Argot produzioni
Teatro dei due mari
presentano

GIULIO CESARE
O DELLA CONGIURA

da William Shakespeare
adattamento drammaturgico di Maurizio Panici

Con
EDOARDO SIRAVO
LEANDRO AMATO


regia
Maurizio Panici

Comunicato Stampa
Giulio Cesare è la prima vera tragedia problematica di William Shakespeare, anticipatrice della trilogia più famosa e conosciuta delle grandi tragedie (Amleto, 1601), (Otello, 1604), (Macbeth, 1606) dove l'autore ci presenta conflittualmente i turbamenti più profondi e i drammi non solo dell'animo umano, preda continua di emozioni e violente passioni, ma dell'universo stesso in cui tragicamente vive e opera. Ed è questo ricollocare al centro l'operato individuale rispetto alla storia, che fa di questo "dramma romano" un esempio di come l'invidia di Cassio, la problematicità di Bruto, o la stessa maestosità del ruolo di Cesare siano determinanti alla complessità della situazione storica e delle scelte conseguenti che la stessa impone. A partire da questa riflessione, questo Giulio Cesare si muove drammaturgicamente da un brusio indistinto fatto di voci, suoni e ossessioni al cuore di ognuno dei protagonisti, eliminando così ogni contesto storicizzante, isolando le ragioni di ognuno e riconsegnando la storia di un gruppo di uomini travolti dalle invidie, vinti dalle certezze, contagiati dalla crudeltà e dal caos, intrisi di furore e di tensione insopportabile mai acquietata se non di fronte alla morte.

Note di regia
Shakespeare fa delle tragedie un condensato delle cronache regali e sottopone la storia a un processo di assolutizzazione che ne svela l' immutabile meccanismo. La Storia è personale, ha nomi e pochi protagonisti, raramente vi fa la sua comparsa il popolo. Nell'adattare il testo shakesperiano e quindi nell'elaborare l'idea di regia ho seguito la strada della sottrazione. Ho quindi alleggerito la struttura drammatica originaria, riducendo di conseguenza il numero dei personaggi, ed eliminato il contesto storico e politico, per porre al centro del lavoro l'azione, le passioni e le emozioni di ogni singolo personaggio. Ricollocare "al centro" l'operato individuale mi ha permesso di avvicinarmi alla parte più profonda e oscura dell'animo umano, di sondarla e di fare emergere per tale via tutta la modernità insita nel testo shakesperiano. Da un brusio indistinto, fatto di voci, suoni e ossessioni emergono i protagonisti, uomini travolti dall'invidia, vinti dalle certezze, contagiati dalla crudeltà e dal caos, presi da una tensione insopportabile che può placarsi solo con la morte. I personaggi si stagliano con chiarezza in un luogo formalmente semplice e rigoroso, con forti richiami alla classicità, un luogo che racchiude un universo fatto di luci e ombre, dove la minaccia e l'inquietudine aleggiano continuamente. Questo universo mentale, evocato da un paesaggio sonoro ricco di suggestioni, prende la forma di un grande gioco di tattica e strategie, nel quale le parole hanno il potere di muovere all'azione e l'andamento dei pensieri si fa musica. Gli attori diventano così "strumenti" della parola che, sola e libera da ogni inessenziale orpello, distilla significati "alti", con continui affondi retorici e scatti emotivi. La storia di Cassio, Bruto, Antonio e Ottaviano, diventa esemplare della storia di ogni singolo individuo, in ogni tempo, perché è difficile sottrarsi a passioni ancestrali ed emozioni violente quando si è forniti di "carne e sangue e dotati di intelletto" come Shakespeare fa dire a Giulio Cesare nel suo ultimo monologo. In questo senso il "Giulio Cesare" è l'opera più vicina alla tragedia greca, perché va al cuore stesso del senso tragico e ne rivela il significato. Lo spettacolo, prendendo spunto da queste riflessioni, punta a essere una analisi emozionale/emozionata dei protagonisti e della esemplarità del loro ruolo e condizione e sceglie la via "antropologica", che d'altronde lo stesso Shakespeare indica, per una analisi profonda dell'animo umano. Uno spettacolo questo dove il "calore dei corpi" si raffredda e si stempera nell'esercizio verbale/mentale dei protagonisti.
Maurizio Panici

