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costumi ANTONELLA
BERARDI |
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" Ho sempre pensato
di scrivere per il teatro. La mia esperienza di lavoro mi ha fatto riflettere
sulle distanze e le vicinanze tra le parole del cinema, della letteratura,
del teatro, sulla possibile contaminazione tra queste diverse forme
di drammaturgia. I registi di cinema, gli scrittori italiani si incontrano
sempre più spesso, usano i loro diversi strumenti per arricchire le
forme e i contenuti del racconto. Penso che questo sia possibile anche
per il teatro. Non ho mai creduto che la collaborazione tra le diverse
drammaturgie potesse ridurle o omologarle. In tutti paesi in cui il
cinema è vivo, il teatro e la letteratura sono vitali, si scrivono testi
nuovi, gli attori di cinema e di teatro frequentano alternativamente
il palcoscenico e il set. Iniziando a scrivere la commedia, ho chiesto
aiuto a un mio nume tutelare, Natalia Ginzburg, che mi aiutò molti anni
fa a pubblicare il mio primo romanzo. Ho preso la sua prima perfetta
commedia "Ti ho sposato per allegria", l'ho messa accanto ai fogli bianchi,
sperando che lo spirito anticonformista e ribelle che la animava possa
abitare anche la mia. DUE PARTITE Anni sessanta, quattro donne giocano
a carte in una casa. Ogni giovedì, da molti anni, si riuniscono per
fare una partita, chiacchierare, passare il pomeriggio. Portano con
sé le loro bambine che giocano nella stanza accanto. Nessuna di loro
lavora, fanno le madri, le mogli, si conoscono da molto tempo. Una di
loro è incinta del primo bambino. Durante il primo atto della commedia
vediamo intrecciarsi le loro storie tra comicità e emozioni, il tutto
scandito dai primi dolori della partoriente: il tema più forte, quello
della maternità, dei vari modi d'intenderla E la fine del primo si chiude
con una nascita: il palcoscenico deserto, le carte abbandonate sul tavolo
verde, le voci trafelate delle donne fuori scena. Secondo atto oggi;
quattro donne s'incontrano in un'altra casa, sono vestite di scuro.
Si sono riunite dopo il funerale di una delle loro madri che si è suicidata.
Capiamo che sono quelle bambine che nel primo atto giocavano nella stanza
accanto. A poco a poco le colleghiamo una dopo l'altra alle madri. Qualche
volta per rassomiglianza, qualche volta per assoluto Contrasto. Due
epoche, due modi di essere donne. Sono più felici queste donne, più
realizzate? A tratti pare essersi spezzata una catena, meglio o peggio,
chi lo sa? Inevitabile. Ma l'identità stessa femminile sembra a tutte
loro qualcosa di indefinibile e - perciò perennemente a rischio, oggi
come ieri. Una specie di energia, di follia che non vuole farsi disarmare,
che risorge sempre dalla morte per dare la vita". |
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