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Corriere della Sera
Pungere con Grazia.
Ironica e impietosa, ma sempre delicata, Grazia Scuccimarra imbastisce
al Ciak due ore di monologo in cui viene messo a nudo il malessere di
chi baratta anche se stesso per il successo. Il tutto tra grandi risate.
Al primo impatto,
una femminista nostalgica: i capelli sale e pepe, più sale che pepe,
le fanno volume intorno al viso dove gli occhi "pungono" dietro le lenti
dalla montatura disinvolta; jeans o gonne lunghe a fiori, la vedresti
sempre vestita così. Poi, con un timbro di voce nasale e rauco, Grazia
Scuccimarra inizia la lezione di ironia (quanta autoironia), proprio
quella che faceva difetto alle femministe storiche. Sono dei flash di
una precisione millimetrica, dei "come eravamo" impietosi che colpiscono
le donne, prima di tutto, ma che girano intorno al partner maschile
con una delicatezza mortale degna di una tela di ragno. L'obiettivo
non sembra però quello di giudicare, di mettere alla berlina, semmai
di far parte il pubblico - con il quale la Scuccimarra ha davvero un
rapporto di grande intesa - di una serie di scoperte, di folgorazioni
di cui lei ha beneficiato. Affiorano i ricordi, le sensazioni, i travagli
intimi di una donna al passato, o le incertezze, gli spaesamenti di
una donna al futuro. In questo ultimo spettacolo "Graziaditutto", al
Teatro Ciak dal 6 al 16 aprile, sempre suoi testo, regia e musiche (arrangiamenti
di Giuseppe Cangialosi) come per tutti gli altri, ha scelto un tipo
di donna, per comodità: nel binocolo ci sono, infatti, tutti quelli
che nella società di oggi stanno male a rinunciare a se stessi. La protagonista,
una scrittrice, deve consegnare un romanzo entro una data prefissata,
una scadenza inesorabile già nota da tempo ma che la angoscia perché
arrivare con tranquillità a quel traguardo vuol dire avere scelto di
votarsi alle logiche del mercato, o quanto meno a un sostanzioso compromesso
tra le esigenze della propria libertà creativa e quelle della moda,
che fa del nuovo e del diverso il metro per ogni giudizio di valore.
Grazia Scuccimarra canta, declama, recita senza darsi tregua nei due
tempi di questo spettacolo, facendo del palcoscenico non solo una movimentata
tribuna, ma quasi un luogo di protezione, un porto franco dove dare
libero sfogo, con la complicità degli spettatori, alle paure, alle goffaggini,
ai pudori di ciascuno di noi, sciogliendo i nodi in una risata, che
lei suscita quasi per "scarto", diagonalmente. Potremmo improvvisamente
accorgerci che stiamo ridendo, forte, fino alle lacrime, di noi.
Claudia Provvedini
Corriere della Sera, Mercoledì 11 Gennaio 1989
Al Parioli scrittrice si racconta con Grazia.
Da questa sera
sino al 12 febbraio sarà in scena al Teatro Parioli lo spettacolo "Graziaditutto"
di e con Grazia Scuccimarra. Le musiche sono di Pino Cangialosi e della
stessa Scuccimarra, con Francesco Badaloni al sax e al clarino, Pino
Cangialosi al fagotto. Grazia Scuccimarra, autrice e interprete di undici
spettacoli tra i quali si ricordano "Noi, le ragazze degli anni Sessanta"
e "Tutto esaurito", nel 1985 ha ottenuto il premio Chianciano per il
complesso della sua attività radiofonica e che nel 1988 ha ottenuto
il premio "Una vita per il teatro", in questo suo nuovo allestimento
interpreta una scrittrice alle prese con la stesura di un testo che
deve inesorabilmente essere pronto per una certa data. Vengono messi
sotto accusa i ritmi assillanti della società moderna, che non risparmiano
alcuno. Anche la creatività, infatti, deve, facendo i conti con l'alienazione,
rinunciare all'autonomia di forme e tempi di espressione. Occorre piegarsi
alle esigenze di mercato poiché purtroppo, c'è un mercato anche nelle
idee. Divertendosi e divertendo, la Scuccimarra ci racconta fatti e
misfatti della scrittrice tuffandosi in una serie di comiche e pungenti
considerazioni sul nostro stesso modo di essere oggi. Lo spettacolo
è prodotto dalla compagnia teatrale " II graffio"; dal martedì al sabato
le rappresentazioni avranno luogo alle 21.15 mentre nei giorni festivi
saranno alle 17.30. Lo spettacolo va in scena dopo la trasmissione "Maurizio
Costanzo Show" al quale "Graziaditutto" è abbinato; tutti gli spettatori
dello show di Costanzo, infatti, potranno assistere alla performance
della Scuccimarra senza alcuna maggiorazione del prezzo del biglietto.
R. s.
Il Messaggero, Sabato 14 Gennaio 1989
"Graziaditutto" della Scuccimarra.
