Fondazione Palazzo della Cultura di Latina - Taormina Arte - Teatro Manzoni di Milano
presentano

IL SOGNO DEL PRINCIPE DI SALINA: L'ULTIMO GATTOPARDO
di Andrea Battistini
liberamente ispirato agli appunti e alle lettere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

con
LUCA BARBARESCHI


regia
Andrea Battistini

"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". L'ideologia politica di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è racchiusa in questa celebre frase di Tancredi usata per delineare la situazione storica della Sicilia del 1860. Andrea Battistini ispirandosi liberamente alle lettere e agli appunti dell'autore de "Il Gattopardo", scrive e firma la regia dell' allestimento scenico "Il sogno del Principe di Salina: l'ultimo Gattopardo", un testo ricco di spunti e suggestioni, dove prevalgono inquieti interrogativi di valore etico e morale. Una lettura che esalta l'attualità del termine gattopardismo, in una metafora che paragona l'immobilismo della Sicilia di allora all'Italia di oggi. La storia narra le vicende del casato nobiliare dei Salina, sospesa tra ricordo ed essere, alterna sprazzi di un passato folgorante a drammaticità borghese, profonde riflessioni sul tempo, specialmente interiore, alla realtà attraverso lo sguardo malinconico e fiero di Fabrizio Corbera, l'ultimo Gattopardo. Uomo dall' animo complesso, caratterizzato da un profondo conflitto interiore e da una calma apparente, nella sua mente cela pensieri che sfuggono al mondo che lo circonda e lancinanti riflessioni sulla natura umana. Solo l'amato nipote Tancredi ne intuisce la natura travagliata, l'unico in cui l'uomo-gattopardo si vede riflesso mentre impotente assiste alla fine di un'epoca. Il bel Tancredi, entusiasta e scavezzacollo, convincerà Fabrizio ad acconsentire alle nozze con Angelica, la figlia del ricco e parvenu Don Calogero Sedara. Nei saloni della residenza estiva di Donnafugata, assisteremo alla parabola discendente dell' esistenza, viaggio nel dubbio di un uomo, grande provocatore e sublime vittima, fino all' epilogo della sua vita. Tutto appare meravigliosamente fermo e sospeso in un affresco siciliano di tradizioni, sontuose feste, profumi e olezzi di un aristocrazia allo sbando. Immagini di una terra sensuale, oscura, barocca ma anche vitale e ironica in una girandola di luce, odori, ritmi e suoni, su cui aleggia il senso del disfacimento e della fine imminente. Tutto ciò sembra non appartenere ad un epoca ben precisa, scavalca il tempo, si ripete in modo ciclico e universale, la solitudine irrimediabile del vecchio di fronte al cambiamento, il nuovo che spesso è illusorio. Il ruolo del Principe è interpretato da Luca Barbareschi che raggiunta la maturità artistica dopo trent'anni di carriera coronati da moltissimi successi teatrali, televisivi e cinematografici, si cimenta in questo ruolo straordinario, affiancato da un nutrito cast di attori.

Note di regia
I volti, le vicende ricavati dalle lettura di documenti inediti, appunti epistolari dello scrittore hanno suscitato in me una serie di suggestioni che via via hanno modificato la linea progettuale del mio lavoro. La rete di eventi realmente accaduti, la vera storia della Casata appunto, e le riflessioni, i sentimenti di Giuseppe Tomasi "vergati" nell'intimità di diari o lettere e poi mescolati a cronache familiari, fotografie, stampe, documenti, mi hanno guidato all'esplorazione del pensiero dell' "uomo Gattopardo" di fronte alla storia, alla sua terra, al suo popolo, a se stesso. Attraverso di lui si raccontano alcune delle pagine più significative della storia della Sicilia, di un popolo e di una terra, credo, mai così spietatamente e con amore raccontate come nella nostra messa in scena. Da lui prende vita una grande riflessione etico-politica di valore eterno ed universale; con lui si apprende come lasciarsi attraversare dalle suggestioni sensoriali che questa terra, forse unica per la nostra nazione, provoca a se stessa e agli altri. In questa rete pre-testo, attraverso le prove, ho modificato l'impianto testuale mettendo le parole a servizio della "carne interpretativa" degli attori, piegandole alla loro originale volontà creativa ed espressiva; similmente il racconto si piega alla forza impressionante e suggestiva della scenografia ideata e costruita da Carmelo Giammello. Con lo stesso rispetto ho lasciato che l'impianto sonoro di Paolo Cillerai o il disegno luci di Pietro Sperduti completassero il mio percorso drammaturgico dandogli la forma tridimensionale che è propria della narrazione teatrale. In questa forma gli attori si muovono dunque in un intreccio di parole, suoni, luci, percorrendo lo spazio scenico che muta continuamente per dare forma e contenere; i personaggi cambiano la loro pelle, mutano nel tempo scandito dallo "scorrere" delle decine di costumi - ideati da Andrea Viotti - "narranti" la storia della nostra nazione oltre che quella delle singole vicende umane. Andrea Battistini