CTB
Teatro Stabile di Brescia
presenta


LA BADANTE
testo e regia di Cesare Lievi

con
LUDOVICA MODUGNO

e con
EMANUELE CARUCCI VITERBI
LEONARDO DE COLLE
PAOLA DI MEGLIO
GIUSEPPINA TURRA

La Badante, nuovo testo di Cesare Lievi, è idealmente la terza parte di una trilogia che con Fotografia di una stanza della stagione 2004/ 2005 ed Il mio amico Baggio della scorsa, compie ad una riflessione poetica sui cambiamenti indotti alla nostra società dalla presenza dei nuovi immigrati, stranieri per lingua e cultura che entrano nella nostra vita facendo esplodere contraddizioni sociali e intaccando abitudinini quotidiane. La storia ha lo sviluppo di un giallo. Una famiglia borghese. I due figli si preoccupano per la salute dell'anziana madre; entrambi hanno poco tempo da dedicarle e così assumono una badante dell'Europa dell'Est. Ma l'anziana signora non l'accetta. Dice che è disonesta, che è una ladra, ecc.. Amareggiata dai figli e dalla presenza della 'straniera', la signora muore. Ma quando viene letto il testamento il lutto dei figli si tramuta in rabbia perché l'eredità della madre è scomparsa nel nulla. Ma come e perché è avvenuto questo? Interprete principale Ludovica Modugno affiancata da Emanuele Carucci Viterbi e Leonardo De Colle, nel ruolo dei figli; Giuseppina Turra, la badante e Paola Di Meglio, moglie di uno dei figli.

La versione tedesca Fremde im Haus ha debuttato con successo il 22 settembre 2007 al Theater di Wiesbaden nell'ambito del Festival biennale di drammaturgia contemporanea "Grosses Theaterfest".

Da Lo sguardo dell'altro sul nulla che opprime: La trilogia dello straniero di Cesare Lievi: 'Fotografia di una stanza', 'Il mio amico Baggio' e 'La badante' di Nicola Arrigoni
"Uno è perso quando davanti a sé non ha più nulla" è la battuta della Signora, protagonista de La badante
di Cesare Lievi, terzo testo che il drammaturgo e regista dedica al tema dello 'straniero', dopo Fotografia di una stanza e Il mio amico Baggio. In quel perdersi davanti al nulla sembra possibile individuare il sottile filo rosso che attraversa tutti e tre i testi di Cesare Lievi: la sterilità della società italiana, soffocata dal suo benessere e la destabilizzante presenza degli stranieri, non solo forza lavorativa, ma soprattutto sguardo altro sulla nostra realtà, contraltare vitale all'impoverimento della nostra anima.
(…) Cesare Lievi nel trittico dedicato allo 'straniero' offre allo spettatore uno 'sguardo estraneo' sulla propria vita, sul deserto delle nostre anime. Più che una trilogia sullo straniero, quella realizzata da Cesare Lievi è una disperata, a tratti feroce denuncia sul nulla del nostro quotidiano, sulla sterilità del nostro benessere, sintomi di un declino che lo sguardo altro mette in risalto con la vitalità, l'energia di chi - giovane e aggressivo - s'innesta sul corpo vecchio di una società morente, attaccata all'avere e insensibile all'essere.
(…) "Bisogna sforzarci di reinventare un linguaggio adatto ai tempi. Oggi credo che la realtà italiana sia interessantissima per un drammaturgo. Fotografia di una stanza, Il mio amico Baggio e La badante sono il frutto dell'osservazione di questa realtà - ha dichiarato Cesare Lievi -. Nella mia attività di drammaturgo cerco di trovare e non so se ci sto riuscendo, una lingua che sia all'altezza dei tempi, che sia in grado di descrivere i contrasti, le contraddizioni, i drammi della nostra realtà. Questo è il ruolo del teatro, in questo faticoso processo di analisi, racconto e interpretazione della nostra realtà, del nostro essere si compie il teatro, inteso come luogo etico e non solo estetico". La consapevolezza di una scrittura teatrale calibrata sulla necessità di raccontare e riflettere sulla contemporaneità anima in un certo senso l'attività non solo recente di Lievi, drammaturgo e regista. Il tema dello 'straniero' trova un primo approccio nel monologo Schifo di Robert Schneider che nella stagione 1996/97 Lievi affidò a Graziano Piazza, in un allestimento pensato per luoghi non deputati e a stretto contatto col pubblico, un modo per svegliare le coscienze su un problema - quello dell'immigrazione - che in Italia non aveva ancora assunto la rilevanza di oggi e si fermava alla difficoltà dell'integrazione, non registrando ancora il disagio di una società invecchiata e senza prospettive.
(…) Nella lettura consecutiva di Fotografia di una stanza, Il mio amico Baggio e La badante - tenendo conto anche delle messe in scena - è evidente come Cesare Lievi non si limiti a raccontare tre storie di immigrati, rubate ad un'apparente e banale quotidianità, ma delinei un affresco sul disagio del vivere contemporaneo. L'autore e regista capovolge la prospettiva per cui se il 25enne tappezziere rumeno Dragosch di Fotografia di una stanza, i due cantanti brasiliani de Il mio amico Baggio e la badante ucraina Ludmilla sono stranieri in Italia, Giuseppe, la Signora di Fotografia, gli aspiranti artisti televisivi del Mio amico Baggio e la Signora e i figli della Badante finiscono con essere stranieri alla vita, simboli quotidiani di un vuoto esistenziale che mette angoscia e che la vitalità o il semplice desiderio di benessere dei 'nuovi' arrivati pongono drammaticamente in evidenza. Lo sguardo dell'altro fa risaltare la nostra povertà, la nostra aridità, il nulla che ci opprime.
(…) Ne La badante l'aridità degli affetti emerge con un progressivo gioco spiazzante che Lievi mette in atto nei confronti dello spettatore/lettore. Divisa in tre atti, la pièce si apre con la Signora che fa illazioni su presunti furti della badante, impostale dal primo figlio con cui intesse un dialogo a tratti esilarante nel vano tentativo di convincerlo a cacciarla. Non ci vuole molto per capire che il punto d'analisi per Lievi non è il rapporto fra la Signora e la badante, ma piuttosto il racconto del deserto delle relazioni familiari.
(…) La badante conferma dunque la tendenza di Cesare Lievi a giocare su più piani di senso: la riflessione sui luoghi comuni sugli stranieri, ma anche il disvelamento dell'impoverimento affettivo e relazionale d'un mondo che ha costruito la propria fortuna sull'avere piuttosto che sull'essere. Di fronte alla povertà d'anima e di cuore della società del benessere, gli stranieri fanno da cartina di tornasole, sono il corpo estraneo che mette in evidenza la nostra povertà, sono la forza vitale che si contrappone alla sterilità dell'individualismo esasperato.