Lunghissimo monologo, sembra una commedia.
L'attrice pesca con malizia nel quotidiano.
Sono dieci anni
che Grazia Scuccimarra dialoga con il suo pubblico, in gran parte donne
(forse perché, in passato, la sua feroce crociata antimaschilista le
aveva alienato le simpatie degli uomini) ma che, giorno dopo giorno,
ha visto aumentare il numero degli appartenenti al cosiddetto sesso
forte. Un rovesciamento dei valori sempre sostenuti dalla Scuccimarra?
Un ripensamento, l'opportunità di allargare la platea? Non esattamente.
Questa attrice-autrice, intelligente e caparbia, pur lenendo sempre
il dito sul grilletto dell'arma puntata contro il maschio, prende atto
della continua evoluzione della società e si adegua. Tutto qui. Oltre
alla pignoleria che ostenta in palcoscenico - nel testo e nella recitazione
- la Scuccimarra ha uno spirito di osservazione non comune e i suoi
copioni, in particolare l'ultimo, quel Graziaditutto presentato l'altra
sera al "Parioli", è un diligente esercizio di notazioni psicologiche
che le consente di entrare in sintonia con il pubblico. Il quale si
identifica sempre di più con le situazioni, volutamente esasperate come
richiede il cabaret, vissute in prima persona. Ed è anche evidente che
la Scuccimarra attinge a piene mani nel privato di chi viene a contatto
con lei. Tanto è vero che in Graziaditutto, un testo che si riversa
sulla platea come un fiume in piena, l'attrice pesca con malizia nel
quotidiano più ovvio, a volte addirittura banale, ma sempre curioso
e divertente, non disdegnando qua e là una stoccatina all'intellettuale
- stavolta è capitato a Umberto Eco - e al politico (ne ha fatto le
spese Ciriaco De Mita). Come sempre, Grazia Scuccimarra ha costruito
un copione che è un cabaret con i parametri della commedia, un lunghissimo
monologo (in questo è tomata alle origini) senza pause. E parla, parla,
parla (dice con molta sincerità: sul palcoscenico come nella vita) senza
un attimo di sosta per quasi due ore. Una fatica dura che pochi sarebbero
in grado di sopportare. Nel copione, la Scuccimarra immagina di dover
consegnare un testo a un impresario teatrale. Ma non ha idee e scarabocchia
foglio su foglio senza nulla concludere. Alla fine dichiara forfait
e saluta il pubblico, grata per averla sopportata, con un "grazie tante".
A darle una mano, in musica, Francesco Badaloni al sax e al clarino,
e Pino Cangialosi al fagotto.
Mario Galdieri
Corriere della Sera, 17 Gennaio 1989
A Roma ci si diverte con Grazia Scuccimarra al Parioli.
Quattro chiacchiere in salotto.
Roma - II pretesto
per dare il via allo spettacolo, one-woman-show in piena regola è quello
di una scrittrice in crisi. II tavolo-pensatoio al lato della scena
è sommerso di libri aperti, di fogli bianchi o mezzi scritti. Squilla
il telefono: "Pronto? A", è lei commendatore… Si certo, il testo è pronto,
adesso glielo porto". Naturalmente non è vero niente. La scrittrice
"in bolletta creativa" si morde le unghie e, camminando nervosamente
su e giù per il palcoscenico, cerca di inventare una scusa plausibile
di trovare una soluzione. Pensa che ti ripensa... Ma certo! C'è il pubblico
in sala, che gremisce la platea. Nulla di meglio per ricaricare le pile
della fantasia, per ritrovare le energie creative necessarie. Così comincia
il nuovo spettacolo della Scuccimarra, ovvero l'intrattenimento teatralsatirico,
monologo a più voci snocciolato tra salotto buono cucina e doppi servizi.
Di pretesti per iniziare gli spettacoli, la Scuccimarra ne ha trovati
tanti in undici anni di carriera teatrale, e forse alcuni anche un tantino
gratuiti. Un lungo elenco di interventi satirici, i suoi che hanno cadenzato
l'evolversi del costume sociale nostrano. Dai postumi storditi del movimento
femminista allo smarrimento un po' paranoico dei bui "anni di piombo"
sino alle ubriacature nazionalistiche. Una galleria di antipersonaggi,
i quali hanno man mano trovato voce e volto in Grazia Scuccimarra, offrendo
al pubblico l'opportunità. Così anche in questo "Graziaditutto", gli
argomenti sono quelli soliti rastrellati nella quotidianità, colti tra
le righe di una contemporaneità fatta soprattutto di luoghi comuni.
Dall'ultimo libro di Umberto Eco ("Ognuno ha gli echi che si merita")
agli equivoci che insorgono intorno a gravi problemi come quello dell'Aids;
dalle ridicole battaglie televisive per l'audiens agli esuli polacchi
dislocati in tutti gli incroci con semaforo d'Italia. La verve della
protagonista è quella di sempre, anche se a volte il tono canzonatorio
e dissacrante tende a ripetersi in schemi troppo fissi. La risata allora
si smorza sulle labbra, tentando di lasciare il posto ad una più profonda
riflessione sul sociale che però non sempre trova tempo e luogo scenici
adeguati. Il pubblico della affollatissima prima non lesina tuttavia
gli applausi, che al contrario sono calorosi.
