Fox & Gould Produzioni s.r.l.
Magnifico s.r.l.
in collaborazione con il
Festival dei Due Mondi di Spoleto
presenta
no


SUNSHINE
di William Mastrosimone
traduzione di Marco Mattolini

con
MARIANGELA D'ABBRACCIO
MASSIMO DE ROSSI

e con
Alberto Luciani

regia
Marco Mattolini

scene Alessandro Chiti
costumi Loretta Mugnai
musiche Maurizio Dami


Testo inquietante e tenerissimo, trasgressivo e di lucidissima attualità, comicamente accattivante e drammaticamente poetico, Sunshine, è uno dei più recenti successi di William Mastrosimone, scrittore americano di evidente origine italiana, drammaturgo di spicco della generazione degli Shepard, dei Mamet, degli Innaurato, dei Rabe (nel nostro paese lo si è conosciuto per una delle sue prime pièces Extremities da cui era anche tratto un film, protagonista Farrah Fawcett, che in italiano diventò: Oltre ogni limite). La distanza del testo dalla nostra realtà che qualcuno vede come un limite, può diventare l'elemento di forza di una messa in scena che tende a sottolineare l'emblematicità della vicenda al di là del suo specifico ambiente, a farne una metafora moderna e non barbosa della condizione dei rapporti della nostra epoca. Le proiezioni fantastiche a cui si è costretti a far ricorso per recuperare il proprio eros, la difficoltà di contatti limitati e limitanti, le incomprensioni e i problemi creati dall'evolversi tumultuoso dei ruoli sessuali, la discrasia fra disponibilità dell'uno o dell'altra, la paura di fare l'amore che nasconde in realtà la paura di amare, non sono certo solo affari di Sunshine. In tempi in cui buona parte della nuova drammaturgia sembra barricarsi dietro il simil-vero di climi generazionali che sotto un'apparenza disincantata e una superficie anticonformista nascondono intrecci e dinamiche scontate e ripetitive, è una fortuna avere per le mani una commedia che per la sua stessa struttura consente di saltare a pie pari le trappole del naturalismo, i rischi dell'identificazione immediata tra quello che si vede in scena a la diretta esperienza personale. C'è bisogno di un nuovo estraneamento che conta invece proprio sulla distanza di sicurezza che divide lo spettatore comune da quelle situazioni limite e consente un confronto critico con l'istintualità , l'esperienza emotiva, il mondo inferiore di ognuno , che è poi quello che Fassbinder proponeva reinterpretando alla sua maniera l'insegnamento di Brecht. Quando meno te lo aspetti, il verosimile della scena in cui è innescato il formidabile potenziale della trasgressività e quello non meno dirompente della risata, ti porta a fare i conti con le verità della tua mente e del tuo cuore. Su questa concezione si cimenta per la prima volta insieme un gruppo di operatori di diversificatissima provenienza. Gli ambienti della commedia - il peep-show e il rifugio di Nelson che ha i connotati della provvisorietà di quella scelta abitativa - consentono ad Alessandro Chiti di comporre in maniera non realistica elementi e materie assolutamente verosimili; i visuals elaborati elettronicamente da Giovanotti Mondani Meccanici - uno dei più interessanti gruppi di Video art europei - suggeriscono per associazione altre dimensioni sia alla cabina del porno shop che all'ambiente di Nelson; i costumi di Loretta Mugnai mettono a confronto i due look professionali di Sunshine e di Nelson con la dimensione quotidiana del loro abbigliamento; il sistema fonico disloca le fonti sonore per diversificare la musica di commento da quella di ambiente - entrambe composte e realizzate da Maurizio Dami - e usa i microfoni per sottolineare l'inesorabile separazione dell'intimità del peep-show; l'interpretazione, affidata a tre giovani attori "multimediali" che scelgono il teatro per la sua diversità e non per le parentele con gli altri mezzi, gioca sul contrasto fra il "recitare" delle finzioni amorose e non, e la verità del dolore e della conoscenza.
Marco Mattolini