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Un'insegnante commette l'errore,
una sera, di dire ad uno dei suoi allievi ciò che pensa del suo talento.
Grosso errore: l'allievo insicuro e rancoroso, non avrà pace finché
non avrà ottenuto la sua vendetta, che è mettere anche l'insegnante
davanti ai suoi difetti, le sue finzioni, le sue sconfitte. Ha la traiettoria
di un boomerang questa lotta mortale sotto la pioggia di una grande
città. E' lecito giudicare gli altri?...Come bisogna lottare contro
questo congegno infernale: l'opinione degli altri?... Rinviandogli il
nostro boomerang, ciò che noi pensiamo a nostra volta di loro!
Il mio sogno: diventare un boomerang.
II desiderio di un autore di teatro: appropriarsi dei gesti degli altri,
delle loro reazioni, delle loro abitudini; sottolineare le improvvise
malvagità le inconsce debolezze, gli attimi fuggevoli in cui inciampano
e si tradiscono, e attraverso i quali ci si potrà, a nostra volta, tradire.
Non sono mai stato un allievo di un corso di arte drammatica e neanche
conosco a fondo l'ambiente dei professori e degli studenti universitari.
Però conosco bene e ho subito infinite volte la crudeltà la presunta
franchezza degli altri. Quelli che ad ogni costo vogliono dirvi ciò
che pensano di voi, come hanno afferrato ciò che giudicano negativo
di voi, come vi hanno "capito" e come, adesso, sono in grado di descrivervi.
Anche voi, tutti voi, li avete incontrati quei tipi. E forse, allo stesso
modo, gli avete fatto subire gli effetti della vostra acutezza. Io almeno,
ho sempre sentito l'istinto di contrattaccare. Dentro di me ho infinite
repliche di riserve micidiali, di giudizi capaci di annientare la persona
presa di mira, tanto, mi sembra, io sarei lucido, freddo, implacabile,
ma giusto in confronto a loro. Purtroppo, o per fortuna, non lo so,
raramente nella vita di tutti i giorni si riesce a lasciarsi andare
a questa battaglia per la verità. Di qui il piacere di scrivere per
il teatro, il piacere di far nascere personaggi, dei personaggi che
diventano veri, o almeno ci provano. Molto tempo fa ho scritto una commedia
che si chiamava "Ditemi che ho talento". Questa volta mi piacerebbe
che qualcuno mi dicesse: "hai capito qualche cosa, hai saputo ritagliare
qualche figurina da quel grande album figurato che è la vita". E grazie
al talento degli attori, queste figurine diventano anime. Io abito voi,
voi mi abitate. Sapete un autore è sempre un pò megalomane, ma grazie
a Dio, lo è anche il pubblico. La prova è che alla fine giudica. Coraggio
allora, giudicatemi.
Bernard da Costa
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