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Pura emozione. Così
unanimemente viene accolto l'evento teatrale che vede - proposti in
un unico spettacolo - i due atti unici per il teatro, diretti da Jean
Marie Straub, tratti dall'opera di Cesare Pavese. I due momenti, sono
legati l'uno all'altro da una sorta di necessità, che va oltre il fatto
di appartenere ai primi (in ordine di composizione) dei Dialoghi con
Leucò. Il ginocchio di Artemide (dal dialogo La Belva), e Le streghe
(dal primo dialogo con Leucò), hanno infatti lo stesso nucleo tematico,
che subisce una sorta di ribaltamento nel loro avvicendarsi: nel primo,
Endimione ha incontrato la dea vergine, l'innominabile, la belva del
titolo originale. E l'uomo si sente schiacciato da questo incontro che
non lascia scampo, che toglie pace al sonno e condanna alla solitudine.
Nel secondo, tocca alla dea Circe, evocando il suo incontro con Odisseo,
scoprire in sé un desiderio di umanità, quasi una nostalgia, per una
sorte mortale intravista solo per una sera, che di immortale ha solo
il ricordo che porta e il ricordo che lascia. Si narra degli uomini
e degli dei. Di sogni. Del dolore per una perdita o per un incontro
che sappiamo impossibili. Di una condizione umana inquieta quando si
ribella al suo stato, quando non si accontenta di quanto è stato stabilito.
Del desiderio di "proibito", di irraggiungibile, che pure è la nostra
essenza segreta nelle sue pulsioni migliori. La lettura di Straub diventa
partitura potente, in continua trasformazione attraverso il lavoro condotto
insieme agli attori e dentro al testo di Pavese, autore che a Straub
interessa, perché: "non si compiace di se stesso". Da circa dieci danni
Jean Marie Straub ha trovato a Buti ospitalità creativa presso il Teatro
Francesco di Bartolo diretto da Dario Marconcini. Ed è qui che sono
nati gli ultimi lavori, secondo una modalità produttiva oramai sperimentata,
in cui la messa "in scena" anticipa e prepara la messa "in spazio" davanti
alla cinepresa. La trasposizione filmica di Le genou d'Artemide, è stata
presentata al Festival del Cinema di Cannes ed. 2008, nella Sezione
Quinzaine des Realisateur. Due atti unici imperdibili, straordinario
risultato di un prezioso assunto: gli anni di amicizia e d'affetto,
di complicità artistica e di cuore che hanno legato Straub e Danièle
Huillet (l'amatissima compagna di vita, recentemente scomparsa), a Buti
ed a Dario Marconcini e Giovanna Daddi, appassionati protagonisti dell'importante
percorso artistico condotto dal Teatro di Buti. D Affinità elettive
e sensibilità speciali, da sempre alla ricerca della bellezza e del
senso perseguiti con coraggio.
La critica: rassegna
stampa (estratti)
IL MANIFESTO - GIANNI MANZELLA / LE PAROLE E IL LORO PESO: "...Straub
da una decina d'anni ha trovato ospitalità creativa presso il Teatro
di Buti (sì, nel disastrato panorama clientelare del teatro nazionale
ci sono ancora questi esempi di intelligenza e generosità)...tra cinema
e teatro si muove l'omaggio che Contemporanea, il festival pratese,
ha voluto rendere al regista. Un film, Le genou d'Artemide. Un lavoro
teatrale. Le streghe, fresco di debutto e destinato anch'esso a farsi
cinema... Legati l'uno all'altro, i due lavori, sono una sorta di rispecchiamento,
reso manifesto dal passaggio dal maschile al femminile degli sguardi
che vi si incrociano...Del cinema povero di Straub-Huillet, orgogliosamente
indipendente e non commerciale e privo di orpelli spettacolari si è
detto tanto...a questo stile, che poi è scelta politica e morale, non
si sottrae il Ginocchio di Artemide...ne Le streghe, sono in scena Giovanna
Daddi e Giovannella Giuliani bravissime. La prima adagiata su una geometrica
dormeuse, vestita con leggera eleganza. L'altra, più dietro,seduta in
punta ma non a disagio nel suo abito sportivo, lo sguardo distante.