Emilia Costantini
Il Tempo, Lunedì 23 Gennaio 1989
Il bilancio in scena di Grazia Scuccimarra.
Dai 380 posti
del Piccolo Eliseo ai 620 del Teatro Parioli - visto che le risate più
schiette le ha ottenute facendo la satira dei programmi sportivi! -
si può dire, che calcisticamente parlando, ci sia quasi il passaggio
dal Flaminio all'Olimpico. Ma Grazia Scuccimarra lo ha passato indenne
con il suo nuovo spettacolo, "Graziaditutto" che è una sorta di bilancio,
teatrale e psicologico, su tutta la sua vita di autrice e attrice che
si trova ad una svolta, dopo dieci spettacoli, perché si accorge di
dover fare i conti con i "ritmi assillanti della società moderna che
non risparmiano nessuno" dove "anche la creatività deve rinunciare all'autonomia
di forme e i tempi di espressione. Se Grazia non fosse Grazia ci sarebbe
materiale, magari, per una bella commedia alla Mamet: ma Grazia, per
sua (e nostra) fortuna, sa soprattutto fare ridere e sa farlo con niente.
Basta guardarsi attorno: accorgersi di un manifesto ("I donatori volontari
di sangue... e che? dovrebbero essere pure non volontari?", accendere
il televisore (le divagazioni, spassosissime, sui "mercoledì di Coppa")
sentire una canzone di Riccardo Cocciante e via di seguito, così se
ad inventare e fantasticare fossero gli spettatori tutti in un immenso
collettivo di lavoro. In chiusura, quasi con un pizzico di malinconia,
finirà con lo stipare una valigia mettendo fra tanti libri anche un
reggicalze rosso, e con questa, salpare verso i suoi futuri spettacoli.
Quanti? Non lo sa nemmeno lei, e tra gli applausi, proprio per quelli
che si affollavano attorno al palcoscenico ha detto: "Spero di fermarmi
prima che voi vi stanchiate". E forse, era la sola battuta non prevista
dal copione, anche questa, festosamente coperta dagli applausi.
Lucio Romeo
Il Tempo, Lunedì 23 Gennaio 1989
Il "graffio" di Grazia Scuccimarra.
Il "Graffio"
(è così che si chiama la sua compagnia), Grazia Scuccimarra cercherà
di usarlo come si conviene, almeno nelle intenzioni, a una tigre, nel
prossimo spettacolo in scena da mercoledì prossimo al Parioli e intitolato
"Graziaditutto". - Una "summa" dell'attrice-autrice? "No, un gioco di
parole che mi ha suggerito di sostituire col mio primo nome, Grazia,
un "grazie". Avrei pensato di rivolgerlo romanticamente al pubblico
("grazie dei fior...") per concludere un ciclo della mia carriera nello
stesso modo in cui, oltre dieci anni fa, lo cominciai, ovvero sola,
senza dividere responsabilità con partner sul palcoscenico, accompagnata,
quando è necessario, da un sax, un clarino ed un fagotto. Unico referente,
dunque, lo spettatore, al quale mi confesserò. - Si può anticipare il
contenuto della confessione? "Riflette, senza equivoci, la crisi di
una persona a tavolino, costretta, nello scrivere i testi, a rispettare
i cliché della nuova comicità in funzione di domande ossessive quanto
i ritmi della vita economica, negativa per la creatività". - Una resa
allora della Scuccimarra autrice? "Così come dirò nel mio monologo,
ho l'impressione che si chieda troppo, oggi, non soltanto a chi vorrebbe
fare teatro ma anche nell'ambito familiare, rapporti coi figli, col
compagno. Si è come obbligati a riconoscere i propri limiti, anche nel
tentativo estremo di non tradirsi". - Mi sembra di capire che Grazia
Scuccimarra, che scoprì con passione il teatro su di una mini pedana
in Trastevere sobbarcandosi a continuare a insegnare Diritto ed Economia
in una media superiore, con "Graziaditutto" pensi di fare fagotto uscendo
dalla comune con una valigia. "Ho deciso di cambiare registro. Mi piacerebbe
riuscire a mettere insieme, dopo questo mio ultimo monologo, le donne
più rappresentative del teatro italiano in un lavoro che segua, rilevandola,
l'evoluzione registrata da Penelope a Cicciolina; evoluzione con tutti
i suoi risvolti positivi ma anche negativi e assurdi". - Per tornare
a "Graziaditutto", graffierai soltanto i costumi che mettono in crisi
le donne autrici di teatro, costrette a rendere accettabile il privato?
