Teatro Metastasio Stabile della Toscana
Arca Azzurra Teatro
presentano


I RAGAZZI DI VIA DELLA SCALA
Ovvero cinque storie scellerate
di Ugo Chiti

con
MASSIMO SALVIANTI
DIMITRI FROSALI
LUCIA SOCCI
GIULIANA COLZI
ANDREA COSTAGLI

e con
MAURIZIO LOMBARDI
TERESA FALLAI
ALESSIO VENTURINI
DANIEL DWERRYHOUSE
FRANCESCO MANCINI



regia

Ugo Chiti


Anni cinquanta. Alcuni "ragazzi" si ritrovano per raccontarsi "storie di paura", si riuniscono nel grande androne di un palazzo di periferia; il pianerottolo e il vano delle scale diventano un luogo dove il "fantastico" della narrazione s'intreccia al "quotidiano" dei personaggi. L'androne si tramuta in luogo deputato a evocare fiabe e leggende come quella, tanto per citarne una, di San Giuliano, il Santo assassino spinto da una profezia a trucidare i genitori per poi espiare la colpa. La "legenda aurea" di Jacopo da Varagine assume così i risvolti di un'ossessione, un'inconscia risposta ad un potere subìto come abuso e coercizione. Allo stesso modo la presenza quotidiana di un personaggio misterioso che attraversa le scale suggerisce una fiaba solo in parte riconducibile a quella del "Re porco" o a quella più nota de "La bella e la bestia".
I "ragazzini" sono quattro, tre maschi e una femmina, anzi sono cinque perché a loro si unisce sempre Giovannino che dice di avere compiuto sei anni, in realtà è un sedicenne mentalmente ritardato.
Su e giù per le scale si muovono varie "presenze", voci, caratteri appena accennati, un mondo di adulti sufficienti o intolleranti verso il gruppetto di ragazzi. Lo spettacolo è una metaforica riflessione su un'età indifesa dell'uomo e, in senso più allargato, una parabola sull'abuso e la violenza del potere.
Il meccanismo narrativo di questo testo differenzia in modo sostanziale l'ultimo pannello della trilogia "La recita del popolo fantastico" dai testi precedenti. Ne "Il vangelo dei buffi" come in "Quattro bombe in tasca" la cifra drammaturgica era sempre riconducibile ad un contesto reale. Inoltre, sia il pretesto della religiosità contadina, che il racconto epico e tragico della guerra partigiana, si attenevano alla comune radice della narrazione orale.
Nel presentare, anni addietro, il progetto della trilogia si era annunciato un capitolo dedicato alle "fiabe di paura" intendendo con questa generica definizione una serie di fiabe orrorifiche e di leggende delittuose. "I ragazzi di Via della Scala" risponde in parte a quelle premesse, non si tratta più di una semplice compilazione di fiabe, nel testo le vicende dei cinque "bambini" s'intrecciano ad un doppio gioco di rappresentazione dove il "quotidiano" e il "fiabesco" diventano sublimazione ed esorcizzazione di paure, angosce e smarrimenti dell'età infantile.
Una cifra comune a tutta la trilogia verrà rispettata: l'alternanza tra comico e tragico, il grottesco divertito e allusivo, una sospensione onirica, qui ovviamente più accentuata, fino ad una conclusione che torna nel segno dolente di una realtà.