Teatro Stabile di Firenze
presenta

IL COMPLEANNO
di Harold Pinter


con
GIUSEPPE BATTISTON
FAUSTO PARAVIDINO
ARIELLA REGGIO
BEPPE CHIERICI
PAOLO ZUCCARI
VALENTINA CENNI


regia
Fausto Paravidino

scene e disegno luci LAURA BENZI
costumi SANDRA CARDINI

Mi chiamo Fausto Paravidino, faccio l'attore, scrivo commedie e ogni tanto ne dirigo. Un paio d'anni fa ho girato un film che si intitola Texas, ho scritto per la radio. Di tutto un po'. Comunque ho cominciato facendo l'attore. Il primo grande incontro che ho fatto dopo Shakespeare è stato con Pinter, io avevo quindici anni, lui era lontano dal Nobel, non sapevo chi era. La prima cosa che ho letto è stata il "Compleanno". Ho percepito a orecchio la sua rivoluzione. Per la prima volta ho riconosciuto in una scrittura teatrale un parlato reale. Ho recitato in "Un leggero Malessere", nel "Bicchiere della staffa" e nel "Compleanno. Ho studiato il monologo di Aston dal "Guardiano", con quello ho fatto un provino in una scuola di recitazione eccetera. Ho cominciato a scrivere per il teatro copiando da Pinter. Continuo a scrivere per il teatro e continuo a copiare da Pinter.
L'ho conosciuto a Londra nel 2000. Era il giorno del suo compleanno. Aveva accettato di incontrare un gruppo di scrittori che erano in residenza al Royal Court. Non avevo nessuna domanda da fargli. Sono stato molto contento delle sue risposte alle domande degli altri.
Ho accettato di dirigere il "Compleanno" e di interpretare Goldberg perchè me l'ha proposto Roberto Toni. Sono due cose così ovviamente belle che te le devono offrire, non le puoi decidere.
E' la prima volta che dirigo il testo di un giovane. Il Compleanno anticipa molto della drammaturgia di Pinter da grande. C'è la minaccia dal mondo esterno. C'è un grande villain. C'è il mistero nel/del quotidiano. C'è la politica: la maggioranza silenziosa e la dittatura della democrazia. I testi di Pinter, e questo non fa eccezione, sono campi minati di misteri. Il lavoro da fare è lasciarli tali senza farsene accorgere. Non ho nessun piano geniale per affrontare questo testo. Credo che cercherò di fare come fa Pinter quando scrive. Partire dalla prima scena e piano piano arrivare all'ultima. Poi ricominciare da capo. Mentre ne parlavo con la scenografa in una pizzeria, mia sorella ci ha ammonito:"Io quando vado a teatro voglio vedere una storia". Credo che cercheremo di accontentarla. La storia c'è ed è teatralmente molto forte e penso che vada preservata dal pericolo dell'interpretazione. Ci tengo ad avvisare fin d'ora che quello che piace a me - e che quindi cerco di fare - è un teatro d'attori. Non so cosa vuole dire perchè per me è l'unico possibile ma ne sento parlare come se invece ci fossero alternative. Ecco, purtroppo , quelle alternative non mi interessano perciò è inutile che le si venga a cercare nello spettacolo che faremo.
Le scelte registiche saranno tante, vanno fatte, va da sè, le idee registiche sono pericolose ma a volte possono servire. Qui di idee per il momento ce n'è una: l'attore che interpreta il perseguitato Stanley è un pochino più grande del suo persecutore Goldberg. C'è un ribaltamento generazionale rispetto al testo scritto da un giovane di cinquant'anni fa. Ma non è responsabilità di questa pagina spiegare il perchè.
Fausto Paravidino, aprile 2007