Brescia, laboratorio 'glocal' - Il contesto locale e territoriale che fa da sfondo alla trilogia merita una qualche attenzione. Se in Fotografia di una stanza il riferimento alla realtà bresciana è alluso, è ipotizzabile, ma ciò che accade potrebbe riguardare una qualsiasi città del Nord Italia, i riferimenti territoriali si fanno evidenti ed espliciti con Il mio amico Baggio e La badante. Il motivo di questo disvelamento è duplice. Per Il mio amico Baggio il contesto bresciano appare connaturato dalla genesi della drammaturgia e dello spettacolo, frutto di un lavoro sul territorio e non da ultimo del reclutamento degli attori in un contesto bresciano. Per La badante il riferimento esplicito alla realtà gardesana sembra rifarsi verosimilmente alle origini di Cesare Lievi, nato a Gargnano. Al di là delle motivazioni di lavoro e biografiche che svelano l'ambientazione bresciana, la scelta di rendere evidente il contesto in cui Lievi esercita il suo sguardo analitico sul mondo dell'immigrazione e del confronto fra culture ed etnie non perde in universalità, non si appiattisce in uno sterile localismo. In realtà il riferimento territoriale è come se desse concretezza e vicinanza al pensiero in scena di Cesare Lievi. La natura metaforica dei personaggi e l'atmosfera asettica che contraddistingue tutti e tre i testi fanno cortocircuito con l'improvviso riferimento preciso alla realtà bresciana. Questo escamotage dà concretezza e vicinanza alle storie raccontate, come dire riveste di carne ed ossa le anime inquiete che popolano la scena del teatro di Cesare Lievi.

