Corriere della Sera
Pungere con Grazia.
Ironica e impietosa, ma sempre delicata, Grazia Scuccimarra imbastisce al Ciak due ore di monologo in cui viene messo a nudo il malessere di chi baratta anche se stesso per il successo. Il tutto tra grandi risate.
Al primo impatto, una femminista nostalgica: i capelli sale e pepe, più sale che pepe, le fanno volume intorno al viso dove gli occhi "pungono" dietro le lenti dalla montatura disinvolta; jeans o gonne lunghe a fiori, la vedresti sempre vestita così. Poi, con un timbro di voce nasale e rauco, Grazia Scuccimarra inizia la lezione di ironia (quanta autoironia), proprio quella che faceva difetto alle femministe storiche. Sono dei flash di una precisione millimetrica, dei "come eravamo" impietosi che colpiscono le donne, prima di tutto, ma che girano intorno al partner maschile con una delicatezza mortale degna di una tela di ragno. L'obiettivo non sembra però quello di giudicare, di mettere alla berlina, semmai di far parte il pubblico - con il quale la Scuccimarra ha davvero un rapporto di grande intesa - di una serie di scoperte, di folgorazioni di cui lei ha beneficiato. Affiorano i ricordi, le sensazioni, i travagli intimi di una donna al passato, o le incertezze, gli spaesamenti di una donna al futuro. In questo ultimo spettacolo "Graziaditutto", al Teatro Ciak dal 6 al 16 aprile, sempre suoi testo, regia e musiche (arrangiamenti di Giuseppe Cangialosi) come per tutti gli altri, ha scelto un tipo di donna, per comodità: nel binocolo ci sono, infatti, tutti quelli che nella società di oggi stanno male a rinunciare a se stessi. La protagonista, una scrittrice, deve consegnare un romanzo entro una data prefissata, una scadenza inesorabile già nota da tempo ma che la angoscia perché arrivare con tranquillità a quel traguardo vuol dire avere scelto di votarsi alle logiche del mercato, o quanto meno a un sostanzioso compromesso tra le esigenze della propria libertà creativa e quelle della moda, che fa del nuovo e del diverso il metro per ogni giudizio di valore. Grazia Scuccimarra canta, declama, recita senza darsi tregua nei due tempi di questo spettacolo, facendo del palcoscenico non solo una movimentata tribuna, ma quasi un luogo di protezione, un porto franco dove dare libero sfogo, con la complicità degli spettatori, alle paure, alle goffaggini, ai pudori di ciascuno di noi, sciogliendo i nodi in una risata, che lei suscita quasi per "scarto", diagonalmente. Potremmo improvvisamente accorgerci che stiamo ridendo, forte, fino alle lacrime, di noi.
Claudia Provvedini

Corriere della Sera, Mercoledì 11 Gennaio 1989
Al Parioli scrittrice si racconta con Grazia.
Da questa sera sino al 12 febbraio sarà in scena al Teatro Parioli lo spettacolo "Graziaditutto" di e con Grazia Scuccimarra. Le musiche sono di Pino Cangialosi e della stessa Scuccimarra, con Francesco Badaloni al sax e al clarino, Pino Cangialosi al fagotto. Grazia Scuccimarra, autrice e interprete di undici spettacoli tra i quali si ricordano "Noi, le ragazze degli anni Sessanta" e "Tutto esaurito", nel 1985 ha ottenuto il premio Chianciano per il complesso della sua attività radiofonica e che nel 1988 ha ottenuto il premio "Una vita per il teatro", in questo suo nuovo allestimento interpreta una scrittrice alle prese con la stesura di un testo che deve inesorabilmente essere pronto per una certa data. Vengono messi sotto accusa i ritmi assillanti della società moderna, che non risparmiano alcuno. Anche la creatività, infatti, deve, facendo i conti con l'alienazione, rinunciare all'autonomia di forme e tempi di espressione. Occorre piegarsi alle esigenze di mercato poiché purtroppo, c'è un mercato anche nelle idee. Divertendosi e divertendo, la Scuccimarra ci racconta fatti e misfatti della scrittrice tuffandosi in una serie di comiche e pungenti considerazioni sul nostro stesso modo di essere oggi. Lo spettacolo è prodotto dalla compagnia teatrale " II graffio"; dal martedì al sabato le rappresentazioni avranno luogo alle 21.15 mentre nei giorni festivi saranno alle 17.30. Lo spettacolo va in scena dopo la trasmissione "Maurizio Costanzo Show" al quale "Graziaditutto" è abbinato; tutti gli spettatori dello show di Costanzo, infatti, potranno assistere alla performance della Scuccimarra senza alcuna maggiorazione del prezzo del biglietto.
R. s.

Il Messaggero, Sabato 14 Gennaio 1989
"Graziaditutto" della Scuccimarra.
