Piccolo Eliseo
presenta



LO STRANO CASO DI FELICE C.
di Vincenzo Salemme

con
NANDO PAONE, CARLO BUCCIROSSO,
VINCENZO SALEMME, ANTONIO FERRANTE,
ADELE PANDOLFI, DODO GAGLIARDE, DANIELA MARAZITA

regia di
Vincenzo Salemme

scene e costumi Silvia Polidori
musiche Germano Mazzocchetti


II tempo della commedia coincide perfettamente col tempo della sua composizione: si tratta del periodo '89 - '90. Come nella realtà, il comunismo crolla anche nella commedia; crolla ma lascia tracce indelebili, nevrosi irreversibili, di cui Felice C. rappresenta un caso singolarmente emblematico. Vissuto da sempre nell'obbedienza cieca ai precetti dell'ideologia comunista, egli si accorge improvvisamente - nel nuovo, inatteso stato di cose - di non saper vivere come individuo isolato. Esponente tipico dell'uomo-massa, Felice C. vede esplodersi dentro tutte le nevrosi individuali fino a quel momento placate dall'oppio dell'ideologia. Così perde tutto: la moglie, il lavoro, gli amici, la dignità. Perde anche la ragione, tanto da pretendere una pensione d'invalidità, che però il funzionario dell'INPS, cattolico integerrimo, gli nega recisamente. Ma lo scontro tra Felice e il funzionario si sviluppa in modo strano e imprevedibile: alla fine anche il funzionario, posto di fronte ad una scelta che lo isola come individuo, si rende conto di essere stato sempre e soltanto un ingenuo e mediocre uomo-massa, incapace di vivere in maniera veramente responsabile e dignitosa. Benché l'autore senta ed affronti seriamente il contenuto, la commedia offre saporite situazioni comiche, dovute alla presenza di un personaggio divertentissimo, che alla fine si rivela come il deus-ex-machina della vicenda: il nonno del protagonista.

Compatite il ciuffo ribelle di Felice C., compatite il suo aspetto sgualcito. Da un po' di tempo Felice C. ha qualche problema: s'è esaurita una spinta propulsiva che aveva dentro. Una qualunque: in origine ognuno ha la propria. Non avete anche voi la vostra? Felice C. ha l'apparente età di quarant'anni, ma non è l'età che conta. Conta il suo disappunto, la sua buona coscienza, la sua impazienza. Ride di se stesso: voi siete pronti a riderne? Perché ha le sue regole, Felice C.. Un solo esempio: avete visto mai un lavoratore di vetri, a semafori? Ebbene, Felice C. non è che si fa lavare un vetro solo, si fa lavare tutta la macchina, e paga: è questa la sua malattia. Perché Felice C. è malato, non ci sono dubbi, egli non ne ha, almeno: semmai il guaio è che poi, qualcuno, dubbi ne ha. Ed ecco a voi presentata la seconda malattia di Felice C.. Insomma, quante notizie si possono avere di Felice C? L'abito che rivesta la commedia di Vincenzo Salemme è tutto qui: nella sistemazione delle notizie intorno al suo strano caso. Ma occuparsi delle sue regole è vano perché ognuno dovrebbe prestare più attenzione alle proprie: questa, infatti, è la sostanza della commedia. Tra i due poli c'è la passione per l'intreccio. Tutto comincia da quella spinta propulsiva che s'è esaurita e dagli equivoci che l'esaurimento ha provocato. Cioè, quando la malattia avanza, a chi tocca prendere provvedimenti? Valutate voi questo banale esempio: avevate una colonna a sostegno della vostra casa; la colonna è caduta; a chi spetta il compito di ricostruirla? Chi dovrà contribuire a rimettere in piedi gli avanzi della vostra amata casa? Felice C. una risposta se l'è data: io vi invito ad andarla a cercare. Ma per il momento posso anticiparvi che questa risposta gliela fornita il caso. Beato lui, direte voi, mica vero, dico io: ha dovuto imparare a ridere di se stesso, prima. E in fretta: approfittatene prima che si esauriscano anche le vostre spinte propulsive…
Nicola Fano