Così la critica al debutto italiano:


La badante e l'eredità perduta
Dopo una serie di testi in cui le scene parlate si intervallavano a quelle grafico-visive, Cesare Lievi ha scritto e diretto per il Centro Teatrale Bresciano una trilogia: Fotografia di una stanza, il mio amico Baggio e ora La badante, in cui la sua indagine sulla realtà che viviamo con la presenza di un extracomunitario.Così nel nuovo lavoro l'ospite straniera vivificata dalla sensibilità di Giuseppina Turra non è la protagonista ma un personaggio chiave, assente nella prima scena, in cui, poco dopo il suo arrivo, viene difesa dal figlio della famiglia dove lavora contro le gelosie penalizzanti della madre, e pure nella seconda in cui, dopo la morte della genitrice, i figli scoprono la scomparsa del patrimonio di famiglia. E finalmente appare nel flashback conclusivo in cui la vecchia le rivelava l'intenzione di lasciarle tutto il suo per colpire l'inettitudine degli eredi naturali, accusati di una generazionale avidità di possesso e incapacità di ideali con un violento atto di accusa che tocca il pubblico e viene personalizzata con emozionante franchezza dall'autore-regista che richiama la repubblica di Salò, mentre si apre una finestra sul Garda , dove lui è nato, nella scena claustrofobica di Josef Frommwieser. E lo spettacolo, intenso e forte nel ricreare il profondo sotteso alle parole, trova una sofferta verità nelle due facce di Ludovica Modugno, straordinaria protagonista di questa bellea serata accanto ai figli ripudiati di Leonardo De Colle ed Emanuele Carucci Viterbi.
Franco Quadri, La Repubblica, 7 aprile 2008


"La badante" di Lievi, giallo sui valori
Con questo bel testo, "La badante", raffinato e carico a un tempo di malinconia ma anche di sottile ironia, Cesare Lievi viene a riconfermare che esiste anche da noi una drammaturgia che sa guardare, e attentamente, nel nostro tempo presente. (…) lo scrittore e regista bresciano, ne La badante pone il suo sguardo, pietoso e impetuoso al tempo stesso, sul nulla del nostro quotidiano, sulla sterilità di certo nostro benessere. (…) Non è soltanto sulla pagina che la scrittura della pièce trova il suo valore, ma è sulla scena che si valorizza, in quell'unità fra parole e gesti, nell'armonia delle varie componenti dello spettacolo. Soprattutto trovando in Ludovica Modugno una protagonista perfetta capace di dare un'esemplare, straordinaria concretezza alla figura della madre.
Domenico Rigotti ,Avvenire, 2 aprile 2008

Se il nostro benessere è senza un futuro
Personaggio centrale e ben costruito della commedia di Cesare Lievi "La badante", è la vecchia signora dal carattere forte, con un fondo di astio verso i figli, l'uno industriale che ama solo il danaro, l'altro che fa la bella vita, entrambi senza figli. Una figura che diventa specchio della nostra società, un corpo vecchio che ha bisogno di innesti vitali, non contaminati da quella totalizzante corsa al benessere che l'ha resa sterile e incapace di guardare il futuro. Nella limpida messinscena di Cesare Lievi, in un'austera sala con una finestra che si apre sul lago - la scena è di Josef Frommwieser - bravissima è Ludovica Modugno a far vivere una vecchia dalla cattiveria ancora giovane e dalla stanchezza e dalla delusione antica, Giuseppina Turra ben disegna la badante. Bravi anche Leonardo De Colle, Emanuele Carucci Viterbi, i figli, e Paola di Meglio la disistimata nuora.
Magda Poli, Corriere della Sera, 6 aprile 2008

Veloce, ben interpretato, di quotidiana contemporaneità, "La badante" è un interessante cerbero teatrale che allunga le sue teste su diversi tavoli di discussione. (…) Quando si apre il sipario sul terzo atto cogliamo la portata sottilmente geniale della regia, con un flashback nel quale si arriva all'esito di quello che, dal punto di vista narrativo, è diventato un vero e proprio thriller, ma che in realtà squarcia un velo sulle colpe vere di una società poco attenta, protesa verso se stessa in un loop più tragico e prevedibile di quelli che genera l'arteriosclerosi, ingorda di piacersi e di piacere. (…) Molle e abbacinata dalla fortuna costruita dai padri, che avevano vissuto la guerra e animato la ricostruzione, un'intera generazione, quella dei figli della signora, fra i quaranta e i cinquant'anni, viene presa di petto e sbugiardata in un monologo appassionato, affidato alla potenza della straordinaria Ludovica Modugno, che ne rimarca le consapevoli assenze, le volute mancanze di spirito, di progetto, di interessi: morti senza sapere di esserlo, anonimi transiti nel buio sottoscala della vita, capaci al più di colorarsi di un rosso d'ira o di un verde di rabbia. La denuncia è ampia, profonda, ma ben impostata, attorcigliata ad una trama dall'intreccio brillante, ben studiato per reggerne il peso senza risultare mai pesante, e al contempo non cedere al banale.
Renzo Francabandera, TEATRO.ORG.

