A. Artisti Associati
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
presentano

LA RIGENERAZIONE
di Italo Svevo

con
GIANRICO TEDESCHI

e con
FRANCESCO BENEDETTO
GIANFRANCO CANDIA
FULVIO FALZARANO
CARLO FERRERI
ZITA FUSCO
LIDIA KOZLOVICH
IVAN LUCARELLI
SVEVA TEDESCHI



regia
Antonio Calenda

Italo Svevo era al centro dell'attività del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia quando ancora non si riconosceva nella sua presaga e suggestiva opera di scrittore un fondamentale "caso" della letteratura europea del Novecento. Infatti, se sul piano nazionale il mondo del teatro si accorse del valore della drammaturgia sveviana soltanto dopo gli anni Sessanta, lo Stabile già nel 1956 - anno della sua fondazione - proponeva coraggiosamente una messinscena della commedia Inferiorità a cui hanno poi fatto seguito molti altri spettacoli di produzione: operazioni spesso eccellenti, basti citare Un marito allestito nel 1961 per la regia di Sandro Bolchi, L'avventura di Maria del 1968 con Franca Nuti e per la regia di Aldo Trionfo e ripresentato nel 1995 con Gabriele Ferzetti diretto da Nanni Garella, La coscienza di Zeno che nel 1978 Tullio Kezich trasse dall'omonimo romanzo e fu diretto da Giraldi, con l'interpretazione di Renzo Montagnani e che nel 2003 è stato riproposto in una nuova versione firmata da Maccarinelli, con Massimo Dapporto nel ruolo del protagonista. Una vocazione più che naturale e motivata, quella del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia per il grande scrittore triestino: chi si occupa di cultura in questa regione non può infatti esimersi dall'accogliere l'eredità di Svevo, dal riflettere sulle potenzialità anticipatrici del suo pensiero, dall'affrontare la sua scrittura difficile, talvolta tortuosa, eppure anche profondamente poetica, densa di senso e percorsa da ricche e mai scontate vene d'umorismo… Per questo assume un significato ancor più profondo il fatto che, per portare in scena un nuovo lavoro sveviano, si uniscano le forze di due realtà teatrali che affondano le loro radici nel mondo dello scrittore: per condurre a realizzazione l'importante progetto de La Rigenerazione, al Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia si affianca infatti la compagnia a.Artisti Associati di Gorizia, una delle più vivaci e forti strutture private che si occupano di teatro nella regione. Dopo aver collaborato e sperimentato interessanti reciprocità sul piano dell'ospitalità, lo Stabile del Friuli-Venezia Giulia e a.Artisti Associati collaborano sul piano della produzione, il momento più notevole e connotante dell'attività teatrale. Dal 2000 a.Artisti Associati collabora stabilmente con Gianrico Tedeschi, attore milanese di straordinario talento ed altissima scuola, che sarà anche il protagonista di questa edizione de La Rigenerazione. A dirigerlo e a dare forma sul palcoscenico alle atmosfere e alle emozioni sveviane sarà Antonio Calenda. La linea dell'appartenenza culturale, della "territorialità", dell'identità che chiaramente si delinea nell'opera di Svevo, si intreccia - nell'affrontare ogni suo nuovo testo - a quella di ancor più ampio respiro che riconosce nell'autore triestino il creatore del più grande romanzo psicanalitico dell'ultimo secolo, il critico e sarcastico analista dell'"uomo in crisi" colto in tutta la sua fragilità, nell'inettitudine davanti alle cose della vita e osservato magari con minor drammaticità, rispetto al coevo Pirandello, ma con uguale, implacabile coerenza filosofica. Appassionato di teatro, Italo Svevo ha dedicato al palcoscenico ben tredici suoi lavori a cui si affiancano annotazioni critiche, varianti, bozze… Purtroppo non ha avuto la gioia di vedere le sue commedie rappresentate: infatti tutte - eccetto Terzetto spezzato messo in scena da Anton Giulio Bragaglia, furono allestite dopo la morte dell'autore. La Rigenerazione è l'ultimo e certamente il più riuscito dei suoi lavori drammaturgici: ricco - come gli altri testi - di implicazioni psicologiche e culturali, si incentra sull'intenzione del protagonista, l'ultrasettantenne Giovanni, di sottoporsi a un'operazione che gli consenta di ringiovanire. Un ringiovanire che non è banalmente sinonimo di rifiuto della vecchiaia ma attraverso il quale Giovanni vorrebbe recuperare la libertà dal rigore soffocante del suo matrimonio, dal conformismo della sua vita borghese: una situazione nuova di ampi orizzonti e mai vissuta prima. Una volta recuperata l'energia vitale però, Giovanni non può non tener conto della propria consapevolezza, della moralità e della responsabilità e decide di restare al suo posto di pater familiae. Un personaggio che - rispetto agli altri sveviani - rappresenta un'innovazione, possiede una pars construens importante e conserva, anzi amplia la capacità di guardarsi dentro, con limpidezza e senza ipocrisie.