Teatro Stabile delle Marche
Leart
presentano

CASA DI BAMBOLA
L'altra Nora
da Henrick Ibsen
un progetto di Leo Muscato

con
LUNETTA SAVINO
PAOLO BESSEGATO
CARLINA TORTA
SALVATORE LANDOLINA
RICCARDO ZINNA

BARBARA BEDRINA


drammaturgia e regia
Leo Muscato

LE BASI DEL PROGETTO
Prima di dedicarsi al repertorio del nuovo dramma moderno, Ibsen aveva scritto numerose opere di carattere nazionale. Erano opere ambientate in mondi fantastici, scritte in versi e musiche che valorizzavano le radici nordiche; attingevano alle saghe vichinghe, alle cronache, alle leggende e al folklore medievale. Calcavano uno spirito patriottico e per questo riscuotevano molto successo di pubblico. Ma il parere dei critici era molto altalenante. Nel novembre del 1867, in seguito alla pubblicazione del Peer Gynt, un critico molto noto scrisse una recensione che, pur riconoscendo i meriti dell’opera, ne negava il valore poetico. Ibsen rimase indignato. Scrisse una lettera che oggi suona come una dichiarazione di poetica, come giro di boa della sua produttività, la svolta verso una nuova tematica, immersa nella dimensione borghese e contemporanea: “Comunque sono felice dell’ingiustizia che mi è stata fatta; penso sia un segno perché le mie forze aumentano per lo sdegno. Si vuol la guerra, e sia! Se non sono un poeta, non ho niente da perdere. Vorrà dire che d’ora in poi farò il fotografo. Prenderò “i miei contemporanei” e li porterò lassù [in palcoscenico] ad uno ad uno, personaggio per personaggio. E non risparmierò nessuno, né il bimbo nel grembo della madre, né il pensiero o l’intenzione dietro le parole di nessuna anima umana, che meriti l’onore di essere considerata”. Con questa lettera, Ibsen gettò le fondamenta per la nascita del teatro borghese moderno. Ma la maturazione di questa “nuova maniera” richiedeva del tempo. E lui se lo prese. Quando - dodici anni dopo - porto in scena Una casa di bambola, ambientò la vicenda nel suo mondo contemporaneo. I personaggi rappresentati in palcoscenico, erano membri della piccola borghesia, quindi appartenenti allo stesso stato sociale degli spettatori seduti in platea. Solo che qui, i protagonisti non erano né eroi, né eroine. Né buoni, né cattivi. Né belli, né brutti. Solo uomini e donne immersi nelle proprie miserie quotidiane, centrati sulle loro necessità e frustrazioni; ma sempre attenti ad apparire migliori di quelli che si è, cercando di omologarsi ai dettami che “la società” impone. L’opera scandalizzò enormemente: per la prima volta la famiglia veniva presentata come un inferno domestico. Una cosa molto diffusa, ma di cui era meglio non parlarne. Molti drammaturghi, dopo di lui, si cimentarono con questo nuovo modo di concepire il teatro. Ma col tempo, i loro testi si sono trasformati in “classici”, rappresentati in “passati più o meno remoti”, con problematiche che rischiano di sembrare lontane nel tempo e nello spazio. C’è da chiedersi, piuttosto, come li avrebbero scritti - oggi - quei testi? Sarebbe eccessivamente presuntuoso cercare di dare delle risposte. Ma possiamo continuare a porre e porci delle domande. E noi lo facciamo. Con il lavoro.

L’INTENTO DEL PROGETTO
La messa in scena che qui si propone, intende salvaguardare il “rapporto di vicinanza” fra i protagonisti della storia e coloro che la guardano. È per questo che la vicenda è ambientata nella nostra contemporaneità. Con un linguaggio epurato da ogni stilema ottocentesco, e con un testo in cui sono eliminati tutti i riferimenti spazio temporali che possano rimandare ad un tempo e un luogo lontani, gli spettatori vengono proiettati direttamente in un inferno domestico vicino alla nostra cronaca quotidiana. Per il resto, la storia di Ibsen rimane immutata.

