|
Mi chiamo Fausto
Paravidino, faccio l'attore, scrivo commedie e ogni tanto ne dirigo.
Un paio d'anni fa ho girato un film che si intitola Texas, ho scritto
per la radio. Di tutto un po'. Comunque ho cominciato facendo l'attore.
Il primo grande incontro che ho fatto dopo Shakespeare è stato
con Pinter, io avevo quindici anni, lui era lontano dal Nobel, non sapevo
chi era. La prima cosa che ho letto è stata il "Compleanno".
Ho percepito a orecchio la sua rivoluzione. Per la prima volta ho riconosciuto
in una scrittura teatrale un parlato reale. Ho recitato in "Un
leggero Malessere", nel "Bicchiere della staffa" e nel
"Compleanno. Ho studiato il monologo di Aston dal "Guardiano",
con quello ho fatto un provino in una scuola di recitazione eccetera.
Ho cominciato a scrivere per il teatro copiando da Pinter. Continuo
a scrivere per il teatro e continuo a copiare da Pinter.
L'ho conosciuto a Londra nel 2000. Era il giorno del suo compleanno.
Aveva accettato di incontrare un gruppo di scrittori che erano in residenza
al Royal Court. Non avevo nessuna domanda da fargli. Sono stato molto
contento delle sue risposte alle domande degli altri.
Ho accettato di dirigere il "Compleanno" e di interpretare
Goldberg perchè me l'ha proposto Roberto Toni. Sono due cose
così ovviamente belle che te le devono offrire, non le puoi decidere.
E' la prima volta che dirigo il testo di un giovane. Il Compleanno anticipa
molto della drammaturgia di Pinter da grande. C'è la minaccia
dal mondo esterno. C'è un grande villain. C'è il mistero
nel/del quotidiano. C'è la politica: la maggioranza silenziosa
e la dittatura della democrazia. I testi di Pinter, e questo non fa
eccezione, sono campi minati di misteri. Il lavoro da fare è
lasciarli tali senza farsene accorgere. Non ho nessun piano geniale
per affrontare questo testo. Credo che cercherò di fare come
fa Pinter quando scrive. Partire dalla prima scena e piano piano arrivare
all'ultima. Poi ricominciare da capo. Mentre ne parlavo con la scenografa
in una pizzeria, mia sorella ci ha ammonito:"Io quando vado a teatro
voglio vedere una storia". Credo che cercheremo di accontentarla.
La storia c'è ed è teatralmente molto forte e penso che
vada preservata dal pericolo dell'interpretazione. Ci tengo ad avvisare
fin d'ora che quello che piace a me - e che quindi cerco di fare - è
un teatro d'attori. Non so cosa vuole dire perchè per me è
l'unico possibile ma ne sento parlare come se invece ci fossero alternative.
Ecco, purtroppo , quelle alternative non mi interessano perciò
è inutile che le si venga a cercare nello spettacolo che faremo.
Le scelte registiche saranno tante, vanno fatte, va da sè, le
idee registiche sono pericolose ma a volte possono servire. Qui di idee
per il momento ce n'è una: l'attore che interpreta il perseguitato
Stanley è un pochino più grande del suo persecutore Goldberg.
C'è un ribaltamento generazionale rispetto al testo scritto da
un giovane di cinquant'anni fa. Ma non è responsabilità
di questa pagina spiegare il perchè.
Fausto Paravidino, aprile 2007
|