Compagnia del Teatro Carcano
presenta


ANTIGONE
di Sofocle
traduzione di Giovanni Raboni

con
GIULIO BOSETTI
MARINA BONFIGLI
SANDRA FRANZO

regia
Giulio Bosetti


costumi GUIDO FIORATO
musiche GIANCARLO CHIARAMELLO
movimenti mimici MARISE FLACH
progetto luci PASQUALE MARI

 

Dopo il successo della stagione appena trascorsa, con repliche acclamatissime ed esaurite a Firenze, Bologna, Roma, Bolzano, Padova e Milano, verrà ripresa anche nella stagione 2007/2008 la produzione della Compagnia del Teatro Carcano di ANTIGONE di Sofocle nella limpida e poetica traduzione di Giovanni Raboni. Interpreti principali Giulio Bosetti (anche regista) nel ruolo di Creonte, Marina Bonfigli nel ruolo di Euridice e Sandra Franzo nel ruolo di Antigone. Antigone racconta l'ultimo atto del mito tebano che, insieme a quello argivo, fu oggetto di ispirazione anche per i tre grandi poeti tragici. Dei circa trenta testi di tragedie a noi pervenuti, le vicende di Tebe sono narrate in un'opera di Eschilo (I Sette contro Tebe), in tre di Sofocle (Edipo re, Edipo a Colono, Antigone) e in una di Euripide (Le Fenicie). E' dunque in Sofocle che ritroviamo un materiale più cospicuo. Come è noto, Edipo, del tutto inconsapevole, si unisce incestuosamente alla madre Giocasta e da questa unione nascono due femmine (Antigone e Ismene) e due maschi (Eteocle e Polinice). Già in Edipo a Colono risulta chiaro il rapporto radicalmente diverso che si instaura fra Edipo e i suoi quattro figli nati dall'incesto: di amore e dolcezza per le due figlie, che si occupano amorosamente di lui fino alla sua scomparsa, e di odio e disprezzo per i due figli maschi che, essendo bramosi solo di ottenere il potere in Tebe, egli non esita a maledire per sempre. Tuttavia, nonostante il loro desiderio di ascendere al trono, né Eteocle né Polinice vi riusciranno perché si uccideranno vicendevolmente in duello. Nel corso di questa lotta fratricida Creonte, fratello di Giocasta e quindi in qualche modo zio di Antigone, Ismene, Eteocle e Polinice, aveva preso il potere in Tebe nell'intento di sostenere Eteocle contro il fratello Polinice. Pertanto, alla loro morte, Creonte non esita a far seppellire Eteocle con tutti gli onori e maledice invece Polinice per essere andato contro la sua stessa città spalleggiato da un manipolo di sette eroi della città di Argo. Creonte dunque ordina che il corpo di Polinice, che giace fuori dalle mura di Tebe, resti insepolto e sia dato in pasto agli uccelli rapaci e ad altri animali bramosi di carogne umane. A questo punto della vicenda interviene Antigone, che non accetta le disposizioni di Creonte e, a insaputa di quest'ultimo, seppellisce il fratello Polinice sottraendolo allo strazio che ne avrebbero fatto cani e uccelli. Come sempre nella tragedia greca, i fatti non sono mai da interpretare letteralmente, ma emblematicamente. Fatta questa premessa, la sepoltura o non sepoltura di Polinice, che era andato contro la sua stessa città pur di ottenere il potere, diventa metafora di un quesito che accompagna da sempre l'uomo durante la sua esistenza: è giusto o no sovvertire le leggi dello Stato? Facendolo, è giusto o no proporre nuovi ordinamenti che si sostituiscano ai precedenti? Creonte e Antigone si scontrano violentemente su questo tema e tutta la vicenda, con quanto di tragico essa comporta, prenderà spunto proprio da questo loro insanabile contrasto.

Dalla rassegna stampa

Bosetti, regista e Creonte, ha fatto uno spettacolo di assoluto rigore, su una scena nuda, percossa da lampi di luce. Dove quel che conta è soltanto la Parola di Sofocle, restituita in tutta la sua splendida verità dalla traduzione di Giovanni Raboni …Quello di Bosetti, la Parola al centro di tutto, è oggi un atto autenticamente "rivoluzionario" da parte di un attore che a torto taluni considerano incline alla tradizione. Il suo Creonte non è un bieco tiranno; è l'uomo accecato dal potere fuori dagli umani confini. Sandra Franzo è Antigone con la straziante verità di un giovane cuore; Marina Bonfigli, maestra di dizione e di emozioni, è Euridice, mater dolorosa e soccombente …
Ugo Ronfani, Il Giorno

Il rigore della parola è il segno dell'Antigone di Sofocle portata in scena da Giulio Bosetti in uno spettacolo di ricercata sobrietà e bella, potente tensione. Parte importante è dunque la traduzione di vitale bellezza di Giovanni Raboni … Altro tratto significativo di questa bella edizione della tragedia è lo spessore che acquista la figura di Creonte, cui dà vita uno splendido Giulio Bosetti …Antigone è interpretata con sofferta sobrietà da Sandra Franzo … Intensa Marina Bonfigli … Magda Poli, Corriere della Sera

Dominatore sulla scena, l'attore lombardo è maestro nel tratteggiare gli accenti sinceri di una regalità insidiata, e poi nello sprofondare in quelli straziati di una disperazione per un castigo di troppo superiore alla colpa … Di fronte a lui ben difende il personaggio di Antigone la giovane Sandra Franzo. Bravo il cast, con Marina Bonfigli che sfoggia ottima vocalità …
Domenico Rigotti, Avvenire

Non è un caso che l'Antigone di Sofocle sia la tragedia greca che torna più di frequente sulle nostre scene, forte del richiamo della protagonista al potere delle leggi non scritte … Ora c'è un'importante traduzione in versi di Giovanni Raboni, molto viva e diretta senza cercare attualizzazioni, a dare uno spessore e un senso al suo nuovo allestimento. Lo dirige Giulio Bosetti nel nero spazio scenico senza décors del Teatro Carcano, partendo proprio dalla forza delle parole nel suo proposito di umanizzare un dibattito di idee di stampo eliotiano … Il regista è anche quasi sempre presente a dar risalto alla figura prepotente e contestata di Creonte, un tiranno vicino ai giorni nostri anche se arriva a pentirsi unendosi in ritardo alla schiera dei suicidi per sua colpa …
Franco Quadri, la Repubblica