LA CHIAVE DI LETTURA
Nell’opera di Ibsen, il personaggio di Nora ha una personalità complessa, dalle tante sfaccettature. La messa in scena che qui si propone, mira a sottolinearne una in particolare: il suo continuo cambiamento d’umore e le reazioni che questo suscita in chi gli sta vicino. Nora infatti alterna con una certa ciclicità, momenti di sconforto in cui pensa al suicidio, a momenti di eccessivo ottimismo in cui mostra grande stima di sé, espansività, desiderio inusitato di seduzione, eccitamento intellettuale e artistico, e soprattutto un’iperattività confusa che mette a dura prova la pazienza di chi gli sta attorno. Spesso è logorroica, esaltata da quello che dice: pensa velocemente, e tutto le appare semplice e comprensibile, fino al punto di sottovalutare la realtà e irritarsi con chi la contraddice. Costruendo il personaggio di Nora, Ibsen ha tracciato delle linee comportamentali del tutto simili, alla sintomatologia di una malattia mentale che sarebbe stata scoperta soltanto cento anni dopo: il Disturbo Bipolare. È una malattia diffusissima, difficile da diagnosticare, perché sovente “l’eccitazione” viene scambiata per un tratto espansivo del carattere. Proprio per questo, molti ne soffrono per anni (anche decenni) senza essere curati adeguatamente. Il principale campanello d’allarme per la diagnosi di questa patologia, è la tendenza a spendere molti soldi. Proprio come Nora. Chi è affetto da questo disturbo, non sa regolarsi: fa delle spese folli, regala denari, s’indebitarsi fino al collo; e poi lascia che siano i familiari a doversi fare carico delle conseguenze. Esattamente come fa Nora.

I PROTAGONISTI
NORA (45 anni), non vive in un bel palazzo e non è servita da una cameriera. Abita, invece, in una palazzina rumorosa di un quartiere popolare, all’interno di uno di quei bilocali in cui la stanza più vissuta è la cucina. Non più giovanissima, ma ancora piacente, ha un forte ascendente sugli uomini. Probabilmente la sensualità è dovuta anche ad una strana schizofrenia comportamentale, un po’ sopra le righe, che le fa cambiare personalità ogni volta che si trova a parlare con qualcuno di diverso. Logorroica e centrata su se stessa, non risparmia civetterie con un anziano amico di famiglia. Ma nessuno sa mai se fa sul serio o si prende gioco degli altri. Quand’è sola però, sembra un’altra persona: sprofonda in un mutismo ingiustificato, ma anche tormentato dall’interno. Subito dopo, inopinatamente, parla di suicidio. Sembra un’altra persona: da un po’ di tempo ha cominciato a fare delle spese folli assolutamente ingiustificate. E la condizione economica in cui si trova non lo permetterebbe affatto. Anzi! Suo marito fino a pochi giorni fa correva il rischio di essere licenziato.

IL MARITO (50 anni), è fortemente attratto dalla moglie; ma anche consapevole delle sue “stranezze”. Non solo le subisce, ma le nasconde alla vista degli altri. Ogni volta che torna a casa da lavoro, non sa in che stato la troverà. I cambiamenti della sua personalità, sono stati lenti e graduali. Spesso, non sapendo come comportarsi, reagisce violentemente. Lavora nel giro delle Finanziarie, ma non guadagna molto. Anzi! Per tenersi a galla economicamente, è costretto a sgambettare e sgomitare in continuazione. Da pochi giorni, sfruttando una cordata fortunata, è riuscito a strappare una “promozione”. Ora è Direttore di una piccola Filiale Locale, e finalmente potrà guadagnare qualche spicciolo in più. In realtà, la sua, più che una promozione, è una gatta da pelare: la Banca per cui lavora è in odor di fallimento e tocca a lui il riassetto di tutto il personale. Qualcuno sarà assunto, qualcun altro licenziato. Fra questi...


L’UOMO (50 anni), immischiato in brutti giri di prestiti, finanziarie, assicurazioni, dai quali vorrebbe uscire, ma non ci riesce. Sembra marcio fino al midollo. Ma è soltanto indurito dalla vita. E solo. Sua moglie è morta da qualche anno e i figli lo considerano un fallito. A casa trascorre molto tempo a stirarsi minuziosamente delle camicie. Sembra sia l’unica cosa che gli dia un po’ di soddisfazione. È sempre alla continua ricerca di un riscatto. Gli si prospetta una possibilità il giorno in cui rincontra, dopo tanti anni, l’unica donna che lo abbia amato davvero: una vecchia amica di Nora.

