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L'idea dello spettacolo
nasce da un aneddoto reale.
Qualche anno fa a Madrid, in un abusta dell'immondizia fu trovato un
fascicolo contenente domande di assunzione per una catena di supermercati.
Uno degli impiegati del dipartimento del personale aveva annnotato le
sue impressioni sui candidati: "straniero grasso", "questa
no, brutta e stracciona", "grassoccia con brufoli", "fuori
di testa, padre alcolizzato"...
L'impiegato, giustificato dalla sacra missione che gli era stata raccomandata,
si è creduto in diritto di poter mettere per iscritto quelle
bestialità. Il solo fatto di avere il potere di concedere o no
un posto di lavoro lo legittimava ad essere crudele, maschilista, xenofobo.
Immaginai le ragazze che aspiravano a essere cassiere di quel supermercato
mentre tentavano di dare una buona immagine di loro stesse di fronte
a questo individuo, facendo e dicendo quanto credevano si aspettasse
da loro, le immaginai disposte a sopportare anche delle piccole umiliazioni
pur di conseguire il posto di lavoro di cui avevano bisogno.
Questo è quanto fanno, fino all'estremo, i personaggi del "Metodo
Gronhol, perchè non importa chi siamo nè come siamo, ciò
che conta è l'opinione che gli altri, spettatori della nostra
vita, deducono dalla n ostra apparenza.
La nostra autentica identità non interessa a nessuno, a parte
noi stessi.
Il "metodo Gronholm" ha alcuni punti di contatto con un'altra
mia piece precedente "Parole incatenate".
Entrambe parlano di crudeltà. Se in quella il paesaggio era quello
delle relazioni sentimentali, in questa la crudeltà si manifesta
nei rapporti di lavoro e lo fa in uno dei processi più crudeli
che si vivono in quest'ambito: una selezione del personale.
La trama è semplice.
Gli ultimi quattro candidati ad un incarico manageriale di un’importante
multinazionale sono riuniti per essere sottoposti alle prove finali
del processo di selezione. L’idea del gioco come metafora delle relazioni
umane, sempre presente nelle mie opere, diventa, qui, un referente assoluto.
Dal punto di vista formale nella pièce si gioca, a tutti i livelli possibili:
i personaggi giocano tra loro e lo spettatore è invitato a partecipare
a questo gioco, cercando di scoprire la vera personalità degli aspiranti,
a scoprire dov’è la verità e dove la menzogna, se è possibile. Tutte
le prove a cui vengono sottoposti i personaggi, per quanto possa sembrare
incredibile, sono ispirate ad autentiche tecniche di selezione del personale,
documentate in manuali di specialisti della materia. Quello che accade
nella pièce è condurle alle estreme conseguenze, senza nascondere la
comicità derivante dall’assurda inclemenza di tali prove.
Di questi piccoli effetti collaterali del piccolo mercato parla questa
commedia.
Jordi Galceran
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