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II tempo della commedia coincide perfettamente col tempo della sua composizione:
si tratta del periodo '89 - '90. Come nella realtà, il comunismo crolla
anche nella commedia; crolla ma lascia tracce indelebili, nevrosi irreversibili,
di cui Felice C. rappresenta un caso singolarmente emblematico. Vissuto
da sempre nell'obbedienza cieca ai precetti dell'ideologia comunista,
egli si accorge improvvisamente - nel nuovo, inatteso stato di cose
- di non saper vivere come individuo isolato. Esponente tipico dell'uomo-massa,
Felice C. vede esplodersi dentro tutte le nevrosi individuali fino a
quel momento placate dall'oppio dell'ideologia. Così perde tutto: la
moglie, il lavoro, gli amici, la dignità. Perde anche la ragione, tanto
da pretendere una pensione d'invalidità, che però il funzionario dell'INPS,
cattolico integerrimo, gli nega recisamente. Ma lo scontro tra Felice
e il funzionario si sviluppa in modo strano e imprevedibile: alla fine
anche il funzionario, posto di fronte ad una scelta che lo isola come
individuo, si rende conto di essere stato sempre e soltanto un ingenuo
e mediocre uomo-massa, incapace di vivere in maniera veramente responsabile
e dignitosa. Benché l'autore senta ed affronti seriamente il contenuto,
la commedia offre saporite situazioni comiche, dovute alla presenza
di un personaggio divertentissimo, che alla fine si rivela come il deus-ex-machina
della vicenda: il nonno del protagonista.
Compatite il ciuffo ribelle di Felice C., compatite il suo aspetto sgualcito.
Da un po' di tempo Felice C. ha qualche problema: s'è esaurita una spinta
propulsiva che aveva dentro. Una qualunque: in origine ognuno ha la
propria. Non avete anche voi la vostra? Felice C. ha l'apparente età
di quarant'anni, ma non è l'età che conta. Conta il suo disappunto,
la sua buona coscienza, la sua impazienza. Ride di se stesso: voi siete
pronti a riderne? Perché ha le sue regole, Felice C.. Un solo esempio:
avete visto mai un lavoratore di vetri, a semafori? Ebbene, Felice C.
non è che si fa lavare un vetro solo, si fa lavare tutta la macchina,
e paga: è questa la sua malattia. Perché Felice C. è malato, non ci
sono dubbi, egli non ne ha, almeno: semmai il guaio è che poi, qualcuno,
dubbi ne ha. Ed ecco a voi presentata la seconda malattia di Felice
C.. Insomma, quante notizie si possono avere di Felice C? L'abito che
rivesta la commedia di Vincenzo Salemme è tutto qui: nella sistemazione
delle notizie intorno al suo strano caso. Ma occuparsi delle sue regole
è vano perché ognuno dovrebbe prestare più attenzione alle proprie:
questa, infatti, è la sostanza della commedia. Tra i due poli c'è la
passione per l'intreccio. Tutto comincia da quella spinta propulsiva
che s'è esaurita e dagli equivoci che l'esaurimento ha provocato. Cioè,
quando la malattia avanza, a chi tocca prendere provvedimenti? Valutate
voi questo banale esempio: avevate una colonna a sostegno della vostra
casa; la colonna è caduta; a chi spetta il compito di ricostruirla?
Chi dovrà contribuire a rimettere in piedi gli avanzi della vostra amata
casa? Felice C. una risposta se l'è data: io vi invito ad andarla a
cercare. Ma per il momento posso anticiparvi che questa risposta gliela
fornita il caso. Beato lui, direte voi, mica vero, dico io: ha dovuto
imparare a ridere di se stesso, prima. E in fretta: approfittatene prima
che si esauriscano anche le vostre spinte propulsive…
Nicola Fano
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