"Dedicherò più di uno sguardo, o un graffio, anche ai giovani, di cui
prenderò in giro la cultura, la musica. Mi dice queste cose nella sua
casa sulla via Tiburtina, dove prova col sassofonista Badaloni e Cangialosi
al fagotto. Ha accanto a sé gli scritti postumi di Flaiano, riuniti
da Bompiani in "Opere". "Molto indegnamente considero Flaiano un maestro,
e il solo fatto di leggerlo è motivo di conforto nei momenti di crisi;
quelli da cui è nata "Graziaditutto" che, rotti i suoi occhialetti rossi,
ovvierà alla miopia con lenti cerchiate di metallo, fedele ai pantaloni
e ai capelli ricci bianchi. Del resto non potrei non essere me stessa
per denunciare una situazione di confusione, nella quale, non per presunzione,
ho deciso solitaria di aprire una polemica verso le forme imbastardite
di cabaret".
S.G.
L'Umanità, 28 Gennaio 1989
La riscossa del teatro italiano.
Applausi a scena aperta.
"Graziaditutto" al Parioli di Roma.
Autrice del testo,
delle musiche, della regia, oltre che interprete di ogni suo spettacolo.
Non c'è dubbio che Grazia Scuccimarra sia una donna di vitalità eccezionale
e lo dimostra anche la grinta con cui si getta nella bocca del Leone,
sfidando tutto e tutti con una satira di sapore prettamente autobiografico,
le cui radici affondano nella sua partecipazione ai tempi, nei suoi
stessi entusiasmi e nelle sue stesse delusioni. E di conseguenza in
questa nostra oberata di problemi galattici, entusiasta e indifferente,
chiassosa e disastrata, di cui con indomito infierire questa divertente
mattatrice coglie al volo ogni effetto grottesco sull'onda di una battuta,
pungente e spesso anche cattiva, per subito restituirlo alla normalità
dell'umano vivere con una strizzatina d'occhio che sembra esortare a
non prendersela poi troppo a male. Così accade ancora una volta con
"Graziaditutto" andato in scena in questi giorni al Teatro Parioli di
Roma, ospite del Maurizio Costanzo Show, dove la Scuccimarra si butta
sul palcoscenico, enorme intorno a lei così piccina, senza alcuna esitazione,
affrontando un pubblico peraltro gremito di giovani. Si divertono anche
quando lei li prende in giro, assieme al vigile urbano o all'impiegato
di banca, perché in fondo la sentono con tutte le sue critiche velenose,
dalla loro parte, per quella sua capacità di appuntare la sua satira
su tutto e su tutti imparzialmente, anche su se stessa. Ecco allora
Grazia Scuccimarra alle prese con le sue crisi d'autore, alla vana ricerca
di una vena creativa che sembra essersi inceppata, pressata dall'editore,
dall'impresario, dalla ragione altrui, compresi marito e figli, e che
alla fine, riempita una pesante valigia di effetti personali, cioè di
libri, saluta tutti con un affettuoso "Graziaditutto", appunto. Anch'esso
nato dalle sue viscere, sangue del suo sangue che ancora una volta abilmente
sfrutta, traducendo in simpatico intrattenimento l'empasse di una svolta
creativa che è realmente difficile da trovare. Ma il pubblico vi ritrova
ormai il "suo" personaggio e, se in fondo il testo ripete in buona parte
cose e atteggiamenti già presenti negli altri spettacoli, non è così
importante. Giovani e meno giovani si sono divertiti e tanto basta.
Antonella Melilli
Giornale dello Spettacolo, 10 Febbraio 1989
"Graziaditutto" fa poker al Parioli.
Al Teatro Parioli
proseguono con successo le repliche dello spettacolo, prodotto dalla
Compagnia Il Graffio, "Graziaditutto". La "Grazia" di cui al titolo
è naturalmente Grazia Scuccimarra, che con ironia come sempre, ha fatto
poker d'assi, essendo autrice del testo e delle musiche, regista ed
interprete. In questo spettacolo si affronta il problema di una autrice
di teatro che deve consegnare al proprio editore un testo "nuovo" come
idee, il che naturalmente non è facile. Da qui, a ruota libera la Scuccimarra
parte all'attacco, colpendo la cerebrale cultura di Umberto Eco, nonché
le parole di alcune famose canzoni come "Margherita" di Cocciante, che
a sentirle fanno sognare ad occhi aperti, ma analizzandole, non possono
non far ridere. Come buona consuetudine degli spettacoli della Scuccimarra,
anche i giovani d'oggi non vengono risparmiati: i loro atteggiamenti
"evoluti" le loro parole piene di "sentimento". Così un ragazzo d'oggi,
alla propria genitrice non dirà mai "cara mamma", ma molto più modernamente
"a brutta s....a", e ci fermiamo qui, per educazione, lasciando alla
fantasia l'intendere. Accanto alla Scuccimarra, due musicisti: Francesco
Badaloni al sax e Pino Cangialosi (coautore delle musiche) al fagotto.