Dialogano...e le parole scorrono con ritmo musicale, modulate dall'artefice
su un pentagramma che detta tempi e pause. Dicono sangue e sesso...parole
che hanno un peso specifico forte dopo la morte prematura di Danièle,
ma che sarebbe banale leggere in una chiave autobiografica (è autobiografica
ogni espressione artistica). Torna in mente il mito di Sisifo riletto
da Camus, nello stesso volgere degli anni '40, verso l'uscita dall'incubo
nazista, in un libro importante, forse frainteso. L'inesausta ricerca
di senso al cospetto dell'incomprensibile sorriso degli dei."
L'UNITA' - VALENTINA GRAZZINI / QUEL BURBERO BENEFICO DI JEAN STRAUB:
"...non somiglia all'apparenza ai suoi spettacoli Jean Marie Straub:
tanto lui è sbuffante, burbero, irascibile, percorso da moto perpetuo,
tanto le sue creature sceniche sono rigorose, immobili, algide e un
po' austere. Ma l'apparenza inganna...e il pubblico vuole bene a Straub,
prova ne è il tutto esaurito al Fabbrichino di Prato per Le Streghe,
prodotto dal Teatro di Buti di Dario Marconcini ed interpretato da Giovanna
Daddi (Circe) e Giovannella Giuliani (Leucò)...lo spettacolo ha incantato
il pubblico nel suo trascorrere rapido e nitido, quasi un soffio che
lascia inafferrati domande e significati...nello scuro della scena fiocamente
illuminata, su cui la Circe di Giovanna Daddi si staglia adagiata a
piedi nudi su un divano-triclinio, quasi lo scoglio di un'isola lontana....Per
Straub e le sue attrici, le parole diventano dialogo interiore, flusso
di pensiero che esce allo scoperto con tutto il suo carico di dolore...Circe
rivela al di là dell'apparente distacco, una sensualità piena e matura,
come la sua brava interprete. E alla fine, l'uomo con il sigaro in bocca
che si aggira bofonchiando dietro le quinte, non è poi così diverso."
ALIAS - CRISTINA PICCINO: "...Gli attori in scena, Dario Marconcini
e Andrea Bacci, apparentemente immobili, sono in realtà in continuo
movimento impercettibile dei muscoli, degli occhi, una pausa, un prendere
fiato: personaggi di un perfetto kabuki, che controllano al millimetro
tendini ed emozioni...la lettura di Straub è tesa ed aperta, commovente,
è politica. Inanella associazioni in cui chi guarda può (deve) muoversi
liberamente. E' un luogo intimo e collettivo insieme. Lo spettacolo,
come le altre volte sarà film (il film Le genou d'Artemide, è stato
presentato al Festival del Cinema di Cannes Ed. 2008 (n.d.r.))...perché
poi quel ginocchio di Artemide è anche il teatro, è il cinema, è il
gesto dell'arte. Libera, aguzza, appassionata. Il battito dell'utopia
o dei polsi, al primo bacio di un infinito amore."
LA REPUBBLICA - NICO GARRONE / GELIDO, STRUGGENTE, DISPERATO STRAUB
"...Il sipario è un taglio di luce che attraversa la scena poverissima,
un cubo di legno azzurrino accanto ad una sorta di triclinio...dove
Jean Marie Straub ha messo in posa fissa, come per uno scatto della
Camera Chiara di Roland Barthes, le protagoniste di Le Streghe....Adagiata
in abito nero lungo, con la testa rialzata, sensuale e funeraria, tra
Paolina Borghese e la figura femminile di un sarcofago etrusco, Giovanna
Daddi scandiva con voce quasi distaccata, ritmata dai silenzi e contrappuntata
dalle questioni di Leucotea (Giovannella Giuliani) in abiti maschili
di campagna, il flusso inesausto (bekettiano?) dei ricordi di Circe:
l'incontro fatale con Odisseo, i giorni ebbri dell'amore, l'infelicità
senza rimedio dopo la fuga. Il tarlo dell'anima che la costringe a parlare,
che l'ha resa umana, troppo umana. Gelido e struggente, di una disperazione
implosa e palpabilissima. Difficile non pensare ai riflessi autobiografici,
al vuoto lasciato due anni fa dalla scomparsa della sua compagna di
una vita, Danièle Huillet." Giudizio: J LE STREGHE di C. Pavese, Regia
J.M.Straub, Associazione Teatro di Buti
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