerogative di uno studio sull'incongruenza e l'inadeguatezza in tema di disinvoltura, di confidenza tra amici a proposito di rapporti con l'altro sesso. E stavolta, ancora con la regia dell'autore, la vicenda da l'impressione di una maggiore aderenza alla realtà. Alessandro Gassman, 1,88 d'altezza, occhi neri, capelli neri curiosamente appiattiti pervia forse di un debole per la boxe cui indulge il suo personaggio, figura priva di nome e distinguibile, per farla breve, in quanto è 'quello alto', veste i panni di un acerbo pubblicitario con computer portatile, ragazzone salutista, introverso mangiadonne (pure se dipendente, in apparenza, da certe telefonate), e recita la parte dell'ex coinquilino ospite che viene chiamato in causa, in tempo reale, all'inizio e alla fine del copione, mentre l'ampio blocco centrale è costituito da un minuzioso flashback. Nel tempo che lui impiega per raggiungere l'altro, da cui ha ricevuto una telefonata notturna d'appello (perché in crisi di paranoia e ormai di solitudine), a noi è dato di ripassare al vaglio il rapporto preesistente fra loro due scapoli che hanno diviso il medesimo tetto. Gianmarco Tognazzi, statura più comune e perciò evocativa dell'attributo 'quello basso', barbetta incolta, un fare trasandato, nervosismo a fior di pelle con qualche morbosità cameratesca, incarna a sua volta le (altezze di un tipico 'creativo', un sassofonista ombroso, vittimista nato, col debole per birra e alcolici, magari col vantaggio (almeno così sembra) d'aver accalappiato una donna con cui vantare una relazione. I due si sfottono, alludono, si punzecchiano, ma in realtà non s'aprono granché in materia di fatti intimi e sentimentali (o da ganzi), soprattutto 'quello alto'. Uomini senza donne è una mappa di diversivi, è un diario di omertà, è anche però un libro fin troppo aperto di slealtà in corso. Un lieve difetto già da noi riscontrato, nel senso che s'intuisce dove la storia vada a parare. E tuttavia oggi è uno spettacolo da non perdere. Bravissimi Gassman jr. e Tognazzi jr. La regia di Longoni s'è inserita con vulnerabilità beffarda nell'ambiente su misura di Alessandro Chiti, di colori ben contrastati.
Rodolfo Di Giammarco

