Nuovo Teatro
diretta da Marco Balsamo
presenta


LA NOTTE DELLE LUCCIOLE

Una veglia
di Roberto Andò e Marco Baliani
da Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini
drammaturgia e regia Roberto Andò

con
MARCO BALIANI

e con
COCO LEONARDI
DYLAN COLOMBAIONI
FEDERICO PISANO
VALERIO TRAMENTOZZI
FILIPPO BERETTONI
FABIO D'ANTONIO
MARCO DE MASI

Non ci fu mai nessuno che in questi anni Amasse veramente l' eresia di un amore disinteressato Come il corpo di chi muore nel cosmo Ed entra in un' altra orbita (felice destino!) Si è tanto eretici in gioventù, poiché dopo il futuro C' è ancora futuro: e l' eresia richiede una grande pazienza: bisogna ripetere mille volte la stessa cosa.
(P.P. Pasolini)

Tutto quello che nella vita accade si può dire che è accaduto nei primi dieci anni: nel senso che già nei primi dieci anni della nostra vita se ne può trovare il presentimento, la premonizione, la prefigurazione, il seme. Noi siamo, nel nostro essere e nel nostro modo di essere, quel che i luoghi, le persone, gli avvenimenti e gli oggetti hanno suscitato, disegnato e fissato in quei primi dieci anni dentro di noi.

C'è un punto in cui i disgraziati e i perfidi si uniscono e si confondono in una sola parola; parola fatale: i miserabili. Di chi la colpa? Dov'è il boia, dov'è la vittima? : già questa domanda risuonava sotto il cielo degli dei, in nome degli dei gli uomini se la facevano. In un teatro: arrogantemente cercando, e inutilmente, di inquietare gli dei. Credo di essermi aggirato per tutta la vita intorno a questa frase, a questa domanda. C'è una vecchia battuta paradossale che dice che la parola è stata data all'uomo per nascondere il proprio pensiero. Io la rovescio e la faccio diventare ancora più paradossale e dico che non solo la parola è stata data all'uomo per rivelare il pensiero ma anche per impedirgli di nasconderlo. Ecco, io ho pensato che bisognava parlare della vita e della morte in questo Paese, e che ne parlassi io come scrittore la cui pagina è la più vicina all'azione che si possa immaginare.
(L. Sciascia)

Una veglia con Sciascia: la pietà come possibile redenzione civile
. Ho pensato che riportare in teatro le parole di Leonardo Sciascia oggi avesse un senso. Avesse una ragione: poetica e politica, senza possibili equivoci nel riferirsi dell'una all'altra, come sempre e in ogni tempo, ma ancor più oggi. Bisognerà, io credo, ripartire dalla coscienza e da chi in nome della coscienza ha speso la propria vita per la libertà - per affermarne la sua dimensione più pura, quella che non accetta accomodamenti né baratti - perché l'Italia ritrovi i propri dei perduti. In questa veglia - e mi piace ricordare che Sciascia tradusse per il teatro La veglia a Benincarlò di Manuel Azana, dandone nell'introduzione la definizione più risonante, l'ultima veglia del chisciottismo spagnolo - le sue parole e quelle di Pasolini (non c'è una sola parola che non appartenga a loro, se non due citazioni da Pirandello e Canetti) trovano un loro, credo non arbitrario, congiungimento. Un congiungimento in cui entrambi si ritrovano accomunati dal destino di rappresentare, nella scrittura, nell'essere testimoni del proprio tempo, una razza che fa della propria mitezza un'arma che non perdona. Entrambi, pronti, con la penna - come fosse una spada - all'azione, per provocare con la scrittura effetti concreti, per disarmare il potere. Ripercorrendo le loro esistenze esemplari, esemplarmente donate a quel mandato che li ha resi profeti nella letteratura di quella speciale dimensione civile che raramente ha trovato in Italia estimatori, ho immaginato, in una notte di veglia, Sciascia dialogare, a distanza, con Pasolini. Fraternamente, disperatamente. Sulla morte, contro la morte. La sua (di Pasolini), quella di Moro. Quella delle lucciole. Spesso si dice di Sciascia come di un illuminista. Io credo che sia sempre stato, e ancor più avvicinandosi alla morte, religiosamente attratto dai misteri insondabili dell'esistenza e che per questo non abbia concesso alibi alla ragione. La sua voce, che ricordo apparentemente fragile e dubbiosa, ci ha consegnato un mandato essenziale per ridare alle nostre più delicate istanze civili un riscatto non perituro, quello che nasce dalla pietas. Non meno politico di quanto si potrebbe frettolosamente pensare, se alla politica si volesse finalmente restituire l'onore di dare voce ai nostri irrinunciabili diritti di cittadini di una comunità che non ha abdicato alla dignità dell'uomo. Ho immaginato e composto questo testo per un grande attore. Senza la complicità di Marco Baliani infatti, senza la sua adesione ideale e artistica non avrei potuto metterlo in scena come volevo. Lo spettacolo appartiene a lui quanto appartiene a me. La sua voce, la sua intelligenza di attore creatore, la sua complicità hanno aggiunto qualcosa di essenziale al progetto, lasciando risuonare in modo speciale la pietà evocata da Sciascia come il talismano di una possibile redenzione civile.
Roberto Andò