Lunghissimo monologo, sembra una commedia.
L'attrice pesca con malizia nel quotidiano.
Sono dieci anni che Grazia Scuccimarra dialoga con il suo pubblico, in gran parte donne (forse perché, in passato, la sua feroce crociata antimaschilista le aveva alienato le simpatie degli uomini) ma che, giorno dopo giorno, ha visto aumentare il numero degli appartenenti al cosiddetto sesso forte. Un rovesciamento dei valori sempre sostenuti dalla Scuccimarra? Un ripensamento, l'opportunità di allargare la platea? Non esattamente. Questa attrice-autrice, intelligente e caparbia, pur lenendo sempre il dito sul grilletto dell'arma puntata contro il maschio, prende atto della continua evoluzione della società e si adegua. Tutto qui. Oltre alla pignoleria che ostenta in palcoscenico - nel testo e nella recitazione - la Scuccimarra ha uno spirito di osservazione non comune e i suoi copioni, in particolare l'ultimo, quel Graziaditutto presentato l'altra sera al "Parioli", è un diligente esercizio di notazioni psicologiche che le consente di entrare in sintonia con il pubblico. Il quale si identifica sempre di più con le situazioni, volutamente esasperate come richiede il cabaret, vissute in prima persona. Ed è anche evidente che la Scuccimarra attinge a piene mani nel privato di chi viene a contatto con lei. Tanto è vero che in Graziaditutto, un testo che si riversa sulla platea come un fiume in piena, l'attrice pesca con malizia nel quotidiano più ovvio, a volte addirittura banale, ma sempre curioso e divertente, non disdegnando qua e là una stoccatina all'intellettuale - stavolta è capitato a Umberto Eco - e al politico (ne ha fatto le spese Ciriaco De Mita). Come sempre, Grazia Scuccimarra ha costruito un copione che è un cabaret con i parametri della commedia, un lunghissimo monologo (in questo è tomata alle origini) senza pause. E parla, parla, parla (dice con molta sincerità: sul palcoscenico come nella vita) senza un attimo di sosta per quasi due ore. Una fatica dura che pochi sarebbero in grado di sopportare. Nel copione, la Scuccimarra immagina di dover consegnare un testo a un impresario teatrale. Ma non ha idee e scarabocchia foglio su foglio senza nulla concludere. Alla fine dichiara forfait e saluta il pubblico, grata per averla sopportata, con un "grazie tante". A darle una mano, in musica, Francesco Badaloni al sax e al clarino, e Pino Cangialosi al fagotto.
Mario Galdieri

Corriere della Sera, 17 Gennaio 1989
A Roma ci si diverte con Grazia Scuccimarra al Parioli.
Quattro chiacchiere in salotto.
Roma - II pretesto per dare il via allo spettacolo, one-woman-show in piena regola è quello di una scrittrice in crisi. II tavolo-pensatoio al lato della scena è sommerso di libri aperti, di fogli bianchi o mezzi scritti. Squilla il telefono: "Pronto? A", è lei commendatore… Si certo, il testo è pronto, adesso glielo porto". Naturalmente non è vero niente. La scrittrice "in bolletta creativa" si morde le unghie e, camminando nervosamente su e giù per il palcoscenico, cerca di inventare una scusa plausibile di trovare una soluzione. Pensa che ti ripensa... Ma certo! C'è il pubblico in sala, che gremisce la platea. Nulla di meglio per ricaricare le pile della fantasia, per ritrovare le energie creative necessarie. Così comincia il nuovo spettacolo della Scuccimarra, ovvero l'intrattenimento teatralsatirico, monologo a più voci snocciolato tra salotto buono cucina e doppi servizi. Di pretesti per iniziare gli spettacoli, la Scuccimarra ne ha trovati tanti in undici anni di carriera teatrale, e forse alcuni anche un tantino gratuiti. Un lungo elenco di interventi satirici, i suoi che hanno cadenzato l'evolversi del costume sociale nostrano. Dai postumi storditi del movimento femminista allo smarrimento un po' paranoico dei bui "anni di piombo" sino alle ubriacature nazionalistiche. Una galleria di antipersonaggi, i quali hanno man mano trovato voce e volto in Grazia Scuccimarra, offrendo al pubblico l'opportunità. Così anche in questo "Graziaditutto", gli argomenti sono quelli soliti rastrellati nella quotidianità, colti tra le righe di una contemporaneità fatta soprattutto di luoghi comuni. Dall'ultimo libro di Umberto Eco ("Ognuno ha gli echi che si merita") agli equivoci che insorgono intorno a gravi problemi come quello dell'Aids; dalle ridicole battaglie televisive per l'audiens agli esuli polacchi dislocati in tutti gli incroci con semaforo d'Italia. La verve della protagonista è quella di sempre, anche se a volte il tono canzonatorio e dissacrante tende a ripetersi in schemi troppo fissi. La risata allora si smorza sulle labbra, tentando di lasciare il posto ad una più profonda riflessione sul sociale che però non sempre trova tempo e luogo scenici adeguati. Il pubblico della affollatissima prima non lesina tuttavia gli applausi, che al contrario sono calorosi.
