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LA STORIA
Calais, siamo nella provincia dimenticata della Francia, ma potrebbe
essere una qualsiasi cittadina italiana, di quelle di cui si sente parlare
solo per qualche efferato ma sporadico delitto passionale. Non accade
nulla, nulla sembra poter accadere. Un vento spietato spazza via desideri
e sogni. Una squadra di calcio non professionista ma molto affiatata
riesce poco a poco a conquistare punteggi in campionati prima locali
poi provinciali fino ad arrivare alla finale, a Parigi. Tutti, dal sindaco,
al prete, dalla pasticcera, alla maestra, dimenticando colori politici
e vecchie antipatie si ritrovano uniti a fare il tifo, un tifo sempre
più caldo, partecipe. Finalmente la gente si parla, unisce le forze,
rinasce l'orgoglio d'appartenenza. Migliaia di Calesiani invadono Parigi
con pulman e treni speciali. Ragazzini, vecchi, famiglie intere, sotto
la pioggia, il freddo, con il pranzo al sacco e un sogno nel cuore:
vincere. Vincere la Coppa. Essere primi. Sbaragliare l'avversario famoso,
forte, osannato dal pubblico e dalla stampa. Fino all'ultimo la vittoria
sembra a portata di mano ma in finale un goal controverso fa vincere
ancora una volta i più forti. Eppure qualcosa è successo, qualcosa che
va ben oltre il calcio, ben oltre lo sport. Nessuno impreca, nessuno
si sfoga sugli altri. Calais infondo ha vinto, perché è arrivata fino
in fondo, a testa alta, compatta.
ALE' CALAIS È RACCONTO
EPICO, BALLATA POPOLARE
E' riscatto e sogno. E' Davide contro Golia. E' l'impresa eroica, l'eterna
impresa, per cui non si addicono termini come " popolare" o " intellettuale",
" femminile" o " maschile" perché è l'impresa dell'esistenza, l'impresa
con la i maiuscola che riguarda tutti e sempre. E' il vento che non
soffia più nelle nostre case, il vento di cui avremmo bisogno, una fede
laica, aggregante, in grado di galvanizzare, di ridarci coraggio e motivazioni.
L'orgoglio della città non rifiorisce " contro" ma " per" qualcosa.
La comunità non si aggrega per combattere, per distruggere altri ma
per dimostrare le proprie capacità, per riscattarsi dal torpore, da
un tempo che sembrava fermo e paludoso. E non sarà poi importante vincere
ma essere arrivati fino in fondo, con dignità e intelligenza. Cosa c'è
di più attuale, di più vivo, di più sinceramente necessario?
LO SPETTACOLO
In scena la protagonista. Ha seguito la storia, se n'è impossessata,
l'ha amata, l'ha fatta sua e ora ce ne restituisce tutte le sfumature,
le ragioni e i sentimenti, sostenendo con ironia e tenerezza il " vento"
nuovo che anima Calais. E' il moderno Omero, il racconta storie, capace
di dar vita a tutti i personaggi. L'epopea di un luogo diventa metafora
del nostro destino. Nulla di più teatrale e universale. E anche divertente,
che non guasta. Un corpo e un'intelligenza femminile in scena aggiungono
sale al racconto, abbattendo la anacronistica divisione tra "cose" di
maschi e " cose" di femmine per cui le donne raccontano di fatti personali
e privati e gli uomini di guerre e di imprese. Sarebbe questo, anche
e finalmente, un vento nuovo. In smoking, accompagnata da una piccola
orchestra d'archi, affiatatissimi e collaudati, in una scena candita
come una scatola luminosa, il racconto prende corpo come una ballata,
un'opera musicale euforizzante e inedita.
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