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Produzioni Teatrali Paolo Poli - Associazione Culturale
con il contributo di
Regione Toscana
Sistema Regionale dello Spettacolo
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Direzione Generale per lo spettacolo vivo
presenta

SILLABARI
due tempi di Paolo Poli, liberamente tratti da Goffredo Parise

con
PAOLO POLI
e con
LUCA ALTAVILLA
ALFONSO DE FILIPPIS
ALBERTO GAMBERINI
GIOVANNI SINISCALCO

regia
Paolo Poli

collaborazione tecnica DANIELE BALDINI,FABIO FLORA, SAMUELE MARSILI, VALENTINA MURA, ANDREA PUSANTE, ALBERTO ROSSI
scene EMANUELE LUZZATI
scenografia L'ATELIER
costumi SANTUZZA CALI'
sartoria FARANI
parrucche MARIO AUDELLO
consulenza musicale JACQUELINE PERROTIN
registrazioni STUDIO BARZAN
ricerche musicali SANDRO AVANZO
aiuto regia e coreografia ALFONSO DE FILIPPIS
luci ALESSANDRO D'ANTONIO
foto NICCOLI
trasporti NONNATI
amministrazione FRANCESCO BARBAGLI
programmazione ESSEVUTEATRO NEW S.R.L.

I Sillabari di Goffredo Parise sono come piccoli poemi in prosa. Scritti alla metà del secolo scorso ci sorprendono oggi con la loro freschezza, per l'immediatezza quasi infantile del racconto, per la magia umile ed alta dei personaggi. Vediamo bambini stupiti in un mondo ambiguo, vecchietti arrabbiati in una società allo sbaraglio, donne sole dal quieto bovarismo periferico e uomini ancora ingenui nella lotta per la sopravvivenza. Era l'Italia che cambiava velocemente nelle maglie di una lunga guerra e dava origine all'attuale bel paese. Lo spettacolo disegna alla brava figure e figurine dei vari racconti articolati fra gli anni 40 e 60, cui fanno eco le canzonette con la loro modesta letteratura quasi sciatta, ma assai pertinente alla realtà storica. Ancora una volta le varie ambientazioni sono di Emanuele Luzzati, galvanizzanti la grande pittura del novecento, i costumi sorprendenti di Santuzza Calì, le musiche allusive di Jacqueline Perrotin, le coreografie divertenti di Alfonso De Filippis e dappertutto la presenza del quasi centenario Paolo Poli dall'irrimediabile infantilismo congenito.

RASSEGNA STAMPA

Quella girandola di parole: i Sillabari di Paolo Poli
di Titti Giuliani Foti
La Nazione, Martedì 25 Novembre 2008

La sua irresistibile ed intelligentissima ironia gli ha permesso di dare vita ad alcuni capolavori letterari e personaggi famosi rivisti in chiave perfidamente parodia, spesso recitati in abiti femminili. È proprio da non perdere l'appuntamento con Paolo Poli da oggi a domenica 14 dicembre al Teatro Puccini che questa volta ci presenta i suoi Sillabari, due tempi di Paolo Poli da Goffredo Parise. Si tratta di piccoli poemi in prosa, scritti alla metà del secolo scorso che grazie all'attore ci sorprendono oggi con la loro freschezza, per l'immediatezza quasi infantile del racconto, per la magia umile ed alta dei personaggi. Con Paolo Poli, laureato in lettere, dotato di profonda e raffinata cultura umanistica, riusciremo a vedere bambini stupiti in modo ambiguo, vecchietti arrabbiati in una società allo sbaraglio, donne sole dal quieto bovarismo periferico e uomini ancora ingenui nella lotta per la sopravvivenza. Era quella l'Italia che cambiava velocemente nelle maglie di una lunga guerra e dava origine all'attuale bel paese. Lo spettacolo disegna con arguzia e stile figure e figurine dei vari racconti articolati fra gli anni '40 e '60, cui fanno eco le canzonette con la loro modesta letteratura quasi sciatta, ma assai pertinente alla realtà storica. Ancora una volta le varie ambientazioni sono di Emanuele Luzzati, galvanizzanti la grande pittura del novecento, i costumi sorprendenti di Santuzza Calì, le musiche allusive di Jacqueline Perrotin, le coreografie divertenti di Alfonso De Filippis e dappertutto la presenza del quasi centenario Paolo Poli dall'irrimediabile infantilismo congenito. Da non perdere.

PAOLO POLI "IL GARBO DI PARISE NELL'ITALIA PECORECCIA"
L'attore, che nel 2009 compie 80 anni ed è in scena con i "Sillabari" dell'autore veneto, si racconta Dal valzer col soldato tedeschi durante la guerra alla gay parade, dai ricordi familiari al mondo di oggi
La Repubblica, Venerdì 19 Dicembre 2008
di Anna Bandettini

