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PRESENTAZIONE
Red Passion è un balletto di cui non avere paura, anche se travalica
i confini della danza contemporanea e sfocia nel futurismo visionario.
I corpi delle danzatrici forgiano dei simboli: il quadrato, metafora
della materia (il numero quattro è somma di due braccia e due gambe)
si alterna al triangolo, simbolo dello spirito (il tre è il numero dei
princìpi divini di luce, calore e vita). I movimenti rappresentano l’evoluzione,
dallo strisciare come il serpente che tentò Eva nell’Eden si passa alla
costruzione della femminilità consapevole plasmata su un tornio immaginario;
la “scultura” prende vita autonoma, emancipandosi da chi l’ha realizzata.
Le musiche dei Massive Attack sottolineano bene il ponte tra fatica
ed energia smisurata, permettendo alle ballerine in scena di dare sfoggio
di impeccabile tecnica. L’assolo in un cerchio di lunare luce bianca
incide per la purezza delle linee e la plasticità di ciascun gesto.
Rosso e nero tornano in scena per spiegare la dualità tra creazione
e distruzione, tra ordine e caos, tra intelligenza e cecità mentale,
tra luminosità e buio. La donna è fuoco, è un vulcano in eruzione, ma
è anche sovrana di una dimensione armonica di forme e dimensioni consapevolmente
dominate. Si inserisce a questo punto un cammeo di stile classico in
cui si esprime nella solista l’eterno femminino. Il passo a due successivo
stilla un erotismo ancestrale, è il cercarsi per ricomporre l’unità
perfetta. Meraviglioso il successivo “gioco di specchi”, introduzione
a un momento di estrema dolcezza meditativa. La crescita spirituale
richiede fatica, l’ascesa è vittoriosa se non si teme l’acrobatico tragitto
da percorrere lungo una struttura che non ha appigli sufficienti per
tutti; solo il lavoro, la volontà e l’innocenza d’animo regalano la
leggerezza necessaria a conquistare la cima più alta, l’obiettivo apparentemente
troppo lontano. Persino i saluti finali negano la stasi, concedendo
agli artisti istanti di eccellente virtuosismo.
NOTE COREOGRAFICHE
La passione per una donna può scardinare tutti i valori in cui uno crede,
perché la passione è travolgente, è una ricerca della sensazione emotiva
e sensuale; lo stesso neoclassicismo che era un arte razionale, era
purificata dalle passioni e fondata sui canoni di bellezza astratta.
Attraverso il movimento e la capacità espressiva si può trasmettere
la propria vitalità interiore, l’irrequietezza e le passioni. La passione
è rossa e il rosso è amore e audacia, ma anche il simbolo della vita,
della forza, la forza di cui ogni essere è dotato, un raggio carico
di energia. Il padre della vitalità. Un colore semplice ma concreto,
quasi come un canto nello spirito che sprigiona l’emozione e unisce
due anime.
Cristiano Fagioli
CRISTIANO FAGIOLI
Il coreografo veronese Cristiano Fagioli ha solo 35 anni, ma vanta un
curriculum davvero ragguardevole: dopo aver acquisito una solida formazione
comprendente la tecnica classica, la contemporanea e la danza jazz,
nel 1996 Fagioli ha studiato canto presso il CIM di Verona e, notato
da Moses Pendleton e da David Parsons, si è poi trasferito a New York
per frequentare il Broadway Dance Center e il Ballet Art; nel 1998 ha
affinato ulteriormente il proprio talento a Parigi (La Cigale, Harmonik
e Cité de Veron) e si è sentito finalmente pronto a fondare una compagnia
con sede a Verona: è la nascita della Rbr Dance Company. In occasione
dei Campionati del Mondo di Ciclismo organizzati a Verona nel 1999 Fagioli
ha realizzato “Bicycle 2000”, che Rai Sport ha voluto replicare nel
2005 nel corso della diretta per la presentazione del Giro d’Italia.
Il repertorio della Rbr Dance Company vanta la messa in scena di creazioni
originali quali Bicycle 2001, Abyss, Showsystem, Cubico e Openspace,
tutti allestimenti apprezzati a livello internazionale. Grazie alla
fantasia di Cristiano Fagioli, premiata con ambìti riconoscimenti da
parte dei critici, anche il mondo del marketing e della pubblicità ha
aperto le porte all’arte coreutica: nel 2000 al Motor Show di Bologna
per la promozione di una nuova automobile è stata scelta la coreografia
Syncro, nel 2003 il marchio Ariston si è identificato in Six Elements
e Spidi ha affidato a Fagioli la regia di un’importante sfilata a Vicenza.