Corriere della Sera, 10 Aprile 1989
La Scuccimarra, ragazza anni '60.
In "Graziaditutto" l'attrice porta in scena la sua storia
professionale.
Milano - Dopo
aver dedicato uno spettacolo alla rievocazione storico-ironica della
"ragazza degli anni 60" ed essersi messa in gioco in quanto anagraficamente
facente parte della categoria, Grazia Scuccimarra questa stagione porta
sul palcoscenico la professione che ha scelto, quella di autrice-attrice
monologante, costretta a combattere, ad ogni stesura di un nuovo testo,
con la constatazione: "ma questo l'hanno già scritto" e l'imperativo
"ci vuole qualcosa di nuovo". Vera ossessione per chi vuole suscitare
il riso con la forza dell'intelligenza e non con quella della parolaccia.
Così Grazia Scuccimarra in "Graziaditutto", lo spettacolo in scena al
Teatro Ciak, sempre armata della lente deformante e benefica dell'ironia,
sempre dotata di una grande capacità di ridere affettuosamente di se
stessa e dell'universo femminile, cerca l'ispirazione per un nuovo monologo
che naturalmente faccia ridere con intelligenza. La ricetta - racconta
la Scuccimarra - potrebbe essere questa: un po' d'autoironia che solleva
le coscienze di chi l'ascolta, un attimo di straniamento per fare rivivere
un post-vetero-resuscitato-femminismo, una puntata nel demenziale, il
tutto tenuto insieme dalla forte consapevolezza di dover essere un'intellettuale.
L'arte oratoria di Grazia Scuccimarra non conosce pausa, e gli esempi
si susseguono a ritmo sostenuto, rivelandosi pretesti per parlare del
più e del meno; dei telegiornali dei giorni di festa capaci, con i servizi
sui morti sulle autostrade, gli emarginati e i poveri di suscitare sensi
di colpa infiniti, dell'"uomo nuovo" che poi tanto nuovo non sembra
essere, degli ospedali da considerare ormai come delle antiche erboristerie,
per via delle muffe che nascono rigogliose nelle corsie e così via,
sempre cercando, nell'ipotetica stesura del nuovo copione, di superare
l'ossessione e l'ansia del nuovo. Grazia Scuccimarra, dotata di grande
comunicativa, coinvolge chi la sta ad ascoltare per la sua capacità
di guardare il mondo con occhio affettuoso e al tempo stesso tragicomico,
riuscendo così a disegnare una garbata satira sociale e di costume davvero
divertente. L'attrice diventa irresistibile quando, verso la fine della
serata, ripropone ormai un suo classico: l'analisi struttural-semiologica
dei testi delle canzoni di Franco Battiato, invitando il pubblico a
una maggiore vigilanza prima di dare dell'intellettuale a qualcuno.
La sera della seconda replica il pubblico non era numeroso, ma molto
partecipe e divertito lo hanno provato gli applausi finali, lunghi e
calorosi.
Magda Poli
La Repubblica, 11 Aprile 1989
Al Ciak in scena il nuovo e divertente "Graziaditutto".
Monologo addio ma dopo il mio.
Scuccimarra a ruota libera.
"Basta con i
monologhi", sbotta dal palcoscenico Grazia Scuccimarra all'inizio del
suo ultimo monologo, e non per urgenza di autoconfessione ma per esigenze
di copione. Perché Graziaditutto, in scena al cine-teatro Ciak (fino
al 16), è un lungo, parossistico e talvolta paradossale soliloquio dell'attrice
che interpreta se stessa stanca di interpretare monologhi e incapace
di scriverne uno con qualcosa di nuovo. Non è ovviamente un dramma sconvolgente.