Emilia Costantini

Il Tempo, Lunedì 23 Gennaio 1989
Il bilancio in scena di Grazia Scuccimarra.
Dai 380 posti del Piccolo Eliseo ai 620 del Teatro Parioli - visto che le risate più schiette le ha ottenute facendo la satira dei programmi sportivi! - si può dire, che calcisticamente parlando, ci sia quasi il passaggio dal Flaminio all'Olimpico. Ma Grazia Scuccimarra lo ha passato indenne con il suo nuovo spettacolo, "Graziaditutto" che è una sorta di bilancio, teatrale e psicologico, su tutta la sua vita di autrice e attrice che si trova ad una svolta, dopo dieci spettacoli, perché si accorge di dover fare i conti con i "ritmi assillanti della società moderna che non risparmiano nessuno" dove "anche la creatività deve rinunciare all'autonomia di forme e i tempi di espressione. Se Grazia non fosse Grazia ci sarebbe materiale, magari, per una bella commedia alla Mamet: ma Grazia, per sua (e nostra) fortuna, sa soprattutto fare ridere e sa farlo con niente. Basta guardarsi attorno: accorgersi di un manifesto ("I donatori volontari di sangue... e che? dovrebbero essere pure non volontari?", accendere il televisore (le divagazioni, spassosissime, sui "mercoledì di Coppa") sentire una canzone di Riccardo Cocciante e via di seguito, così se ad inventare e fantasticare fossero gli spettatori tutti in un immenso collettivo di lavoro. In chiusura, quasi con un pizzico di malinconia, finirà con lo stipare una valigia mettendo fra tanti libri anche un reggicalze rosso, e con questa, salpare verso i suoi futuri spettacoli. Quanti? Non lo sa nemmeno lei, e tra gli applausi, proprio per quelli che si affollavano attorno al palcoscenico ha detto: "Spero di fermarmi prima che voi vi stanchiate". E forse, era la sola battuta non prevista dal copione, anche questa, festosamente coperta dagli applausi.
Lucio Romeo

Il Tempo, Lunedì 23 Gennaio 1989
Il "graffio" di Grazia Scuccimarra.
Il "Graffio" (è così che si chiama la sua compagnia), Grazia Scuccimarra cercherà di usarlo come si conviene, almeno nelle intenzioni, a una tigre, nel prossimo spettacolo in scena da mercoledì prossimo al Parioli e intitolato "Graziaditutto". - Una "summa" dell'attrice-autrice? "No, un gioco di parole che mi ha suggerito di sostituire col mio primo nome, Grazia, un "grazie". Avrei pensato di rivolgerlo romanticamente al pubblico ("grazie dei fior...") per concludere un ciclo della mia carriera nello stesso modo in cui, oltre dieci anni fa, lo cominciai, ovvero sola, senza dividere responsabilità con partner sul palcoscenico, accompagnata, quando è necessario, da un sax, un clarino ed un fagotto. Unico referente, dunque, lo spettatore, al quale mi confesserò. - Si può anticipare il contenuto della confessione? "Riflette, senza equivoci, la crisi di una persona a tavolino, costretta, nello scrivere i testi, a rispettare i cliché della nuova comicità in funzione di domande ossessive quanto i ritmi della vita economica, negativa per la creatività". - Una resa allora della Scuccimarra autrice? "Così come dirò nel mio monologo, ho l'impressione che si chieda troppo, oggi, non soltanto a chi vorrebbe fare teatro ma anche nell'ambito familiare, rapporti coi figli, col compagno. Si è come obbligati a riconoscere i propri limiti, anche nel tentativo estremo di non tradirsi". - Mi sembra di capire che Grazia Scuccimarra, che scoprì con passione il teatro su di una mini pedana in Trastevere sobbarcandosi a continuare a insegnare Diritto ed Economia in una media superiore, con "Graziaditutto" pensi di fare fagotto uscendo dalla comune con una valigia. "Ho deciso di cambiare registro. Mi piacerebbe riuscire a mettere insieme, dopo questo mio ultimo monologo, le donne più rappresentative del teatro italiano in un lavoro che segua, rilevandola, l'evoluzione registrata da Penelope a Cicciolina; evoluzione con tutti i suoi risvolti positivi ma anche negativi e assurdi". - Per tornare a "Graziaditutto", graffierai soltanto i costumi che mettono in crisi le donne autrici di teatro, costrette a rendere accettabile il privato? "Dedicherò più di uno sguardo, o un graffio, anche ai giovani, di cui prenderò in giro la cultura, la musica. Mi dice queste cose nella sua casa sulla via Tiburtina, dove prova col sassofonista Badaloni e Cangialosi al fagotto. Ha accanto a sé gli scritti postumi di Flaiano, riuniti da Bompiani in "Opere". "Molto indegnamente considero Flaiano un maestro, e il solo fatto di leggerlo è motivo di conforto nei momenti di crisi; quelli da cui è nata "Graziaditutto" che, rotti i suoi occhialetti rossi, ovvierà alla miopia con lenti cerchiate di metallo, fedele ai pantaloni e ai capelli ricci bianchi. Del resto non potrei non essere me stessa per denunciare una situazione di confusione, nella quale, non per presunzione, ho deciso solitaria di aprire una polemica verso le forme imbastardite di cabaret".