L’AMICA (45 anni). Vedova e disoccupata, è tornata ad abitare nello stesso stabile in cui abitava quand’era ragazzina. È alla ricerca di un posto di lavoro, uno qualunque, anche precario. Spesso, quand’è sola, si mette sul divano davanti al televisore e mangia, mangia…

IL DOTTORE (70 anni), uno di quei vecchi che, quando mangiano non mettono più la tovaglia. Abita da solo al piano di sopra. Gira sempre con il settimanale di enigmistica in tasca e non perde occasione per “sfoggiare sapienza”. Tutti lo chiamano “il dottore”. Ogni volta che scende, bussa da Nora, saluta e va via. Da qualche giorno, gli è stato riscontrato “un brutto male” in stato avanzato.

L’INIZIO DELLO SPETTACOLO
All’apertura del sipario, siamo alla vigilia di Natale. Tutto sembra trascorrere nella normale routine delle gioiose e divertenti “stranezze” di Nora. Nella sua iperattività ingiustificata, accende il televisore e alza eccessivamente il volume: una cartomante dà consigli a qualcuno. Dall’altra camera fa capolino il marito che si accorge subito dello stato euforico di sua moglie e dei guai che è andata a combinare in giro: spese inutili e superflue, regali improbabili per i figli, un nuovo alberello di Natale con tanto di luci colorate e festoni stravaganti. Il marito cerca di placare l’euforia della donna. Ma fa fatica. Il compito è reso ancora più difficile, da una visita tanto inaspettata, quanto inopportuna: una amica d’infanzia di Nora, appena tornata ad abitare in quella palazzina. Nora mostra il meglio della sua espansività. Dalla sua mente parte una fuga di idee che la fanno parlare a raffica, saltando da un argomento all’altro, dando l’impressione di essere la donna più felice e fortunata del mondo. La situazione si fa paradossale, e suo marito -imbarazzato e impotente - non sa più dove andare a nascondersi. Per fortuna passa di lì il dottore, un anziano signore che abita al piano di sopra che lo invita ad uscire. L’uomo ne approfitta, ed esce. Le due donne rimangono sole. L’amica - sulle prime, frastornata dall’euforia di Nora - riesce finalmente a parlare. Le racconta dei guai che ha passato, del matrimonio sfortunato, della recente morte del marito, e dei debiti che questo le ha lasciato. Ad un certo punto si sente citofonare. Nora va a rispondere. È uno che lavora col marito, uno di quelli candidati alla cassa integrazione. Uno poco raccomandabile, immischiato in giri strani, di pizzo, strozzinaggio. Roba del genere. Pare si sia fatto qualche anno di galera. Ma è una storia vecchia, quella. La storia nuova, invece, è che pure Nora, gli deve dei soldi. Tanti soldi. Troppi. E per averli ha firmato delle carte molto pericolose. Nessuno ne sa niente. Neppure suo marito.

LA SCENA
Tutti, tranne L’UOMO, abitano nello stesso stabile. In diverse occasioni si potranno vedere contemporaneamente le vite di ciascuno di loro, all’interno delle proprie case.

