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Tre monologhi che
si accostano assieme seguendo l'apparente logica di un divertito passaggio
temporale. Tre storie scritte in tempi diversi, per occaisoni diverse
che rivelano un legame reciproco, una serie di punti comuni, una sorta
di comune ribaltamento delle convenzioni. Così la parola "Bottegai",
questo dispregiativo, questo termine assolutamente offensivo, diventa,
nel designare i tre protagonisti delle storie una specie di affettuoso
epiteto, pieno di malinconia umanità in Silvana e in Rutilio, e di ingenuo,
stupefatto smarrimento de La Porcilaia.
Rutilio Canova:
un delirio
E' un libero adattamento da un racconto di Cicognani, un bozzettone
grottesco, tutto impastato di echi vernacolari che, oltre a Cicognani,
tiene presente certi divertiti sarcasmi di A. Palazzeschi.. In un paesaggio
di inizi secolo, una Firenze da immaginare come la più convenzionale
foto dei Fratelli Alinari, si consuma l'ossessione di un ricco bottegaio,
la smania di esibire un figlio studioso, un intellettuale che riscatti
la "dannazione della bottega". Le tragiche e ridicole smanie di Rutilio
Canova hanno radici letterarie riconoscibili nella "poetica dei buffi"
ma nello stesso tempo attengono ad un sinistro ed acre umore popolare.
Silvana: una riflessione
Silvana è un personaggio che si pone al centro di un paesaggio storico
ben precisato. Figlia e soprattutto moglie di un bottegaio, Silvana,
persa in una quieta agonia, ripercorre la vita dall'infanzia alla maturità
registrando, con accenti appena rancorosi, le ritualità, i comportamenti
e le mutazioni avvenute in un arco di tempo che va dagli anni cinquanta
alla fine degli anni ottanta. Silvana sfiora la "storia" con parole
spesso sorridenti e spesso deluse. Silvana è un corpo sospeso che naviga
ormai in "altre acque", uno sguardo distaccato e amorosamente feroce,
lo sguardo di chi si appresta a relativizzare i "furori" della vita.
La Porcilaia: una confessione
Forse non a caso, in questo breve monologo, manca il nome proprio del
personaggio. Ci troviamo davanti ad un "igienico", giovanissimo uomo
di oggi, una specie di creatura sconosciuta eppure terrestre, banale,
monocorde nell'esposizione fredda dei fatti. Il protagonista di La porcilaia
è un piccolo imprenditore preoccupato di prendere tutte le distanze
dalle radici come da una tradizione famigliare per essere più riconoscibile
nella "genetica" di una società omologata e omologante. La piattezza
della sua confessione s'incrina quando è raggiunto da "un elemento oscuro"
qualcosa di incomprensibile per i suoi gelidi e robotici occhi che non
sanno più riconoscere la sospesa presenza del mito.
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