Il ridicolo, il patetico, il meschino, perfino il nero di questi sordi anni diventano in lui leggerezza, grazie, ironia. Nessun artista come Paolo Poli conserva il talento di rendere tutto chic, nobile, spensierato. E il suo teatro metafisico, vitalmente immobile da cinquant'anni, ha la vocazione di trasformare il peggio in meglio: il bigottismo nello scoppiettante cult Rita da Cascia, le beghe di potere nel travolgente Caterina de'Medici, la cultura alta in cultura pop come in Aldino mi cali un filino. Nel 2009, a maggio, Paolo Poli compirà 80 anni. Il corpo è un po' più stanco, ma in scena sorprendentemente è sempre il bel giovanotto che sgambetta, canta, si traveste e regala ancora le sue belle scoperte. Un tempo Niccodemi, Ada Negri. Ora un grande dimenticato come Goffredo Parise e i suoi Sillabari, la bella raccolta di storie minime che lo scrittore veneto scrisse per raccontare l'Italia, la gente comune. Lo spettacolo sta girando da sud a nord, a Firenze fino a domani, a Torino dal 26, a Milano dal 14 gennaio, a Napoli dal 15 febbraio e poi a Roma dal 14 aprile, e dovunque non fa che pienoni. "Sono come Eduardo- dice serafico Paolo Poli-La gente dice: bisogna vederlo perché ha un piede nella fossa". Le spiace? "Ma no, porta buono. E poi mi guardi, sono un amore. Lavoro tanto e mangio poco: solo a pranzo come il cane, e la sera una banana. E chi ha le orecchie per intendere…". C'è da arrossire. "Ma via, è come la carota che alle monache bisogna darla grattugiata…Sono classici. Mi creda: il sesso non è fra le gambe ma nel cervello". E l'amore? "A 80 anni??? Ormai ho solo affetti. Ho Lucia, mia sorella che per me è come un figlio. Io avevo 20 anni, lei 9. Le facevo i compiti, la portavo a scuola, una volta le tagliai i capelli come Ingrid Bergman in "Per chi suona la campana"…Le ho spiegato tutto sulla vita e sulle donne. Semplificavo. Come la mia mamma, che era un genio". Perché? "La mia mamma era una maestra montessoriana e quando in terza elementare una sua scolara si scoprì maschio, lei si limitò a dire: "invece del grembiulino bianco col fiocco rosa si metta il grembiulino nero col fiocco azzurro". A lei cosa diceva? "La mia mamma credeva nella bontà della natura. Come Jean Jacques Rousseau credeva il bambino perfetto, sbagliava la società". Dunque è vissuto tra gli allori. "Quando io portavo a casa le ragazze- perché ho avuto anche quelle- lei diceva "Paolo non mi pare molto adatta per te. La prossima volta si fa una cenetta con quel ricciolino dell'altra volta"". Che ne pensa del Vaticano che non depenalizza l'omosessualità? "Ma chi se ne frega. Siamo rimasti solo noi in Italia a dargli ascolto. Perché? Perché è l'unico sovrano italiano. D'altra parte Gioberti diceva facciamo le Repubbliche con a capo quello lì…Ed ecco il risultato". Le sembra meglio il ciclone Luxuria? "L'ho incontrato una volta in albergo. Mi fa il portiere tutto eccitato: "C'è Luxuria"."O chi è", rispondo. Io lavoro negli orari della tv e quando finisco non sono pantofolaio, mi piace vedere amici che fanno mestieri diversi. Quindi tornando a quella volta di Luxuria non so nemmeno perché è venuta a farmi tutte quelle tenerezze come fossi l'antesignana portafiaccola della maratona dei froci". A lei non piacciono le gay parade? "Mah, dico solo che un po' di perversione piace anche al marito sposato. Amici travestiti mi hanno confidato che anche ai camionisti non dispiace frugare e trovare che lì c'è una sorpresa. L'infedeltà se è speciale, non fa che bene". Ci stiamo avvicinando all'umanità di Parise. "Parise lo conobbi negli anni Sessanta quando ero a Roma a casa di Laura Betti. L'ho conosciuto con Pasolini. Erano questi professori veneti che negli anni del boom a Roma scoprirono un nuovo linguaggio: Pisolini quello dei Ragazzi di Vita, Parise la semplicità dello scrivere. E i Sillabari ne sono la prova". Quali ha scelto per lo spettacolo? "Anima, Bacio…ho scelto quelli che mi sembravano riducibili per il teatro e per il pubblico ormai abituato alla tv, pigro, Mediaste. Un pubblico per Berlusconi che è bravissimo". In che senso? "In queste cose: tv, case editrici, giornali. Certo fa politica, ma in Italia piace così. Vi ricordate quando chiedevano a Cucciolina come stavano le finanze italiano, e le barzellette ad Andreotti? Per questo pubblico io ho scelto, tra gli altri, il racconto sulla spiaggia dei nudisti, Mistero, dove c'è chi ha la vena straripante bluastra e lucida, chi un bottone di carne occhieggiante tra i peli del pube…Le cose pecorecce che il pubblico gradisce, ma col linguaggi di Parise, fresco, garbato". La sua semplicità era molto profonda. "Certo. Come è più profondo il Leopardi, dell'Infinito che della Canzone all'Italia". Perché Parise ha scontato a lungo l'etichetta di autore disimpegnato? "Perché non divideva il mondo in buoni e cattivi. Io stesso quando vedo un ennesimo film coi attivi tedeschi mi annoio, perché mi ricordo del tedeschino buono che mi dava le fette di pane, o il capitano tedesco con cui ballavo il valzer". Non li aveva in odio? "Non me ne fregava niente. Sono stato precoce ma su altre cose. I miei genitori erano poveri ma compravano libri, così a scuola ho cominciato dalla terza, perché sapevo leggere e far di conto, come Pinocchio. Mio padre mi trattava come un grande e ho vissuto molto accanto a lui". Come mai? "In quarta mio padre si ammalò di tubercolosi e andammo sul lago di Como. Noi due. Passai un anno con lui, si parlava, si giocava, si rideva. Tra noi c'era molta intimità. Credo di essere diventato frocio lì. Per amore".