La Stampa, 21 novembre 1991
Grazia Scuccimarra geniale buon senso
Torino - Grazia Scuccimarra la sua parte per contrastare la piega sbilenca di certi nostri costumi la sostiene con impegno incrollabile. Dal 1978 in ogni recita raccoglie un dossier talmente fitto di spunti che quando porta in scena un nuovo monologo è legittimo il timore che il repertorio finisca con l'assomigliare a se stesso. Invece no, nel paniere inesausto dei peccati e delle imbecillità universali, lei scova nuova materia prima. Poi la trasforma in prodotto riferibile al quotidiano femminile e finisce con regalare al suo pubblico schiuma trasformata in trattenimento esilarante. Così è accaduto con "Una ragione c'è sempre", l'ultima chiacchierata offerta al Teatro Erba dalla simpatica attrice, autrice, regista al pubblico torinese che - detto per inciso - le vuole un gran bene. "Anche il Padreterno si è accorto di questa cavolata di vita che ci ha dato, non per niente ci ha promesso la vita eterna" esordisce la professoressa abruzzese, dalla mite aria casalinga. E lì, davanti ad un uomo-fantoccio, comincia a sminuzzare una realtà che dura da sempre, fatta di perbenismi, di villanie, di banalità scontate, di noia, di compromessi, e senza lasciar mai errare sulla faccia ancora fresca come una mela una seppur vaga aria di disprezzo - serafica, pacifica, benefica - mena stoccate salutari. Intanto imbastisce una critica intelligente, ironica e malgrado tutto, affettuosa della società di ieri o di oggi. Non è impertinente, non è insolente non è feroce (alle donne que- sta grazia non è concessa), ma questa signora dal vivace e libero temperamento di attrice, nebulizza un personalissimo acido corrosivo. Nella vicenda sociale che percorre, spesso l'inciampo è l'uomo, lo specchio deformante dell'immagine femminile, il barbaro di sempre che dopo la liberazione di Eva stenta a liberarsi lui stesso dai suoi difetti, ben inteso. E dato che le cose non sono molto cambiate, perché la donna "si è seduta, anzi sdraiata" dopo le magre conquiste, quel tasto del femminismo lei lo pigia ancora, tenace e agguerrita, fra un gran parlar di scuola, di memorie, di figli (quando ti nascono non sai chi ti metti in casa) di spettacoli (il solo cognome che aiuta a far carriera è "puttana", i suoi figli lo sanno). Fitto e inafferrabile è il copione che si moltiplica in mille rivoli infiniti, spassosa istantanea con qualche ombra di amarezza che fissa il tempo mai fuggente delle piccole storie di prepotenza fatta in casa e le connota di ridicolo. La Scuccimarra non stanca mai. Quello che la rende irresistibile è il talento di erogare intelligenti motivi di risate, la destrezza nelI'infiggere spilloni nei gonfiori esagerati e nel portare ordine nelle proporzioni alterate dal preconcetto. L'alone carismatico di questa antidiva con doti di grazia di intelligenza e di squilibrio, è tutta qui: possiede la dimensione delle cose, il sacrosanto buonsenso, virtù asfittica sotto i nostri cieli.
Mirella Caveggia