S.G.

L'Umanità, 28 Gennaio 1989
La riscossa del teatro italiano.
Applausi a scena aperta.
"Graziaditutto" al Parioli di Roma.
Autrice del testo, delle musiche, della regia, oltre che interprete di ogni suo spettacolo. Non c'è dubbio che Grazia Scuccimarra sia una donna di vitalità eccezionale e lo dimostra anche la grinta con cui si getta nella bocca del Leone, sfidando tutto e tutti con una satira di sapore prettamente autobiografico, le cui radici affondano nella sua partecipazione ai tempi, nei suoi stessi entusiasmi e nelle sue stesse delusioni. E di conseguenza in questa nostra oberata di problemi galattici, entusiasta e indifferente, chiassosa e disastrata, di cui con indomito infierire questa divertente mattatrice coglie al volo ogni effetto grottesco sull'onda di una battuta, pungente e spesso anche cattiva, per subito restituirlo alla normalità dell'umano vivere con una strizzatina d'occhio che sembra esortare a non prendersela poi troppo a male. Così accade ancora una volta con "Graziaditutto" andato in scena in questi giorni al Teatro Parioli di Roma, ospite del Maurizio Costanzo Show, dove la Scuccimarra si butta sul palcoscenico, enorme intorno a lei così piccina, senza alcuna esitazione, affrontando un pubblico peraltro gremito di giovani. Si divertono anche quando lei li prende in giro, assieme al vigile urbano o all'impiegato di banca, perché in fondo la sentono con tutte le sue critiche velenose, dalla loro parte, per quella sua capacità di appuntare la sua satira su tutto e su tutti imparzialmente, anche su se stessa. Ecco allora Grazia Scuccimarra alle prese con le sue crisi d'autore, alla vana ricerca di una vena creativa che sembra essersi inceppata, pressata dall'editore, dall'impresario, dalla ragione altrui, compresi marito e figli, e che alla fine, riempita una pesante valigia di effetti personali, cioè di libri, saluta tutti con un affettuoso "Graziaditutto", appunto. Anch'esso nato dalle sue viscere, sangue del suo sangue che ancora una volta abilmente sfrutta, traducendo in simpatico intrattenimento l'empasse di una svolta creativa che è realmente difficile da trovare. Ma il pubblico vi ritrova ormai il "suo" personaggio e, se in fondo il testo ripete in buona parte cose e atteggiamenti già presenti negli altri spettacoli, non è così importante. Giovani e meno giovani si sono divertiti e tanto basta. Antonella Melilli

Giornale dello Spettacolo, 10 Febbraio 1989
"Graziaditutto" fa poker al Parioli.
Al Teatro Parioli proseguono con successo le repliche dello spettacolo, prodotto dalla Compagnia Il Graffio, "Graziaditutto". La "Grazia" di cui al titolo è naturalmente Grazia Scuccimarra, che con ironia come sempre, ha fatto poker d'assi, essendo autrice del testo e delle musiche, regista ed interprete. In questo spettacolo si affronta il problema di una autrice di teatro che deve consegnare al proprio editore un testo "nuovo" come idee, il che naturalmente non è facile. Da qui, a ruota libera la Scuccimarra parte all'attacco, colpendo la cerebrale cultura di Umberto Eco, nonché le parole di alcune famose canzoni come "Margherita" di Cocciante, che a sentirle fanno sognare ad occhi aperti, ma analizzandole, non possono non far ridere. Come buona consuetudine degli spettacoli della Scuccimarra, anche i giovani d'oggi non vengono risparmiati: i loro atteggiamenti "evoluti" le loro parole piene di "sentimento". Così un ragazzo d'oggi, alla propria genitrice non dirà mai "cara mamma", ma molto più modernamente "a brutta s....a", e ci fermiamo qui, per educazione, lasciando alla fantasia l'intendere. Accanto alla Scuccimarra, due musicisti: Francesco Badaloni al sax e Pino Cangialosi (coautore delle musiche) al fagotto.

