|
Novità assoluta
Note dell' autore
"Marlene", come
Marlene Dietrich, e la Dietrich è la protagonista di questa commedia
che, penetrando nel "dietro le quinte" della sua vita, scandisce in
tre capitoli le vicende di un'avventura umana sensazionale.
Il primo capitolo è ambientato a Londra, nel 1954. Hollywood sembra
aver voltato le spalle all'attrice, e il teatro si propone alla Dietrich
come un' importante occasione di riscatto artistico. Siamo in un'elegante
suite d' albergo. E´ la mattina del giorno in cui Marlene, cinquantenne,
dovrà debuttare con un fastoso recital al `Cafè de Paris´, sala da duemila
posti che si annuncia esaurita. Lo spirito dell'atto è brillante, di
estrema leggerezza, e sfocia nel confronto tra la diva e il suo grande
pigmalione, Joseph Von Sternberg (regista de "L'Angelo azzurro"), insieme
al quale la donna rivivrà l'incredibile provino in cui lui la scelse
per la parte di Lola.
Il secondo capitolo
ci porta a un pomeriggio di sei anni dopo, nel 1960. L'azione è ambientata
nel camerino di un teatro di Berlino, città dove Marlene è tornata dopo
molti anni di assenza. Anche stavolta siamo a poche ore da un concerto.
Coprotagonista dell'atto è il musicista Burt Bacharach, a quell' epoca
trentenne, di grande avvenenza, ancora semisconosciuto, ma dal talento
assai percepibile. Marlene deve a lui gran parte delle orchestrazioni
per i suoi concerti. E' evidente che fra i due vibra una potente corrente
erotica.
Il terzo capitolo
ci fa fare un balzo nel tempo ancora più brusco. Siamo nel 1975. A Toronto.
Di nuovo in una suite d'hotel ma tradotta in camerino. Marlene, infatti,
sempre più incline all'alcool e afflitta da varie sofferenze fisiche,
è da un paio d'anni costretta a esibirsi negli stessi alberghi in cui
alloggia. E' sera, e il "Chi è di scena" annuncia che manca mezz'ora
all'aprirsi del sipario. Questa terza parte corrisponde a un faccia
a faccia impietoso, ma anche ironico e divertente, con la figlia Kater,
creatura costretta a una vita defilata e sempre rimessa al servizio
di una madre tanto ingombrante. A chiudere il capitolo e la commedia
sarà un colpo di scena decisivo che chiamerà nuovamente in causa Sternberg,
il Mefistofele a cui Marlene si è offerta per tutta la vita come a un
seducente e pericoloso Faust. Lo spettacolo prevede un' importante presenza
musicale, con l'esecuzione di alcuni brani resi celebri dalla Dietrich:
su tutti, "Lilì Marlene".
Giuseppe Manfridi
Note di regia
Nel nome della protagonista - Maria Magdalena - è già segnato il percorso
umano e artistico che per decenni e fino ai nostri giorni, ha sollecitato
l'immaginario collettivo, consegnando al mondo l'icona di una bellezza
prima ferocemente costruita e poi tenacemente mantenuta fino all'inevitabile
declino. Di questa discesa il testo di Manfridi è testimonianza. Marlene
è una "via crucis" dolorosa, che parallelamente all'alimentarsi del
mito fa sprofondare la protagonista nelle pieghe più "umanamente degradate"
: i rapporti con gli uomini, gli innumerevoli amanti , un marito che
rimane sempre sullo sfondo, una figlia che si occupa di lei fino alla
fine ma con cui ha un legame difficile. Sullo sfondo si muove la Storia
che cambierà l'ordine naturale delle cose: Marlene l'attraversa cercando
comunque di proteggere il suo mito, essendo la prima icona moderna consegnata
alla nostra inesauribile e insaziabile voglia di eterna bellezza attraverso
le luci e le ombre create dal suo "mefistofelico" amante e mentore Joseph
Von Sternberg. Marlene come una riflessione sulla necessità di creare
"miti" ma anche, soprattutto, la storia di una donna fragile/indistruttibile,
sezionata nei suoi affetti, nei suoi rapporti, che impietosamente si
mostra nella sua terribile alterità fino alla consegna finale attraverso
uno struggente e infinito piano sequenza diretto dal suo maestro di
sempre. Un testo, questo di Manfridi, nella grande tradizione nordica
che comincia con August Strindberg e arriva fino a Ingmar Bergman. Le
canzoni saranno il filo rosso di questo spettacolo, per ricomporre pienamente
il quadro di un'epoca fortemente dolorosa, segnata dalla guerra da cui
disperatamente si cercava una via di uscita. La scena è uno spazio mentale
della memoria dove la protagonista ritrova le figure più importanti
della sua vita in una "danza di morte" di strindberghiana memoria.
Maurizio
Panici
|