Nel 2004 è stata Yamaha a chiamare il giovane veronese per firmare un
passo a due eseguito alla convention aziendale svoltasi a Rodi, mentre
nel 2005 Just Italia ha voluto quattro quadri coreografici simboleggianti
gli elementi naturali (aria, acqua, terra e fuoco) e la Glaxo ha chiesto
di tradurre in passi di danza le coinvolgenti note della canzone One
degli U2. La più recente opera di Cristiano Fagioli, nominato direttore
artistico di “Promozione Danza - Provincia di Padova”, è lo spettacolo
Red Passion, commissionato da Carlo Pesta per il Balletto Balletto di
Milano.
INTERVISTA A CRISTIANO FAGIOLI
Red Passion è un balletto spiazzante, a partire dal titolo… Sì, è così.
Il termine “Red”, cioè “rosso”, rimanda indiscutibilmente alla passione;
il balletto è una fusine fra “uomo” e “donna”, un richiamo alla filosofia
platonica e dunque alla leggenda che racconta che in origine l’uomo
e la donna costituivano un’unica entità; la separazione dà luogo ad
una serie di dualismi che tuttavia non precludono l’ascesa alla pura
bellezza, con Eros quale mediatore tra mondo sensibile ed intelligibile.
Perché ha scelto la musica dei Massive Attack? In realtà il motivo è
semplice: mi piace moltissimo lo stile della band inglese. Per Red Passion
ho scelto la colonna sonora del film Danny The Dog diretto da Louis
Leterrier, ma non c’è alcuna relazione tra il balletto e il lungometraggio.
Lo spettacolo non sviluppa una storia; qual è il filo conduttore di
quaranta intensissimi minuti di danza? L’emozione di visionare una galleria
di quadri viventi, di fronte ai quali lascio che ciascuno spettatore
dia un’interpretazione personale come se stesse leggendo una poesia.
Red Passion è un tributo al gesto espressivo, è amore e audacia. Dove
trae ispirazione per le sue coreografie? Sono un istintivo, ho bisogno
della totale liberazione dai limiti precostituiti. Memorizzo la musica
alla perfezione e da quel momento lascio fluire l’immaginazione; cerco
sempre di immedesimarmi nel pubblico, prestando attenzione ad evitare
ciò che potrebbe risultare noioso. Provoco inserendo nelle coreografie
elementi inaspettati, come sedie da ufficio, pannelli di stoffa e strutture
metalliche. A proposito, cosa simboleggia la struttura allestita per
la parte conclusiva del balletto? Indica la fatica per raggiungere la
vetta; solo uno su mille ce la fa, come si suol dire. Ha parlato di
istintività: vuole approfondire questo concetto? Posso fare un esempio
concreto: il passo a due di Red Passion è stato costruito in un quarto
d’ora. La mia musa è spesso Cristina Ledri, ballerina e direttrice artistica
della mia compagnia, la Rbr Dance Company; dalle sue improvvisazioni
nascono molte delle mie idee. Intervista di Sara Bordoni
IL BALLETTO DI MILANO La Compagnia Balletto di Milano, attiva nel mondo
della danza da ben 22 anni, in questo ultimo periodo è andata sempre
più affermandosi tra le realtà nazionali di alto livello, esibendosi
con successo sia nelle numerose tournée italiane che nella consistente
circuitazione estera per la quale va certamente sottolineata l’importanza
della tournée al Bolshoij (1999, Tango … una rosa per Jorge Donn) dove
per la prima volta una compagnia italiana ha avuto l’onore di esibirsi,
ottenendo anche i personali complimenti dell’allora sovrintendente Vladimir
Vassiliev, ai quali si sono unite le vivissime congratulazioni delle
autorità (sia russe che i nostri Console ad Ambasciatore a Mosca) e
quelle della stampa specializzata e non, di artisti e personalità del
Bolshoij. Sempre nel 1999 la compagnia si è esibita con successo anche
a Gorky nell’omonimo teatro, mentre nel 2000 ha effettuato tournée in
Svizzera, in Francia e in Russia dove ha svolto nel mese di dicembre
una tournée con la produzione “Primadonna: le eroine del melodramma”.