Corriere della Sera, 10 Aprile 1989
La Scuccimarra, ragazza anni '60.
In "Graziaditutto" l'attrice porta in scena la sua storia professionale.
Milano - Dopo aver dedicato uno spettacolo alla rievocazione storico-ironica della "ragazza degli anni 60" ed essersi messa in gioco in quanto anagraficamente facente parte della categoria, Grazia Scuccimarra questa stagione porta sul palcoscenico la professione che ha scelto, quella di autrice-attrice monologante, costretta a combattere, ad ogni stesura di un nuovo testo, con la constatazione: "ma questo l'hanno già scritto" e l'imperativo "ci vuole qualcosa di nuovo". Vera ossessione per chi vuole suscitare il riso con la forza dell'intelligenza e non con quella della parolaccia. Così Grazia Scuccimarra in "Graziaditutto", lo spettacolo in scena al Teatro Ciak, sempre armata della lente deformante e benefica dell'ironia, sempre dotata di una grande capacità di ridere affettuosamente di se stessa e dell'universo femminile, cerca l'ispirazione per un nuovo monologo che naturalmente faccia ridere con intelligenza. La ricetta - racconta la Scuccimarra - potrebbe essere questa: un po' d'autoironia che solleva le coscienze di chi l'ascolta, un attimo di straniamento per fare rivivere un post-vetero-resuscitato-femminismo, una puntata nel demenziale, il tutto tenuto insieme dalla forte consapevolezza di dover essere un'intellettuale. L'arte oratoria di Grazia Scuccimarra non conosce pausa, e gli esempi si susseguono a ritmo sostenuto, rivelandosi pretesti per parlare del più e del meno; dei telegiornali dei giorni di festa capaci, con i servizi sui morti sulle autostrade, gli emarginati e i poveri di suscitare sensi di colpa infiniti, dell'"uomo nuovo" che poi tanto nuovo non sembra essere, degli ospedali da considerare ormai come delle antiche erboristerie, per via delle muffe che nascono rigogliose nelle corsie e così via, sempre cercando, nell'ipotetica stesura del nuovo copione, di superare l'ossessione e l'ansia del nuovo. Grazia Scuccimarra, dotata di grande comunicativa, coinvolge chi la sta ad ascoltare per la sua capacità di guardare il mondo con occhio affettuoso e al tempo stesso tragicomico, riuscendo così a disegnare una garbata satira sociale e di costume davvero divertente. L'attrice diventa irresistibile quando, verso la fine della serata, ripropone ormai un suo classico: l'analisi struttural-semiologica dei testi delle canzoni di Franco Battiato, invitando il pubblico a una maggiore vigilanza prima di dare dell'intellettuale a qualcuno. La sera della seconda replica il pubblico non era numeroso, ma molto partecipe e divertito lo hanno provato gli applausi finali, lunghi e calorosi.
Magda Poli

La Repubblica, 11 Aprile 1989
Al Ciak in scena il nuovo e divertente "Graziaditutto".
Monologo addio ma dopo il mio.
Scuccimarra a ruota libera.
"Basta con i monologhi", sbotta dal palcoscenico Grazia Scuccimarra all'inizio del suo ultimo monologo, e non per urgenza di autoconfessione ma per esigenze di copione. Perché Graziaditutto, in scena al cine-teatro Ciak (fino al 16), è un lungo, parossistico e talvolta paradossale soliloquio dell'attrice che interpreta se stessa stanca di interpretare monologhi e incapace di scriverne uno con qualcosa di nuovo. Non è ovviamente un dramma sconvolgente. Anzi, non c'è scusa migliore per un'attore che si vuole raccontare che fare della tragicomemedia su se stesso; e poi è un pretesto funzionale per tenere legati assieme, su uno stesso filo conduttore, divagazioni, chiacchiere, discorsi o semplici battute. Un tavolo da lavoro, la macchina per scrivere con il foglio incorporato, lei che continua a ripetere, puntuale come un tormentone, "che scrivo? Che scrivo? " e intanto racconta di sé e della sua vita. Che suo marito è un pesantone pretenzioso, che i figli se la possono anche cavare da soli, che la nonna, arteriosclerotica, è stata legittimamente dirottata verso altri lidi. E poi, che i vicini di casa sono brutti, che la sincerità è più offensiva di qualunque bugia ("te lo vedi un amico che ti dice ma come sei brutta oggi? Roba da sparargli"), che se una donna non è proprio bellissima va da sé che può consolarsi con l'intelligenza, che dire ti amo a Umberto Eco è un'impresa semiologica non da poco, che una telecronaca di Pizzul da un campo di football, ascoltata senza vedere le immagini, è da scandalo ("ammucchiata, abbraccia la palla e la fa sua... "). Grazia Scuccimarra recita senza soluzione di continuità e per far ridere irrompe tra i dissidi della vita quotidiana, sia pur quella abbastanza illuminata e emancipata, vivace, di una scrittrice-autrice-attrice che non ha paura di cadere talvolta nella battuta futilissima (per non dire di più). A suo favore, c'è la carica impietosa, la voglia di cercare gli aspetti più perversi del vivere di questi tempi, la bravura sul piano della comunicativa, il mestiere e soprattutto l'idea (già utilizzata negli spettacoli precedenti ma sempre buona) che regala il momento migliore dello spettacolo: quando Grazia Scuccimarra setaccia, verso dopo verso, due canzoni di Cocciante e una di Battiato. Da morire dal ridere perché il "cantautorese", specie se di ambizioni intellettuali e poetiche, non teme esagerazioni. "Al diavolo il resto, facciamoci i fatti nostri" ci dice la morale dello spettacolo, che nelle sue due ore attraversa un po' tutto "il peggio" dei nostri giorni con ironia, sottile o pesante a seconda dei momenti, visto che non tutti gli attimi di vita quotidiana reggono il tempo di un monologo. Ma l'insieme non sarà straniante, nuovo, così intellettuale o teatro dell'assurdo come, tra il serio e il faceto, desidererebbe la protagonista del copione. Ma evidentemente non era necessario.