Corriere della Sera, Mercoledì 8 Dicembre 1993
Alessandro Gassman e GianMarco Tognazzi la "strana" coppia.
Due Junior fra le donne.
"Non imitiamo i papà, ma la somiglianza esiste".
Alessandro Gassman: altezza un metro e 88, occhi neri, capelli neri; conoscenza delle lingue francese e inglese. GianMarco Tognazzi: altezza non si sa, occhi marroni, capelli castani; conoscenza delle lingue, dato non pervenuto. La strana coppia. Il primo, figlio del grande Vittorio, anche quando presenta il suo curriculum vitae è meticoloso, preciso nei dettagli. Il secondo, figlio del grande Ugo, non si preoccupa troppo delle presentazioni. Il primo ha un fisico atletico, prestante, sa di piacere alle donne. Il secondo dice: "Non sono molto alto. Ho le gambe a "ics" come mio padre e come lui non ho molti capelli in testa". Il primo ha l'aria sicura, professionale. Il secondo è pieno di dubbi e arriva in ritardo alle prove. E ancora: il primo alterna, nel suo lavoro, esperienze impegnate accanto al padre ("Ulisse e la balena bianca") a divertimenti più mondani come "Le faremo tanto male" di Pino Quartullo accanto a Stefania Sandrelli; il secondo è decisamente più concentrato sul versante drammatico, con spettacoli teatrali ("Crack") e cinematografici ("Ultra") attenti ai gravi problemi all'attualità sociale, dalla droga ai fenomeni di violenza metropolitana. Sono amici, sulla scia di un vecchio sodalizio familiare. E da un po' di tempo lavorano insieme in cinema e in teatro. Da poco hanno finito di girare un cortometraggio, "Buona domenica", dove rendono un affettuoso omaggio, trent'anni dopo, al film di Dino Risi "II sorpasso". L'altra sera hanno debuttato all'Argot Teatro con lo spettacolo "Uomini senza donne" di Angelo Longoni. Un corpo a corpo fra due trentenni in crisi dove, guarda caso, Alessandro fa la parte di un duro, aitante, pubblicitario rampante, dongiovanni senza cuore; Gian Marco è invece un sassofonista incompreso, alcolizzato, di scarso successo con l'altro sesso, con la mano perennemente sullo stomaco a trattenere un'ulcera che non vuole passare. All'anteprima familiare dello spettacolo sono andati ad applaudirli papà Vittorio e mamma Bettoja. Il primo ha detto al figlio: "È la più bella interpretazione che ti ho visto fare". La seconda ha detto all'altro figlio: "Vedo te e vedo Ugo". Poi, nei camerini, la processione degli amici e colleghi. L'Argot, piccola fucina di nuovi talenti, era pieno come un uovo. In platea c'era anche un altro figlio d'arte, l'attore Francesco Siciliano (figlio di Enzo), e poi Giulia Fossa, Orso Maria Guerrini e qualche impresario teatrale. Tutti a dire "bravi! bravi!" e Alessandro e GianMarco escono alla ribalta per raccogliere l'ovazione con le facce pallide, dopo un'ora e mezzo di serrato e intenso dialogo drammatico. Osserva Gassman junior: "Mio padre di solito è molto severo con me, non mi fa molti complimenti. Ma questa volta gli sono proprio piaciuto. Quanto poi alla ricomposizione della coppia, lui dice che può funzionare, perché siamo molto affiatati". Tognazzi junior è dispiaciuto: "Finora sono venute a vedermi mia madre, mia nonna e mia sorella. Non è ancora venuto Ricky, non capisco perché. Ci tengo molto al suo giudizio, ma lui è sempre troppo impegnato". La storia si ripete. I due attori-amici si sono praticamente assegnati gli stessi ruoli che furono dei loro padri. Dice Alessandro: "Non lo facciamo apposta. È una questione genetica". Aggiunge Gian Marco: "Non vogliamo fare l'imitazione dei nostri genitori, ma la somiglianza è inevitabile". Anche per il prossimo progetto cinematografico i due figli d'arte ripercorrono in certo modo il solco tracciato dagli illustri padri. Lo sceneggiatore Stefano Reali sta scrivendo per loro una storia dove Alessandro e Gian Marco sono due scansafatiche aspiranti portaborse: due vigliacchi, che si mettono in politica e finiscono in carcere. Ma insistendo su questa linea, i due rampolli non rischiano di rimanere intrappolati in una gabbia caratterial-familiare? Rispondono all'unisono: "Non c'è pericolo. Abbiamo già deciso in futuro di scambiarci i ruoli, ribaltando i personaggi. E poi, sia pure nella somiglianza, siamo molto diversi, se non altro per una questione anagrafica".
Emilia Costantini

Il Messaggero
...Giovani & belli, come li vogliono le ragazzine, ma anche bravi, efficaci, forti di un'asciuttezza e di una verità non sempre riscontrabile nei cosiddetti attori maturi... Longoni scrittore li serve a dovere. Battute rapide, discorsi credibili, l'odissea domestica di una coppia incompatibile, ma cementata dal disordine dei valori che accomuna i giovani d'oggi...
Rita Sala

Corriere della Sera
...Scanditi dalle belle canzoni di Paolo Conte, i quadri si susseguono incalzanti, gestiti con ottima padronanza da due attori che dimostrano di lasciarsi alle spalle il loro essere figli d'arte per cercare ruoli più congeniali, più emozionanti. ...L'immediatezza elegante del testo, l'attenzione mai pressante della regia, hanno reso possibile uno spettacolo come dovrebbero essere tutti i cosiddetti testi "contemporanei"...
Barbara Gizzi

La Sicilia
...Onore dunque ad Alessandro Gassmann e GianMarco Tognazzi che una tale sfida hanno avuto l'audacia di proporre e l'abilità di superare in tutta disinvoltura, con il determinante apporto di un testo confezionato su misura, drammaturgicamente ben costruito, sul filo di un dialogo incalzante, intelligente e spiritoso, mai superficiale...
Rita Cari