Dal 2001 al 2004 il Balletto di Milano ha portato sulle scene “Traviata”,
un’esclusiva trasposizione in balletto della famosa opera verdiana in
occasione delle celebrazioni per il centenario della morte del grande
compositore, con tournée in Italia, Inghilterra, Scozia e Irlanda e
“La vie de Bohème”, balletto dedicato a Giacomo Puccini,. Attualmente
il Balletto di Milano vanta un gruppo accuratamente selezionato, composto
da elementi nel pieno della loro energia e vigore fisico, maturi dal
punto di vista artistico e con alle spalle un'importante esperienza
di palcoscenico in grado di coniugare ad una tecnica impeccabile notevole
versatilità e indubbia capacità espressiva. Tra gli artisti e coreografi
ospiti spiccano nomi importanti del panorama internazionale come Carla
Fracci, Luciana Svignano ("D'Apres le Mandarin"), Oriella Dorella ("La
Marchesa Von O." e “Traviata”), Alla Ossipenko, Serge Manguette , Marco
Pierin, Alessandro Molin, Gheorghe Iancu, Loris Gay, Vittorio Biagi,
Bruno Vescovo, Giuseppe Carbone (“Van Gogh”), Micha Van Hoecke e Denys
Ganio ("Aspettando Godot"). Per la stagione 2004-2005 la compagnia si
è avvalsa di due nomi importantissimi nel panorama internazionale: Ruben
Celiberti in veste di coreografo e Grazia Galante, già stella di Bèjart,
per il Balletto di Milano nel doppio ruolo di coreografa ed eccezionale
interprete di “Bolero”. La stagione 2005/2006 è stata caratterizzata
dalla produzione di "Amor de Tango", sublimazione dello spirito e della
sensibilità che pervadono le musiche di Carlos Gardel e Astor Piazzola;
la coreografia è firmata da Ruben Celiberti, responsabile anche dell’allestimento
intitolato "900". Punto di svolta nella storia del Balletto di Milano
è stata la nomina a presidente e direttore artistico di Carlo Pesta,
dal 1998 al timone della compagnia. Conseguito il diploma come ballerino
presso la Scuola del Teatro alla Scala di Milano e terminato un biennio
di perfezionamento presso l’Accademia di Danza e Coreografia del Teatro
Bolshoi, Carlo Pesta fece parte del corpo di ballo scaligero dal 1981
al 1990 avendo l’onore di danzare con grandi étoiles (Carla Fracci,
Rudolf Nureyev, Natalia Makarova, Vladimir Vassiliev, Ekaterina Maximova,
Fernando Bujones, Alicia Alonso), interpretare opere di alcuni fra i
coreografi più famosi (John Field, Joseph Russillo, William Forsythe,
Heinz Spoerli, Uwe Scholz) e di esibirsi in autentici templi dell’arte
tersicorea quali il Metropolitan di New York, il Colòn di Buenos Aires
e l’Opera di Berlino. Pesta ha ben coltivato i legami con la Russia,
fatto che dal 1988 gli ha permesso di collaborare con compagnie di balletto
classico (Teatro Bolshoi, Balletto di Mosca) e organici folkloristici
(Sputnik Moisseiev, Armata Rossa). Nel 1989 Carlo Pesta fondò l’Associazione
Culturale Arteatro, nel 1994 istituì il Festival Riccione Danza, nel
1998 iniziò ad esercitare la propria abilità manageriale a favore del
Balletto di Milano e nel 2002 fu chiamato a coprire con successo inizialmente
il ruolo di Direttore Artistico del Teatro Coccia di Novara e dal 2005
anche quello di Sovrintendente. “La nostra missione di artisti – ha
dichiarato Pesta - è lavorare al meglio per il pubblico, allestendo
spettacoli che non si rivolgono solo a un target limitato bensì sono
in grado di attirare un pubblico eterogeneo. Scene, costumi, coreografia,
musica e luci sono curati nei dettagli, supportando così ulteriormente
l’alto livello del corpo di ballo”. Carlo Pesta ama tanto il grande
balletto di repertorio quanto la danza contemporanea ricca di valore
tecnico: per la stagione 2006/2007 il Balletto di Milano si propone
infatti con l’emozionante “Red Passion”, commissionato da Pesta al valente
coreografo veronese Cristiano Fagioli. Fra le ultime collaborazioni
ricordiamo quelle con Bruno Vescovo e Fabio Molfesi in qualità di Maître
de ballet. Maître de ballet coordinatore del corpo di ballo è Cristina
Molteni, ormai da molti anni al seguito della compagnia, per la stagione
2007-2008 quali Maître de ballet e professeur il Balletto di Milano
si avvale della preziosa collaborazione di Bruno Vescovo e Evgeni Stoyanov.
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