Anna Bandettini

Il Giorno, 17 Aprile 1989
Grazia Scuccimarra, amabile signora con due figli, di sera sale sul palcoscenico dei teatri.
Insegna in una scuola di Frascati la regina del cabaret.
Si è congedata, ieri sera al Ciak, dai milanesi che ha conquistato con "Graziaditutto".
Di giorno insegna diritto ed economia in un istituto industriale a Frascati, di sera sale su palcoscenico e inizia, col suo casco di capelli sale e pepe, a monologheggiare. E' Grazia Scuccimarra, amabile signora con due figli, che ha l'hobby di graffiare, pungere dissacrare con testi di fine satira, scritti di proprio pugno. Ma soprattutto suscita tanta ilarità che due anni fa ha vinto il premio del "Funny Festival", quale migliore attrice comico-satirica. L'anno scorso le è stato riconosciuto a Taormina il prestigioso premio "Una vita per il teatro". "Nonostante queste gratificanti onorificenze non ho mai pensato di lasciare l'insegnamento perché il tipo di vita della gente di spettacolo, sempre alla ricerca del perseguimento del successo, mi angoscia. E poi il contatto con i ragazzi a scuola, con la gente nelle strade è per me vitale, anzi è la molla dei miei spettacoli". La regina romana del cabaret è approdata al Ciak (fino al 16 aprile) con "Graziaditutto"). Pensieri a voce alta e compromessi con le logiche del mercato di una scrittrice che deve consegnare entro una data prefissata un testo comico. "Viviamo in un'epoca in cui si è ossessionati dalla comicità. La satira e l'ironia sono dei mezzi raffinati che non devono necessariamente far sganasciare dalle risate. Nelle vignette politiche, ad esempio, chi fa satira non è Forattini che si ferma sulla fisicità immediata e superficiale, ma Altan che pesca nelle pieghe del sociale". Nel suo straordinario flusso fabulatorio la Scuccimarra continua a lanciare avvertimenti ben precisi: attenti ai "revival", possono essere dei "remortual". "La differenza tra gli anni 80 e gli anni 60 è bene o male la consapevolezza di oggi contrapposta alla cecità di allora. Vivevamo nell'impero dei sensi: senso di colpa, del dovere, disgusto". Questa logorroica "comedian", all'anglosassone, come il mitico Lerry Bruce, si ritiene orgogliosa di non aver chiesto mai niente a nessuno. "Sono nata producendomi da sola, non sono protetta da amici, né da tessere di partito, né da amanti". Il suo sogno? "Diventare una brillante telecronista sportiva". Non impossibile per una donna eclettica, già corrispondente da Teramo per il "Corriere dello Sport".
Tiberio Fusco

Gazzetta di Modena, 29 Novembre 1989
Grazia Scuccimarra in scena al Michelangelo.
L'attrice in cattedra.
Docente di diritto e autrice per vocazione detesta la televisione e ha voglia di cinema.