Anzi, non c'è scusa migliore per un'attore che si vuole raccontare che
fare della tragicomemedia su se stesso; e poi è un pretesto funzionale
per tenere legati assieme, su uno stesso filo conduttore, divagazioni,
chiacchiere, discorsi o semplici battute. Un tavolo da lavoro, la macchina
per scrivere con il foglio incorporato, lei che continua a ripetere,
puntuale come un tormentone, "che scrivo? Che scrivo? " e intanto racconta
di sé e della sua vita. Che suo marito è un pesantone pretenzioso, che
i figli se la possono anche cavare da soli, che la nonna, arteriosclerotica,
è stata legittimamente dirottata verso altri lidi. E poi, che i vicini
di casa sono brutti, che la sincerità è più offensiva di qualunque bugia
("te lo vedi un amico che ti dice ma come sei brutta oggi? Roba da sparargli"),
che se una donna non è proprio bellissima va da sé che può consolarsi
con l'intelligenza, che dire ti amo a Umberto Eco è un'impresa semiologica
non da poco, che una telecronaca di Pizzul da un campo di football,
ascoltata senza vedere le immagini, è da scandalo ("ammucchiata, abbraccia
la palla e la fa sua... "). Grazia Scuccimarra recita senza soluzione
di continuità e per far ridere irrompe tra i dissidi della vita quotidiana,
sia pur quella abbastanza illuminata e emancipata, vivace, di una scrittrice-autrice-attrice
che non ha paura di cadere talvolta nella battuta futilissima (per non
dire di più). A suo favore, c'è la carica impietosa, la voglia di cercare
gli aspetti più perversi del vivere di questi tempi, la bravura sul
piano della comunicativa, il mestiere e soprattutto l'idea (già utilizzata
negli spettacoli precedenti ma sempre buona) che regala il momento migliore
dello spettacolo: quando Grazia Scuccimarra setaccia, verso dopo verso,
due canzoni di Cocciante e una di Battiato. Da morire dal ridere perché
il "cantautorese", specie se di ambizioni intellettuali e poetiche,
non teme esagerazioni. "Al diavolo il resto, facciamoci i fatti nostri"
ci dice la morale dello spettacolo, che nelle sue due ore attraversa
un po' tutto "il peggio" dei nostri giorni con ironia, sottile o pesante
a seconda dei momenti, visto che non tutti gli attimi di vita quotidiana
reggono il tempo di un monologo. Ma l'insieme non sarà straniante, nuovo,
così intellettuale o teatro dell'assurdo come, tra il serio e il faceto,
desidererebbe la protagonista del copione. Ma evidentemente non era
necessario.
Anna Bandettini
Il Giorno, 17 Aprile 1989
Grazia Scuccimarra, amabile signora con due figli, di sera sale sul
palcoscenico dei teatri.
Insegna in una scuola di Frascati la regina del cabaret.
Si è congedata, ieri sera al Ciak, dai milanesi che ha conquistato
con "Graziaditutto".
Di giorno insegna
diritto ed economia in un istituto industriale a Frascati, di sera sale
su palcoscenico e inizia, col suo casco di capelli sale e pepe, a monologheggiare.
E' Grazia Scuccimarra, amabile signora con due figli, che ha l'hobby
di graffiare, pungere dissacrare con testi di fine satira, scritti di
proprio pugno. Ma soprattutto suscita tanta ilarità che due anni fa
ha vinto il premio del "Funny Festival", quale migliore attrice comico-satirica.
L'anno scorso le è stato riconosciuto a Taormina il prestigioso premio
"Una vita per il teatro". "Nonostante queste gratificanti onorificenze
non ho mai pensato di lasciare l'insegnamento perché il tipo di vita
della gente di spettacolo, sempre alla ricerca del perseguimento del
successo, mi angoscia. E poi il contatto con i ragazzi a scuola, con
la gente nelle strade è per me vitale, anzi è la molla dei miei spettacoli".
La regina romana del cabaret è approdata al Ciak (fino al 16 aprile)
con "Graziaditutto"). Pensieri a voce alta e compromessi con le logiche
del mercato di una scrittrice che deve consegnare entro una data prefissata
un testo comico. "Viviamo in un'epoca in cui si è ossessionati dalla
comicità. La satira e l'ironia sono dei mezzi raffinati che non devono
necessariamente far sganasciare dalle risate. Nelle vignette politiche,
ad esempio, chi fa satira non è Forattini che si ferma sulla fisicità
immediata e superficiale, ma Altan che pesca nelle pieghe del sociale".
Nel suo straordinario flusso fabulatorio la Scuccimarra continua a lanciare
avvertimenti ben precisi: attenti ai "revival", possono essere dei "remortual".
"La differenza tra gli anni 80 e gli anni 60 è bene o male la consapevolezza
di oggi contrapposta alla cecità di allora. Vivevamo nell'impero dei
sensi: senso di colpa, del dovere, disgusto". Questa logorroica "comedian",
all'anglosassone, come il mitico Lerry Bruce, si ritiene orgogliosa
di non aver chiesto mai niente a nessuno. "Sono nata producendomi da
sola, non sono protetta da amici, né da tessere di partito, né da amanti".
Il suo sogno? "Diventare una brillante telecronista sportiva". Non impossibile
per una donna eclettica, già corrispondente da Teramo per il "Corriere
dello Sport".
Tiberio Fusco
Gazzetta di Modena, 29 Novembre 1989
Grazia Scuccimarra in scena al Michelangelo.
L'attrice in cattedra.
Docente di diritto e autrice per vocazione detesta la televisione e
ha voglia di cinema.