LUNETTA SAVINO
Diplomata alla Scuola di Teatro Galante Garrone, studia con Dominique De Fazio il metodo dell’Actor Studio di Strasbeerg. Nel 1989 si laurea al D.A.M.S di Bologna con il massimo dei voti. La sua formazione è prettamente teatrale. Per circa un decennio ha lavorato in teatro -con un repertorio che spazia dai greci classici agli autori contemporanei: debutta sul palcoscenico nel 1981 con Macbeth diretto da E.Marcucci. Fino al 1999 calca le scene in diversi allestimenti, da Il mercante di Venezia (1984) a Le sorelle materassi (1988), da Medea (1994) a Prova orale per membri esterni, un monologo rimasto in scena al Teatro dei Satiri di Roma per cinque anni, dal 1995 al 1999. Il grande pubblico impara a conoscerla nel 1997, quando Lunetta entra a far parte del cast del fortunato di Un medico in famiglia su RAIUNO, nel ruolo di Cettina (farà parte del cast fino al 2007). Nel 2003 è protagonista al fianco di Neri Marcorè nello spettacolo California Suite, di Neil Simon, per la regia di Nora Venturini; nel 2004 interpreta Tina fai presto, scritto e diretto da Massimo Andrei e prodotto dalla LEART. Al cinema ha recitato in Mi manda Picone (1984) di Nanni Loy, Cucciolo (1997) di Neri Parenti, Matrimoni (1998), Liberate i pesci (1999) di Cristina Comencini, Se fossi in te (2001), Viva la scimmia (2002), Amore con la "S" maiuscola (2002). Dal 2001 al 2003 interpreta Agnese Borsi nelle prime due edizioni del serial televisivo di Canale 5 Il bello delle donne. Nella stagione televisiva 2006-2007 sarà protagonista al fianco di Massimo Ghini del film TV RACCONTAMI, una serie in tredici puntate in onda su RAIUNO da ottobre a dicembre. Inoltre, da gennaio a giugno 2007, prenderà ancora parte per l’ultima volta alla fiction UN MEDICO IN FAMIGLIA.

PAOLO BESSEGATO
Studia alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, al fianco di Giorgio Strehler (di cui è stato assistente alla regia, al teatro alla Scala, ne L’amore delle tre melarance di Prokofiev) e Dario Fo (recitando ne L’histoire du soldat di Stravinskij). Tra le sue più notevoli interpretazioni: Tartufo nel Tartufo di Molière, regia di Mina Mezzadri; Jimmy Porter in Ricorda con rabbia di Osborne, regia di Nanni Garella; Basilio ne La vita è sogno di Calderon de la Barca, regia di Giampiero Solari; Admeto nell' Alcesti di Euripide, regia di Walter Pagliaro; Adelchi nell' Adelchi di Manzoni, regia di Mina Mezzadri; Corrado ne La morte civile di Giacometti, regia di Giuseppe Bertolucci; Ulisse in Ecuba di Euripide, regia di Massimo Castri; Gorgia in Dyskolos di Menandro, regia di Egisto Marcucci; Pantalone in Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni, regia di Nanni Garella; Filippo in Aria di famiglia di Bacri e Jaoui, regia di Michele Placido; Lui in Anonimo Veneziano di Giuseppe Berto, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto; Menato ne La moscheta di Ruzante, regia di Claudio Longhi; Cherea in Caligola di Camus, regia di Claudio Longhi; Pantalone ne Il giuocatore di Goldoni, regia di Giuseppe Patroni Griffi; tutti i tre personaggi di Ritter, Dene, Voss di Bernhard, per la regia di Renato Sarti, nel 2005. Ha condotto vari seminari di recitazione e regia presso la Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, il Centro Teatrale Bresciano e al corso di scenografia tenuto da Margherita Palli, presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

RUGGERO DONDI
Dopo aver studiato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, inizia a lavorare con Giorgio Strehler, prendendo parte ad alcuni fra i più importanti spettacoli diretti dal regista, fra cui Vita di Galilei e Il gioco dei potenti. Nel ‘68 lavora allo Stabile di Genova e lì incontra Massimo Castri, con il quale inizia una collaborazione decennale prendendo parte a numerosi spettacoli tra cui La Tempesta di Shakespeare Vestire gli ignudi e Così è se vi pare di Pirandello, Edipo di Seneca e Edda Gabler di Ibsen. Ispirandosi a lui, Castri scrive Il Bianco l’Augusto e il Direttore uno spettacolo di clownerie che colleziona oltre 300 repliche. Agli inizi degli anni Ottanta, inizia a lavorare con la Compagnia “Attori & Tecnici” di Roma diretta da Attilio Corsini. Recita Traversata burrascosa di Tom Stoppard, Leonardo aveva ragione di Topor, I due sergenti di Corsini e Ripamonti. È titolare per le prime 600 repliche del ruolo del “Regista” negli immarcescibili Rumori fuori scena di Michael Frayn regia di Corsini. Nella stagione ‘93/’94 lavora con Dario Fo e Franca Rame in Mamma i Sanculotti e Il Professor Saravaglia. Dal ‘95 prende parte a diversi spettacoli della compagnia TEATRIDITHALIA per la regia di Elio De Capitani: Amleto e I due gemelli veneziani di Shakespeare, Caligola di Camus, La morte e la fanciulla di Ariel Dorfman. È del 2000 la sua unica incursione nel cinema: è il Dott. Calandra in “Denti” di Gabriele Salvatores Interpreta il ruolo di Giulietta in Romeo & Giulietta / NATI SOTTO CONTRARIA STELLA scritto e diretto da Leo Muscato (LEART).