"Fin da piccola ho avuto due passioni: scrivere, trasformarmi in attrice è stata solo una necessità visto che nessuno voleva interpretare i miei testi, e poi un senso della giustizia quasi patologico. Scegliere è stato sempre difficile: all'inizio a casa volevano che lasciassi il teatro, adesso invece mi consigliano di smettere con l'insegnamento. Io invece continuo in questo mio percorso parallelo con un risultato inevitabile: mi trovo in perenne esaurimento nervoso irreversibile". Lei, Grazia Scuccimarra, fuori scena si racconta così: una contraddizione vivente malata d'umorismo, una docente di diritto ed economia (materie quanto mai anti-teatrali) che è capace di portarsi in scena (lo ha fatto l'anno scorso per "Su e giù per le rotte sca(to)le") i suoi testi di diritto. una che sublima crisi d'identità e grandi malinconie - "immagini come può trovarsi in un mondo così, in una città insopportabile come Roma, una come me, laureata in legge per ideale" - in un'ironia teatrale che, quasi sempre, è un'autoironia generazionale. Stavolta, però, in "Graziaditutto", lo spettacolo che si replica per l'ultima sera oggi al Michelangelo, di voglia di ridere Grazia Scuccimarra - nello spettacolo fa praticamente tutto: lo scrive, lo interpreta, lo dirige, compone perfino, con Pino Cangialosi le musiche - ne ha un po' meno del solito: "Nello spettacolo lo dico esplicitamente: la voglia di far ridere mi sta passando, perché non capisco più di che cosa stiamo ridendo. Così come non accetto più questo ridere gratuito, allo stesso modo mi infastidisce tutta questa ansia superficiale di continue novità. La mia scrittrice vuole proprio ragionare su questo, sull'assenza del nuovo o, se si preferisce, su questo consumismo che uccide le idee, che le divora". Autrice e attrice di successo dalla fine degli anni '70 - il suo testo più applaudito resta "Noi, le ragazze degli anni '60" -, già carica di allori - Nettuno d'oro nell'86, premio Funny Festival nell'87 come miglior attrice. Peso d'Oro per il teatro '87, una Vita per il Teatro nell'88 - Grazia Scuccimarra è molto critica nei confronti della televisione: "Ho pessimi rapporti, sia con la Rai che con Berlusconi, non sono simpatica a loro e loro non mi sono simpatici. Il problema con la televisione è che c'è posto solo per chi accetta di rinunciare a se stesso. Personalmente, se mi offrissero di fare quel che fa Andy Luotto in "Fantastico" mi vergognerei". Il suo futuro amore, invece potrebbe essere il cinema: "Di idee ne ho molte e ho anche un punto di riferimento, Nanni Moretti. Lui ed io diciamo spesso le stesse cose. Anzi, il discorso sulla crisi d'identità de Pci io l'ho fatto in teatro due anni prima di lui".
S.L.

L'Unità, 30 Novembre 1989
Scuccimarra oggi al Dehon.
"Graziaditutto". E sorridiamo di noi stessi.
Questa sera al teatro Dehon di via Libia, per la stagione in abbonamento, va in scena lo spettacolo "Graziaditutto", scritto, interpretato, diretto dalla brava attrice Grazia Scuccimarra, da anni impegnata a raccontare, attraverso folgoranti monologhi, storie di donne, stemperando con ironia, satira, e addirittura in caricatura, le vicende del post-femminismo. Dopo l'esilarante, "Noi le ragazze degli anni '60" e dopo il dialogo, tutto da ridere, "A noi due signora" dello scorso anno, ecco che la galleria dei personaggi della Scuccimarra si arricchisce con questo "Graziaditutto" che vede in scena l'arguta e vivace interprete nei panni di una scrittrice moderna alle prese con la stesura di un pezzo che deve essere pronto inesorabilmente per una certa data, fissata molto tempo prima. I ritmi assillanti della società non risparmiano nessuno: anche la creatività deve rinunciare alle autonomie di forme esempi di espressione. Occorre piegarsi alle esigenze del mercato poiché, purtroppo, c'è un mercato anche per le idee. Il tragicomico sia negli sforzi compiuti dalla protagonista nel mettere d'accordo le proprie esigenze espressive con le regole cieche, egoiste ed anche stupide, di un mondo corroso dall'ansia del nuovo e del diverso a tutti i costi. La Scuccimarra affronta la situazione alla sua maniera, con stile frizzante e serrato, divertendosi e divertendo. Ancora una volta, insieme al pubblico Grazia si tuffa in una serie di comiche e pungenti considerazioni sul nostro modo di vivere "culturalmente" oggi. Repliche dello spettacolo fino a domenica 3 dicembre.
Gi.Ri

Bresciaoggi, 8 Marzo 1990
Le punture di Grazia.
