Teatro Franco Parenti
presenta

L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA
di Luigi Pirandello

con
CORRADO TEDESCHI

e con
MAURIZIO DOSI
ROBERTA PETROZZI


regia
Marco Rampoldi

Esterno di caffè (di una stazione) di notte. Un 'pacifico avventore' sorseggia una bibita aspettando il primo treno del mattino, dopo aver perso l'ultimo serale.
Un altro cliente comincia a parlare con lui, con un'insistenza crescente, ironica e disperata al tempo stesso, dimostrando una straordinaria capacità di cogliere fino in fondo i più piccoli aspetti della vita quotidiana, di "aderire con l'immaginazione alla vita degli altri", per sentirla "sciocca e vana" per autoconvincersi… fino alla tragica rivelazione del suo male senza scampo: quel "dolcissimo" epitelioma (il fiore in bocca del titolo) che la morte gli ha lasciato in dono.
"La relazione fra i due uomini altro non è che un doloroso guardarsi allo specchio, perché poi si tratta quasi di un monologo, soffuso e delicato come lo spettacolo che ne risulta, lieve e raffinato nel suo annegarsi nel bianco dell'allestimento..." (Antonio Calbi - La Repubblica)
Corrado Tedeschi, -attore che sta acquistando una sempre maggiore credibilità teatrale, accanto alla fama derivante dal piccolo schermo, grazie alle apprezzate interpretazioni offerte negli ultimi anni in spettacoli come Io l'erede e L'hotel dei due mondi, diretto da Andrée Ruth Shammah e Un uomo solo al comando-"guidato dalla regia di Marco Rampoldi, con bella misura recitativa lontano da ogni facile retorica, e da ogni abusato "pirandellismo" riveste gli scomodi panni dell'uomo cui la sorte ha regalato il terribile fiore della morte" (Magda Poli - Corriere della Sera)
Ma prima di poterli rivestire, l'attore-Tedeschi-Corrado deve superare un esame: deve dimostrare a due personaggi, pirandellianamente fuggiti dalle rispettive opere per investigare sul suo operato, di poter essere anch'egli 'personaggio'. E con questo pretesto coinvolge il pubblico (a tratti anche direttamente) in una divertentissima 'lezione-semiseria' sui temi dell'essere e dell'apparire, su come le maschere contengano il seme della follia. E gli spettatori si lasciano trasportare, abbandonando i preconcetti di noia spesso associati al teatro 'classico', e disponendosi così ad assistere con animo assolutamente sgombro al notissimo atto unico.
Proprio in questa coesistenza, in uno spettacolo tanto agile e compatto, di due 'corde' contrastanti, comica e tragica, risiede forse uno dei motivi dello straordinario successo di questo allestimento, che dopo sei stagioni di 'esauriti' viene nuovamente riproposto 'a grande richiesta'. E la passione che Corrado Tedeschi riversa nel semi-monologo, che lo accompagna fin dal suo ingresso in Accademia, sembra donare a questo disperato condannato a morte una lunghissima vita teatrale.