SALVATORE LANDOLINA
Si forma alla scuola del Piccolo Teatro di Milano diretta da Paolo Grassi. Muove i primi passi sul palcoscenico nel 1971, nel leggendario Arlecchino servitore di due padroni di Strehler. Nel 1972 inizia la collaborazione con “La Loggetta” di Brescia, poi divenuta “Centro Teatrale Bresciano”, al fianco del regista Massimo Castri, prendendo parte con ruoli da protagonista a numerosi spettacoli, fra cui Il Bianco, l’Augusto, il Direttore, al fianco di Ruggero Dondi, Un uomo è un uomo, di B. Brecht, Edipo di Seneca, La tempesta di W. Shakespeare, Vestire gli ignudi e Così è se vi pare di L. Pirandello. Successivamente collabora con il “Gruppo della rocca” ne Il tumulto dei Ciompi, regia di Roberto Guicciardini; con il Teatro dell’Elfo in Amanti, scritto e diretto da Gabriele Salvatores; con il Salone Pier Lombardo ne Il processo di Kafka, regia di Andree Ruth Shammah; con Dario Fo in Settimo ruba un po’ meno, alla Palazzina Liberty di Milano; con il Piccolo Teatro di Milano nell’ Intermezzo di Jean Giraudaux, e Grande e Piccolo di Botho Strass, entrambi per la regia di Carlo Battistoni; e ne Il Conte di Carmagnola, di A. Manzoni, per la regia di Lamberto Puggelli. Lavora al fianco di Ugo Pagliai e Paola Gassman ne Il bugiardo di C. Goldoni, regia di Alvaro Piccardi. Ha preso parte a diversi film per il cinema e per la TV, fra cui Ho fatto splash e Ladri di saponette di Maurizio Nichetti, La valle dei pioppi di Salvatore Nocita, Servo d’amore di Sandro Bolchi, Natan il saggio di D. Lessing, per la regia di Guido De Monticelli. Interpreta il ruolo di Romeo in Romeo & Giulietta / NATI SOTTO CONTRARIA STELLA scritto e diretto da Leo Muscato (LEART).

CARLINA TORTA
Esordisce in teatro nel 1974, quando entra a far parte del "Teatro del Sole" di Milano. Nel 1979 scrive e interpreta "Panna Acida" con Angela Finocchiaro, con la quale poi fonda nel 1979 il Teatro Panna Acida. Ha scritto diretto e interpretato numerosi monologhi teatrali, fra cui: Grazie Woody, Manicomio primavera, Come una farfalla al muro, Casalinghitudine, Carlina Cardunculus, Riso Integrale, Lucertole. In teatro ha lavorato con Andrea Giordana nello spettacolo Il seduttore di D. Fabbri, per la regia di Giancarlo Sepe e in numerosi spettacoli prodotti dal Teatro Franco Parenti per la regia di Andree Ruth Shammah: La vita è un canyon di A. Bianchi, con Anna Galiena e F. Oppini; Re Lear di W. Shakespeare con P. Mozzarella; La Tempesta di E. Tadini con P. Mozzarella; Io l'erede di E. De Filippo con C. Tedeschi; I promessi sposi alla prova di G. Testori con G. Tedeschi;e La Maria Brasca di G.Testori, con Adriana Asti. Ha preso parte a diversi film, fra cui: La vita altrui, Acquario, e Da qualche parte in città di M. Sordillo; Così è la vita di Aldo Giovanni e Giacomo; Fuori dal mondo di G. Piccioni; La Messa è finita di N. Moretti; e Ladri di saponette e Ho fatto Splasch di M. Nichetti. Attualmente insegna drammaturgia nella scuola di scrittura teatrale diretta da Dacia Maraini. Ha anche preso parte a molti progetti televisivi tra i quali Quo Vadiz e La TV delle Ragazze per la TV.