Grazia Scuccimarra, forse la più graffiante, la più dissacrante, la più pungente fra le attrici del cabaret italiano, ritorna domani, venerdì 9, a Darfo Boario Terme, dove il pubblico conserva di lei un indimenticabile ricordo. Pochi, infatti, hanno dimenticato il monologo con il quale 1'insegnante romana intrattenne un'affollatissima platea, alla fine entusiasta ed osannante, in occasione della seconda edizione del "Funny Film Festival". L'attrice abruzzese ritorna nella città termale nell'ambito della seconda rassegna "Teatro donna", organizzata dal centro culturale Teatro camuno (ne sono eccezionali animatori Nini Giacomelli e Bianca Bertelli) con a patrocinio della Provincia di Brescia, della Commissione per la parità fra uomo e donna, degli assessorati alla Cultura della Comunità montana e del Comune di Darfo Boario Terme. Lo spettacolo con il quale la Scuccimarra giunge a Darfo, al cinema-teatro S. Filippo con inizio alle ore 20.30, è "Graziaditutto", che da più di un anno va riscuotendo successi in tutti i teatri d'Italia e con il quale, ancora una volta, l'attrice insieme al pubblico si tuffa in una serie di comiche e pungenti considerazioni sul nostro modo di essere oggi. Protagonista dello spettacolo è una scrittrice alle prese con la stesura di un testo che deve essere consegnato inesorabilmente entro una certa data. La forma dello spettacolo è quella consueta: uno show irriverente, frizzante, senza pretese intellettuali e senza ovvietà, dove non mancano attacchi alla cerebrale cultura di Umberto Eco, ai testi delle canzoni di Cocciante, ai giovani d'oggi che non vengono risparmiati per i loro atteggiamenti "evoluti", le loro parole piene di "sentimento". Grazia Scucimarra, che di "Graziaditutto" è autrice dei testi, della musica e ne è anche regista, per due ore canta, declama, recita senza darsi tregua, facendo del palcoscenico come scrive Claudia Provvedini sul Corriere della Sera - "non solo una movimentata tribuna, ma quasi un luogo di protezione, un porto franco dove dare libero sfogo, con la complicità degli spettatori, alle paure, alle goffaggini, ai pudori di ciascuno di noi, sciogliendo i nodi di una risata, che lei suscita sempre per 'scarto' diagonalmente". Coprotagonisti dello spettacolo sono due musicisti: Francesco Badaloni impegnato al sax e, al fagotto, Pino Cangialosi, che è anche coautore delle musiche.
Giuseppe Capitta

Bresciaoggi, 10 Marzo 1990
L'altra sera al Ctm di Rezzato.
Per ridere con rabbia.
Grazia Scuccimarra ha inaugurato rassegna "Teatro donna '90".
Autoironia. Quella che Grazia Scuccimarra ci ha riversato addosso giovedì sera (8 marzo, W le donne), al Ctm di Rezzato, era purissima ed autentica autoironia. Una piccola "summa", della durata di un'ora e mezza, un concentrato e distillato di rabbia, insofferenza, cattiveria e simpatia: con un titolo emblematico, "Grazieditutto", che inevitabilmente mantiene ciò che permette. La storia è questa. C'è lei, Grazia, scrittrice di teatro, e tutto il resto: figli, amici, marito, mode e cultura. E fin qui, nulla di nuovo. Ironia semplice, una persona scherza sul mondo che la circonda. Ma Grazia Scuccimarra è una di quegli artisti con la vocetta della coscienza incorporata, ed in questi casi la vocetta probabilmente obietta: "Ma cosa ironizzi, che si vede lontano un miglio che è un riso verde di rabbia...". E, a questo punto, oggetto della satira diventa lei, la protagonista, che è così "scema" da lasciarsi abbindolare dalle mode culturali, dai miti del momento, che si arrabbia, e se la prende ancora per la demenza collettiva. È una mitraglia, la Scuccimarra, non si arresta mai, implacabile. Spara a sé, agli altri, e se tralascia qualcosa o qualcuno è perché è dato sottinteso che la mitragliata c'è anche per lui. A partire dal linguaggio. Quello dei giornalisti, dei cosiddetti "mass-inferior-alla-media", quelli dei cantautori fabbrica-miti (Cocciante e le sue travolgenti canzoni d'amore), quello esoterico-culturale (Battiato e i suoi "ciuffi d'isotopi"). Un flusso inarrestabile di parole a cui non facciamo nemmeno più caso, e che ci accompagna ogni giorno come una martellante e disorganica colonna sonora. Parole che ci rovescia addosso a migliaia per volta, la Scuccimarra, prodotte da un'inguaribile logorrea, data da post-femminismo, post-'68, post-comunismo, post-ogni dannata moda culturale, insomma sana e vitale crisi d'identità. Qua e là accenni di coreografia: una scrivania, due sedie, l'interno di uno studio, che tuttavia affonda e si perde nei meandri del monologo-invettiva. E alla fine, cosa resta da fare ad una logorroica che non ne può più? Raccattare le quattro carabattole a cui la vita quotidiana ci ha condannato (dall'insetticida agli assorbenti, dai reggicalze ai libri di Kant), mettere tutto in valigia, calcarsi gli occhiali dalla montatura rossa sul naso, passarsi una mano tra i ricci ribelli alla "Branduardi", e andarsene. E qui, si può star sicuri, fa per finta.
Veronica Pede