"Fin da piccola
ho avuto due passioni: scrivere, trasformarmi in attrice è stata solo
una necessità visto che nessuno voleva interpretare i miei testi, e
poi un senso della giustizia quasi patologico. Scegliere è stato sempre
difficile: all'inizio a casa volevano che lasciassi il teatro, adesso
invece mi consigliano di smettere con l'insegnamento. Io invece continuo
in questo mio percorso parallelo con un risultato inevitabile: mi trovo
in perenne esaurimento nervoso irreversibile". Lei, Grazia Scuccimarra,
fuori scena si racconta così: una contraddizione vivente malata d'umorismo,
una docente di diritto ed economia (materie quanto mai anti-teatrali)
che è capace di portarsi in scena (lo ha fatto l'anno scorso per "Su
e giù per le rotte sca(to)le") i suoi testi di diritto. una che sublima
crisi d'identità e grandi malinconie - "immagini come può trovarsi in
un mondo così, in una città insopportabile come Roma, una come me, laureata
in legge per ideale" - in un'ironia teatrale che, quasi sempre, è un'autoironia
generazionale. Stavolta, però, in "Graziaditutto", lo spettacolo che
si replica per l'ultima sera oggi al Michelangelo, di voglia di ridere
Grazia Scuccimarra - nello spettacolo fa praticamente tutto: lo scrive,
lo interpreta, lo dirige, compone perfino, con Pino Cangialosi le musiche
- ne ha un po' meno del solito: "Nello spettacolo lo dico esplicitamente:
la voglia di far ridere mi sta passando, perché non capisco più di che
cosa stiamo ridendo. Così come non accetto più questo ridere gratuito,
allo stesso modo mi infastidisce tutta questa ansia superficiale di
continue novità. La mia scrittrice vuole proprio ragionare su questo,
sull'assenza del nuovo o, se si preferisce, su questo consumismo che
uccide le idee, che le divora". Autrice e attrice di successo dalla
fine degli anni '70 - il suo testo più applaudito resta "Noi, le ragazze
degli anni '60" -, già carica di allori - Nettuno d'oro nell'86, premio
Funny Festival nell'87 come miglior attrice. Peso d'Oro per il teatro
'87, una Vita per il Teatro nell'88 - Grazia Scuccimarra è molto critica
nei confronti della televisione: "Ho pessimi rapporti, sia con la Rai
che con Berlusconi, non sono simpatica a loro e loro non mi sono simpatici.
Il problema con la televisione è che c'è posto solo per chi accetta
di rinunciare a se stesso. Personalmente, se mi offrissero di fare quel
che fa Andy Luotto in "Fantastico" mi vergognerei". Il suo futuro amore,
invece potrebbe essere il cinema: "Di idee ne ho molte e ho anche un
punto di riferimento, Nanni Moretti. Lui ed io diciamo spesso le stesse
cose. Anzi, il discorso sulla crisi d'identità de Pci io l'ho fatto
in teatro due anni prima di lui".
S.L.
L'Unità, 30 Novembre 1989
Scuccimarra oggi al Dehon.
"Graziaditutto". E sorridiamo di noi stessi.
Questa sera al
teatro Dehon di via Libia, per la stagione in abbonamento, va in scena
lo spettacolo "Graziaditutto", scritto, interpretato, diretto dalla
brava attrice Grazia Scuccimarra, da anni impegnata a raccontare, attraverso
folgoranti monologhi, storie di donne, stemperando con ironia, satira,
e addirittura in caricatura, le vicende del post-femminismo. Dopo l'esilarante,
"Noi le ragazze degli anni '60" e dopo il dialogo, tutto da ridere,
"A noi due signora" dello scorso anno, ecco che la galleria dei personaggi
della Scuccimarra si arricchisce con questo "Graziaditutto" che vede
in scena l'arguta e vivace interprete nei panni di una scrittrice moderna
alle prese con la stesura di un pezzo che deve essere pronto inesorabilmente
per una certa data, fissata molto tempo prima. I ritmi assillanti della
società non risparmiano nessuno: anche la creatività deve rinunciare
alle autonomie di forme esempi di espressione. Occorre piegarsi alle
esigenze del mercato poiché, purtroppo, c'è un mercato anche per le
idee. Il tragicomico sia negli sforzi compiuti dalla protagonista nel
mettere d'accordo le proprie esigenze espressive con le regole cieche,
egoiste ed anche stupide, di un mondo corroso dall'ansia del nuovo e
del diverso a tutti i costi. La Scuccimarra affronta la situazione alla
sua maniera, con stile frizzante e serrato, divertendosi e divertendo.
Ancora una volta, insieme al pubblico Grazia si tuffa in una serie di
comiche e pungenti considerazioni sul nostro modo di vivere "culturalmente"
oggi. Repliche dello spettacolo fino a domenica 3 dicembre.
Gi.Ri
Bresciaoggi, 8 Marzo 1990
Le punture di Grazia.
Grazia Scuccimarra,
forse la più graffiante, la più dissacrante, la più pungente fra le
attrici del cabaret italiano, ritorna domani, venerdì 9, a Darfo Boario
Terme, dove il pubblico conserva di lei un indimenticabile ricordo.
Pochi, infatti, hanno dimenticato il monologo con il quale 1'insegnante
romana intrattenne un'affollatissima platea, alla fine entusiasta ed
osannante, in occasione della seconda edizione del "Funny Film Festival".
