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musiche di scena
M° Riccardo Moretti |
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lo spettacolo Una
festa per il teatro. Una rappresentazione gioiosa, cantata in ottava
rima, per un allestimento spettacolare ed inconsueto, che invade gli
spazi teatrali con la sua musica ed i suoi versi. "Dopo Beckett e Goethe,
bisognava mangiare foglie di loto per dimenticare per un po'i tormenti
dell'uomo, il suo continuo interrogarsi, il suo essere senza pace, la
sua inutile lotta col demonio e con Dio; per allontanarsi dalla continua
giornaliera visione di violenze e guerre, manie di potere e di potenza;
ed entrare così nell'oblio, in quel luogo dell'anima dove tutto è sogno,
dove non esistono legami o responsabilità; lo spazio dell'atarassia,
degli dei dell'Olimpo, della sorridente indifferenza. L'Orlando è la
nostra foglia di loto. Con l'Orlando ci prendiamo una piccola pausa
dal quotidiano…è la nostra Arcadia …il nostro rifugio…la nostra fuga
dalle responsabilità … è solo per essere un po' più irresponsabili che
giochiamo a nascondino con questi personaggi che rassomigliano sempre
di più a figurine d'oro di un museo di bambole di oggetti trovati, quasi
marionette vive uscite fuori dal teatro di un Mangiafuoco gentile che
si rivolge agli spettatori come a una corte fuori dal mondo. Non è la
nostalgia di un mondo perduto che ci guida, piuttosto la nostalgia di
una possibilità che l'uomo ha e non si ricorda di avere. Ed è sempre
struggente pensare ad una innocenza perduta. Con l'Orlando ci è data
di nuovo la possibilità di giocare. E' nella dimensione ludica che in
qualche modo potremo restituire la libertà dell'invenzione e la leggerezza
del raccontare dell'Ariosto. L'occasione ci è data dalle ottave cantate,
che hanno si un che degli antichi cantari, ma che anche evitano forme
di declamazione che potrebbero deviare il senso dell'ascolto. L'ottava
poi nella sua struttura con i sei versi iniziali pieni di tensione e
dinamica, si smorza o si rafforza con gli ultimi due a rima baciata
dall'effetto fulminante, spesso attraversati dalla vena straniante dell'ironia.
C'è poi il senso dell'irrisolto e dell'infinito che il poema ci propone
ad ogni pagina, con episodi che si interrompono, personaggi che scompaiono
per ritrovarli dopo molti canti in un intersecarsi continuo, con interruzioni
che ci fanno perdere il senso del racconto ed entrare in un labirinto
dove è più facile perdersi che ritrovare il filo. Eppure, in queste
frammentazioni, tutto è legato da un'unità dinamica e da un'armonia
che risolve i momenti di incompiuto. I cantanti di Buti poi attingono
alla memoria della loro tradizione, e nel tenerla desta e viva, la fanno
diventare il presente nella sua concretezza, rendendo vano il ricordo
del passato. Importante poi è il dono che il maestro Moretti ha voluto
farci componendo per questo spettacolo musiche originali e dirigendole
con la sua orchestra "I solisti di Parma", composizioni che ci accompagnano
e interagiscono in alcuni momenti coi fatti narrati sulla scena." |
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