![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
||||
|
|
si
|
||||||
|
Chi non ha visto
Sei personaggi? Chi non ne è rimasto sorpreso e affascinato la prima
volta, e poi l'ha voluto rivedere e di nuovo l'emozione è tornata? Molte
sono le edizioni proposte in questi ultimi anni. E perché allora riprenderlo?
Il fatto è che solamente vedendolo e rivedendolo lo spettatore potrà
cogliere il fondo della sua misteriosa teatralità. E poi ci sono i giovani,
che non l'hanno mai visto. Non possiamo privarli di questa scoperta,
se li vogliamo anche spettatori di domani. Sei personaggi è esploso
negli anni Venti, ma è rimasto in vita per ogni generazione, e chiunque
abbia scritto di teatro non ha potuto fare a meno in seguito di tenerne
conto. Da parte mia posso dire di essere stato a lungo vicino a questo
testo. Fui "il Figlio" all'inizio della mia carriera, nella messa in
scena con maschere curata da Gianfranco De Bosio. E poi lo misi in scena
io negli anni Settanta e lo replicai a lungo recitando il ruolo del
"Padre". E ancora fui "il Padre" negli anni Ottanta, quando chiamai
Peppino Patroni Griffi per la regia, e Peppino ci fece ottenere un successo
clamoroso, che si ripeteva ogni sera in tutti i teatri della penisola.
Ecco: ricordando Peppino e il lavoro fatto da lui mi occuperò della
nuova messa in scena, che voglio dedicare ai giovani. Vedendo per la
prima volta Sei personaggi si sentiranno partecipi di una grande avventura
teatrale. A confortare le mie convinzioni voglio qui trascrivere alcune
righe del saggio di Nicola Chiaromonte, il grande critico scomparso
ormai da molti anni: Ogni volta che rivediamo "Sei personaggi", quel
che sempre di nuovo ci sorprende e ci affascina è, prima di tutto, la
sua irresistibile teatralità. Ci sorprende, perché insomma il testo
lo conosciamo quasi a memoria e gli effetti potrebbero anche riuscirne
quasi scontati, mentre ogni volta ci balza incontro come nuovo e inatteso,
tutto presente, tutto lì, tutto movimento e colpi di scena: tutto istantaneo
e improvvisato, si dovrebbe dire; ci affascina, poi, perché la sua qualità
propria è di affascinare, di trascinare inevitabilmente nel suo gioco,
in una vertigine senza fondo e perfettamente lucida nel tempo stesso.
E' una vertigine che non ottenebra ma risveglia e sovreccita, per l'assillo
che ci perseguita di un enigma che stiamo sempre lì li per risolvere
e che sempre di nuovo ci elude. Sei personaggi
in cerca d'autore è il dramma più famoso di Pirandello. Fu rappresentato
per la prima volta il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma dalla Compagnia
di Dario Niccodemi con esito tempestoso. Fu importante, per il futuro
successo dell'opera, la terza edizione del 1925, in cui l'autore aggiunse
una prefazione nella quale chiariva la genesi, gli intenti e le tematiche
fondamentali del dramma: "Posso soltanto dire che, senza sapere d'averli
punto cercati, mi trovai davanti, vivi da poterli toccare, vivi da poterne
udire perfino il respiro, quei personaggi che ora si vedono sulla scena.
E attendevano, lì presenti, ciascuno col suo tormento segreto e tutti
uniti dalla nascita e dal viluppo delle vicende reciproche, ch'io li
facessi entrare nel mondo dell'arte, componendo delle loro persone,
delle loro passioni e dei loro casi un romanzo, un dramma o almeno una
novella. Nati vivi, volevano vivere. E allora, ecco, lasciamoli andare
dove son soliti d'andare i personaggi drammatici per aver vita: su un
palcoscenico." E' considerata la prima opera della trilogia del teatro
nel teatro, comprendente Questa sera si recita a soggetto e Ciascuno
a suo modo. Mentre una compagnia drammatica prova Il gioco delle parti
di Pirandello, sulla scena appaiono misteriosamente sei personaggi:
il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, due bambini. Essi nascono,
spiega il Padre, dalla fantasia di un autore che però non seppe o non
volle farli vivere in un'opera d'arte, ma smaniano di esprimere il loro
dramma e vogliono che gli attori lo recitino. La loro storia è questa:
la Madre, dopo aver dato alla luce il Figlio, si è innamorata del segretario
del Padre, creatura dimessa e semplice come lei. Il Padre si è fatto
da parte, e dalla nuova unione sono nati tre figli. Dopo molti anni
il Padre, inconsapevole, incontra la Figliastra in una casa d'appuntamenti:
un rapporto incestuoso è evitato solo perché sopravviene la Madre. Il
Padre, pieno di vergogna, accoglie in casa tutta la famiglia, ma viene
a crearsi una situazione insostenibile: il Figlio si chiude in un mutismo
ostile, la bambina cade nella vasca del giardino e il ragazzo, che l'ha
osservata morire senza intervenire, si uccide con una rivoltellata.
Il Capocomico è, suo malgrado, affascinato dalla materia teatrale che
gli viene proposta: ma qui si crea il secondo dramma dei personaggi.
Non si riconoscono nella recitazione degli attori; solo essi possono
rappresentare, o meglio, vivere la tragedia, che è poi la loro realtà,
una realtà che si ripete nell' eternità dell'arte. Sei personaggi in
cerca d'autore è il dramma più famoso di Pirandello. Fu rappresentato
per la prima volta il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma dalla Compagnia
di Dario Niccodemi con esito tempestoso. Fu importante, per il futuro
successo dell'opera, la terza edizione del 1925, in cui l'autore aggiunse
una prefazione nella quale chiariva la genesi, gli intenti e le tematiche
fondamentali del dramma: "Posso soltanto dire che, senza sapere d'averli
punto cercati, mi trovai davanti, vivi da poterli toccare, vivi da poterne
udire perfino il respiro, quei personaggi che ora si vedono sulla scena.
E attendevano, lì presenti, ciascuno col suo tormento segreto e tutti
uniti dalla nascita e dal viluppo delle vicende reciproche, ch'io li
facessi entrare nel mondo dell'arte, componendo delle loro persone,
delle loro passioni e dei loro casi un romanzo, un dramma o almeno una
novella. Nati vivi, volevano vivere. E allora, ecco, lasciamoli andare
dove son soliti d'andare i personaggi drammatici per aver vita: su un
palcoscenico." |
|||||||