Ludovica Modugno travolgente protagonista nei panni di un'anziana signora che disereda i figli
Di stranieri immigrati Cesare Lievi aveva già raccontato le storie in due sue commedie. La terza commedia chiude dunque il ciclo con molta abilità e in una sorta di impasto ironico che contribuisce a creare, pur nella sua scoperta ingenuità, un piacevole spettacolo, nella scena di josef frommwieser, dominato dalla bellissima interpretazione di Ludovica Modugno. Questo suo ritratto di madre è davvero da mettere in cornice; e intorno le stanno i "figli" Leonardo De Colle, Emanuele Carucci Viterbi, Paola Di Meglio (la nuora) e, con pudore ucruaino, Giuseppina Turra.
Carlo Maria Pensa, Libero, 3 aprile 2008 (…)

Lievi ci regala, spiazzandoci, l'ennesima opportunità per meditare sulla incomunicabilità tra persone, parenti solo per sangue e non per reale vicinanza, dialogo e solidarietà. (…) La protagonista con le sue malinconie rindondanti da arteriosclerosi e i suoi guizzi sarcastici è l'applauditissima Ludovica Modugno, affiancata dagli affiatati Leonardo De Colle, Emanuele Carucci Viterbi, la lieve Giuseppina Turra e Paola di Meglio .Josef Frommwieser firma la scena di un interno borghese 'metaforico',illuminato dalle luci suggestive di Gigi Saccomandi. I costumi sono di Marina Luxardo. Buona l'occasione per andare a teatro a guardarsi un po' allo specchio mentre il Bel Paese invecchia, con la prospettiva, nel giro di un ventennio, di contare oltre due terzi di over sessantacinquenni, e prende piede il fenomeno delle quasi due milioni tra colf e badanti straniere.
Simona Geroldi ,FASTWEB,8 aprile 2008

Così la critica al debutto tedesco:


La stana badante schiava e padrona dei tempi moderni
(…) Cesare Lievi ha impostato con una coerenza non esente da una buona dose di humor la sua ultima fatica di drammaturgo. Ne è risultata una pièce d'intensa suggestione animata da un ritmo irresistibile dove le battute, macabre e taglienti, rimbalzano come palle da tennis in un gioco serrato che fa pensare ai grandi precedenti di interno familiare dipinti da Becque e prediletti da Balzac.
Enrico Groppali, Il Giornale, 25 settembre 2007

E la badante diventò ereditiera, un capovolgimento di fronte
(…) In realtà Lievi gioca molto sul teatro, e sui mezzi che questo consente nel raccontare. I dialoghi e le geometrie sulla scena costituiscono la cornice in cui si affacciano i nostri pregiudizi e i valori in caduta libera, le nostre presunzioni di civiltà e il grado vicino allo zero della solidarietà.
Gianfranco Capitta, Il Manifesto,23 settembre 2007

Grande successo in Germania della pièce realizzata da Cesare Lievi
Lievi ha costruito con grande finezza psicologica il personaggio della vecchia signora, l'ha dotata di un'ironia tagliente, ne ha fatto un corposo carattere teatrale… (…) Ma la bellezza e l'efficacia dello spettacolo non è solo nella descrizione del difficile rapporto tra una madre anziana e i suoi figli, ma anche e soprattutto nella capacità di far emergere il senso metaforico del testo che contiene una riflessione "politica" riguardante la nostra società contemporanea. Francesco De Leonardis, Brescia Oggi, 25 settembre 2007

