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Vortice - Teatro
Fondamenta Nuove, Venezia SIOR
TODERO BRONTOLON con e con regia
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SIOR TODERO BRONTOLON
di Carlo Goldoni Un capolavoro. Lo straordinario risultato artistico
della commedia "Sior Todero brontolon" è anzitutto frutto dell'eccezionale
padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura
a tutto tondo dei caratteri dei personaggi. L'intera vicenda si svolge
nell'arco di alcune ore di una giornata d'inverno in casa di Todero.
Una casa che per volontà del vecchio "rustego" pare rinserrata in se,
escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti
e persino "conversazioni". E tuttavia la città, l'esterno, preme tutt'intorno
e fa sentire la sua presenza, sicchè quell'"ordene" che il burbero Todero
con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela
in realtà foriera di "desordene". Todero esige di essere in casa l'assoluto
"patron" che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa
la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso,
perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica
del risparmio lo spinge ad eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità
e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero
è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare
secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i "bezzi",
sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa
in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento
vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una
fortezza, come avviene per i "rusteghi", la sua casa si potrebbe definire
letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si
muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. E' il
capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome
di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità
su quelli che da lui dipendono. " E mi son el pare del pare, e son paron
dei fioi, e son paron dela nezza, e dela dote, e dela casa, e de tutto
quelo che voggio mi" Ogni rapporto basato su altro fondamento non trova
recezione nel suo animo, neppure l'affetto. Todero non conosce ripensamenti
e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria
di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò
che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia
non c'è "l'abbraccio finale". Todero rimarrà sempre coerente con se
stesso e incorreggibile. Al di la della conclusione (momentanea) a lieto
fine, i brontolamenti, la tirchieria, l'autoritarismo, la diffidenza
di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo:
e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno
a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno,
a ricominciare… |
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