L'attrice abruzzese ritorna nella città termale nell'ambito della seconda
rassegna "Teatro donna", organizzata dal centro culturale Teatro camuno
(ne sono eccezionali animatori Nini Giacomelli e Bianca Bertelli) con
a patrocinio della Provincia di Brescia, della Commissione per la parità
fra uomo e donna, degli assessorati alla Cultura della Comunità montana
e del Comune di Darfo Boario Terme. Lo spettacolo con il quale la Scuccimarra
giunge a Darfo, al cinema-teatro S. Filippo con inizio alle ore 20.30,
è "Graziaditutto", che da più di un anno va riscuotendo successi in
tutti i teatri d'Italia e con il quale, ancora una volta, l'attrice
insieme al pubblico si tuffa in una serie di comiche e pungenti considerazioni
sul nostro modo di essere oggi. Protagonista dello spettacolo è una
scrittrice alle prese con la stesura di un testo che deve essere consegnato
inesorabilmente entro una certa data. La forma dello spettacolo è quella
consueta: uno show irriverente, frizzante, senza pretese intellettuali
e senza ovvietà, dove non mancano attacchi alla cerebrale cultura di
Umberto Eco, ai testi delle canzoni di Cocciante, ai giovani d'oggi
che non vengono risparmiati per i loro atteggiamenti "evoluti", le loro
parole piene di "sentimento". Grazia Scucimarra, che di "Graziaditutto"
è autrice dei testi, della musica e ne è anche regista, per due ore
canta, declama, recita senza darsi tregua, facendo del palcoscenico
come scrive Claudia Provvedini sul Corriere della Sera - "non solo una
movimentata tribuna, ma quasi un luogo di protezione, un porto franco
dove dare libero sfogo, con la complicità degli spettatori, alle paure,
alle goffaggini, ai pudori di ciascuno di noi, sciogliendo i nodi di
una risata, che lei suscita sempre per 'scarto' diagonalmente". Coprotagonisti
dello spettacolo sono due musicisti: Francesco Badaloni impegnato al
sax e, al fagotto, Pino Cangialosi, che è anche coautore delle musiche.
Giuseppe Capitta
Bresciaoggi, 10 Marzo 1990
L'altra sera al Ctm di Rezzato.
Per ridere con rabbia.
Grazia Scuccimarra ha inaugurato rassegna "Teatro donna '90".
Autoironia. Quella
che Grazia Scuccimarra ci ha riversato addosso giovedì sera (8 marzo,
W le donne), al Ctm di Rezzato, era purissima ed autentica autoironia.
Una piccola "summa", della durata di un'ora e mezza, un concentrato
e distillato di rabbia, insofferenza, cattiveria e simpatia: con un
titolo emblematico, "Grazieditutto", che inevitabilmente mantiene ciò
che permette. La storia è questa. C'è lei, Grazia, scrittrice di teatro,
e tutto il resto: figli, amici, marito, mode e cultura. E fin qui, nulla
di nuovo. Ironia semplice, una persona scherza sul mondo che la circonda.
Ma Grazia Scuccimarra è una di quegli artisti con la vocetta della coscienza
incorporata, ed in questi casi la vocetta probabilmente obietta: "Ma
cosa ironizzi, che si vede lontano un miglio che è un riso verde di
rabbia...". E, a questo punto, oggetto della satira diventa lei, la
protagonista, che è così "scema" da lasciarsi abbindolare dalle mode
culturali, dai miti del momento, che si arrabbia, e se la prende ancora
per la demenza collettiva. È una mitraglia, la Scuccimarra, non si arresta
mai, implacabile. Spara a sé, agli altri, e se tralascia qualcosa o
qualcuno è perché è dato sottinteso che la mitragliata c'è anche per
lui. A partire dal linguaggio. Quello dei giornalisti, dei cosiddetti
"mass-inferior-alla-media", quelli dei cantautori fabbrica-miti (Cocciante
e le sue travolgenti canzoni d'amore), quello esoterico-culturale (Battiato
e i suoi "ciuffi d'isotopi"). Un flusso inarrestabile di parole a cui
non facciamo nemmeno più caso, e che ci accompagna ogni giorno come
una martellante e disorganica colonna sonora. Parole che ci rovescia
addosso a migliaia per volta, la Scuccimarra, prodotte da un'inguaribile
logorrea, data da post-femminismo, post-'68, post-comunismo, post-ogni
dannata moda culturale, insomma sana e vitale crisi d'identità. Qua
e là accenni di coreografia: una scrivania, due sedie, l'interno di
uno studio, che tuttavia affonda e si perde nei meandri del monologo-invettiva.
E alla fine, cosa resta da fare ad una logorroica che non ne può più?
Raccattare le quattro carabattole a cui la vita quotidiana ci ha condannato
(dall'insetticida agli assorbenti, dai reggicalze ai libri di Kant),
mettere tutto in valigia, calcarsi gli occhiali dalla montatura rossa
sul naso, passarsi una mano tra i ricci ribelli alla "Branduardi", e
andarsene. E qui, si può star sicuri, fa per finta.
Veronica Pede
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