Noi, imbroglioni Dialogo vivace: il Teatro di Wiesbaden e la prima di "La Badante"
"La Badante" di Cesare Lievi racconta, nei toni della commedia brillante, di come un'anziana signora riesca a giocare un brutto tiro ai propri figli, che non sono proprio nati ieri. E allo stesso tempo l'autore si diverte a menare un po' per il naso il proprio pubblico. I toni allegri non impediscono tuttavia all'autore di rappresentare criticamente la generazione dei quarantenni di oggi, mettendoli a confronto con quella generazione che visse la seconda guerra mondiale. La "Signora" del dramma, che potrebbe di fatto essere "senile", è rappresentata da Lievi (nato nel 1952) come energica democratica. La mentalità calcolatrice dei suoi figli, che non si occupano di lei e che per di più, vergognosamente, non hanno figli, scatena in lei il desiderio di "ridistribuire" il proprio patrimonio, anche se non è chiaro quanto voglia fare sul serio. Eppure la critica alla generazione dei "giovani" di oggi "falsi, ipocriti e imbroglioni" non emerge forse pienamente (o ci si sente solo toccati nel vivo?), e il personale appare quasi troppo arguto per essere vero. Ma la commedia sa sorprendere e intrattenere lo spettatore. La prima de "La Badante" è stata rappresentata al Teatro di Wiesbaden, presso il quale Lievi è noto come regista di Mozart. Anche il pubblico tedesco si è riconosciuto nel motivo centrale della commedia, quello dell'assistenza agli anziani, così come nel ritmo incalzante, per cui anche le persone più raffinate divengono ordinarie quando perdono le staffe, e nei facili giudizi come "Quelli dell'est non sono come gli arabi, a cui si legge in faccia che sono dei criminali". Lievi stesso ha curato la regia e tutto corrisponde alle sue intenzioni: Josef Frommwieser ha predisposto, in un interno elegante, sufficienti posti a sedere per gli attori, in modo che questi si possano muovere vivacemente e con spontaneità senza che nulla si allontani dal testo. La "Signora" è al centro della scena, e non solo perché parla molto ed ha spesso ragione, ma anche perché Monika Kroll risplende di nuovo in tutta la sua intensa grazia, anche quando le tocca imprecare. E le imprecazioni si rivolgono al trio Uwe Kraus, Lars Wellings e Evelyn M. Faber nel ruolo dei figli e della nuora "tedesca", che, al centro del dramma, incarnano il perfetto cliché dell'essere umano contemporaneo: piatto, velenoso, indifferente - ma non così indifferente di fronte al denaro. Nella terza parte tutto si risolve in modo raffinato. Compare finalmente la badante Ludmilla (Susanne Bard), forse fin troppo affettuosa; emergono scene toccanti, ricche di inattesa intimità. Una tale "riconciliazione" finisce quasi per lasciare negli appartenenti alla generazione dei giovani "falsi, ipocriti e imbroglioni"un briciolo di diffidenza.
Judith von Sternburg, Frankfurter Rundschau , martedì 25 settembre 2007


Guerre dei morti
Una commedia sul tema dell'eredità a Wiesbaden…
"Non dire niente a nessuno" è un'espressione magica. Arriva al termine di una commedia e mette in moto una tragedia, stabilendo l'esito di una guerra tra i vivi e i morti. Un'anziana signora un tantino acida, in abito blu e dai canuti capelli ondulati, con qualche cenno di demenza senile, esorta la sua badante ucraina a non dire più nulla, ma semplicemente a continuare a vivere, e le lascia in eredità un patrimonio di quattro milioni di Euro. I figli dell'anziana signora, "due cadaveri chem per sconsideratezza, stupidità, o per pura ignoranza, credono di essere ancora vivi", rimangono a mani vuote. La scena finale, nella quale la madre morente mobilita ancora una volta tutta la sua volontà di vivere, si svolge in flash-back. Poco prima si assiste a come la perdita dell'eredità da parte dei figli giunga a coronamento di una vita anch'essa perduta. In una stanza disadorna ed elegante, con una finestra ampia e colorata che dà sul lago di Garda, si vedono due personaggi, l'uno tarchiato e l'altro goffo e spilungone, l'uno un macigno in preda all'eccitazione, l'altro un alberello scosso dal vento. Insieme alla moglie del macigno, una bionda in abito corto rosso, piangono una somma di denaro che sul piano materiale non ha un peso eccessivamente rilevante, ma che dal punto di vista esistenziale li colpisce nel vivo. La pièce che li vede affondare in questo modo è "La badante", del regista e sognatore teatrale Cesare Lievi, in cartellone al teatro di Wiesbaden. In un'agile ora e mezza di divertente teatro, Lievi mette in scena un'opera intrisa di quella malinconia tutta meridionale da amaro regolamento di conti in famiglia. Con abilità e artificiosità affronta un tema che appartiene alla sfera del quotidiano, dell'esperibile, del reale. È teatro come specchio del mondo.
Frankfurter Allgemeine Zeitung