Estratti Stampa relativi alla prima versione rappresentata al Teatro Argot nel 2002
Non sono Shakespeare - congiura contro Cesare
E' un riuscito accostamento di Shakespeare a Koltes (per oscurità di incontri, e di connivenze), è un tangibile connubio fra Shakespeare e Bacon (per un'aria asettica di macelleria), è un trattamento di Shakespeare che fa pensare a Kleist (per climi marziali) e a Cechov (per la tenuta meditativa di Cesare), ed è uno spettacolo da atelier.
(La Repubblica 23 ottobre 2002,Rodolfo Di Giammarco)

Fai fuori Giulio Cesare e poi dici che è stato legittimo sospetto....
Le parole di Bruto e quelle di Antonio, con i loro contrastanti giudizi sulla figura e l'operato di Giulio Cesare, dopo che costui ha trovato la morte per mano dei congiurati, si intrecciano, si alternano, creando una tensione dialettica molto al di là della gara di oratoria [...] Non è questa la sola invenzione registica di Maurizio Panici che firma lo spettacolo [...] Giulio Cesare o della congiura [...] suscita giusta emozione e induce a stringenti riflessioni sul passato, il presente e, chissà, il futuro del mondo e di questo nostro Paese.
(l'Unità 5 novembre 2002, Aggeo Savioli)

Giulio Cesare, un tradimento senza tempo
Il respiro dell'allestimento di Giulio Cesare o della congiura in scena al teatro Argot sembra sfuggire ai limiti del tema della cospirazione. L'intersecarsi di passioni umane e conflittualità interiori raffreddano l'azione e trasformano lo spazio scenico in un luogo mentale grazie alla dimensione evocativa dell'ambientazione che alimenta una giusta atmosfera di sospensione, contribuendo a eludere la datazione temporale del dramma. Nell'andamento sinfonico immaginato dall'efficace drammaturgia di Panici, le uniche voci popolari sono affidate alle figure di Cinna e Casca. Lo spettacolo non ammette catarsi e facili compiacimenti ma denuncia l'inquietante e ossessiva ripetizione della storia che gli esseri umani sono costretti a subire [...].
(Il Tempo 11 ottobre 2002, Tiberia de Matteis)

All'Argot un Giulio Cesare tutto al maschile
[...] una sorta di dramma da camera intenso e notturno, declinato interamente al maschile, che Maurizio Panici, ha tratto dalla complessa tragedia shakesperiana rielaborandone la trama con estrema sinteticità e ridisegnandone in termini psicologici ed emotivi tutte le istanze più profonde e universali. [..] L'amicizia, la fratellanza, la complicità, la supremazia, la sete di potere, il senso dell'onore, la pietas sono tutte pedine di una stessa scacchiera dell'anima che viene mossa da una resa interpretativa modulata e vibrante. Valore aggiunto a un'operazione drammatugico-registica di per sé nuova e intelligente.
(Il Giornale 4 novembre 2002, Laura Novelli)

Giulio Cesare, la congiura diventa duello
In un'atmosfera contraddistinta da rumori violenti ma anche da suoni malinconici, con figure che si stagliano in bianco e nero illuminate dal basso, i sette protagonisti si affrontano come in una serie di duelli a sottolineare angosce, tensioni, turbamenti e passioni primordiali. [...] Il regista Maurizio Panici - ha eliminato infatti tutti gli elementi che avrebbero potuto distrarre l'attenzione dalle forme stilizzate e dalla profondità del testo. Nessun riferimento al contesto storico, quasi l'azione avvenisse su un'astronave in un epoca imprecisata.
(Adnkrons 11 ottobre 2002, Cristina Armeni)