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Dialoghi con Socrate
è una lettura-spettacolo tratta dai Dialoghi Apologia di Socrate, Critone
e Fedone di Platone che Giuseppe Emiliani ha adattato per la scena.
Condotta da Giulio Bosetti, affiancato da Alberto Mancioppi, Francesco
Migliaccio e Giuseppe Scordio, la lettura verte sulle eterne domande:
perché le cose cambiano? esiste qualcosa di costante nel continuo mutarsi
e trasformarsi della vita? L'esistenza dell'uomo è destinata a esaurirsi
con la morte, o si può trasformare in un'anima immortale? La vita ha
un senso, magari un destino, o è un futile agitarsi per nulla?
L'Apologia è il monologo-testamento di Socrate di fronte alla giuria
ateniese: la difesa ironica di un condannato che argomenta con lucido
rigore le proprie scelte.
Nel Critone, Socrate, chiuso in carcere, aspetta il suo turno di morte.
Un amico influente gli si presenta ad offrirgli l'evasione ma il vecchio
filosofo, in un appassionato dialogo, riesce a convincerlo che fuggire
da Atene sarebbe ingiusto e sbagliato.
Il Fedone è la drammatizzata confessione di Socrate della sua unica
certezza: l'eternità dell'anima. Questi tre dialoghi di Platone non
finiscono mai di stupirci per la loro disarmante naturalezza, per la
profondità e attualità dei temi trattati, per la vivezza di un linguaggio
profondamente teatrale.
Le più vertiginose questioni filosofiche fluiscono nelle cadenze del
domandare e del rispondere.
Platone, come un moderno drammaturgo, pensa e scrive per immagini.
In figurazioni perfette per cadenza letteraria, Platone riproduce gli
intercalari, le battute, le pause di sorpresa, le accelerazioni, i momenti
sospesi del dubbio, i magici silenzi… Ironia e saggezza. Un ritmo di
scrittura ora struggente, ora vivace.
Platone, sommo filosofo, grande scrittore, con un linguaggio sobrio
e toccante ci fa rivivere le ultime ore di Socrate.
Nella cella, il vecchio filosofo tiene la sua estrema lezione, l'ultimo
suo canto.
Ma come il cigno (che non canta di dolore quando muore) anche Socrate
accetta con serenità la morte, perché essa è la sospirata tappa per
l'autentico sapiente, la felice terapia alla futilità dell'esistenza
mondana.
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