La Contemporanea
presenta

PROCESSO A DIO
di Stefano Massini

con
OTTAVIA PICCOLO

e con
SILVANO PICCARDI
ENZO CURCURU'

regia di
Sergio Fantoni


scene Paolo Baroni
costumi Joanka Micol Medda

Ci sono idee - frammenti di luce, indizi di storie - che incontri una volta e non ti lasciano più. Erano anni che tenevo chiusa in qualche cassetto della mente la traccia di un Processo a Dio all'indomani della Shoah. Immaginavo quel processo come una resa dei conti: violenta, acuta, drastica.
Sicuramente un appuntamento non più rimandabile, un guardarsi negli occhi fra terra e cielo. Tutto questo stava in quel cassetto, insieme a squarci di azione, atmosfere abbozzate, profili delineati come uno schizzo al carboncino. Ed ogni volta che, per caso, quel cassetto si apriva, puntualmente mi assaliva la voglia di tentare una forma scritta, traducendo finalmente in dialogo quella scommessa così estrema, per me fascinosa, densa, intrigante.
Devo a Sergio Fantoni la riapertura definitiva del cassetto, lo stimolo fortissimo a dar vita teatrale a quegli schizzi provvisori. Ho lavorato su "Processo a Dio" come forse si lavora ad una statua: ho sgrossato il blocco di marmo per poi scendere sempre più nel dettaglio. Ed era come se il testo esistesse già, laggiù, in fondo al blocco. Lo stavo scoprendo, come svelandolo: un passo dopo l'altro mi si rivelavano i tratti dei personaggi, i nodi della vicenda, le dinamiche della trama, il disegno del dialogo. Sono stato spettatore di ciò che scrivevo e scrittore di ciò che vedevo scorrermi davanti agli occhi.
Giorno dopo giorno ha preso vita sulla carta la febbre di Elga Firsch, attrice ebrea di Francoforte che a tutti i costi vuole Dio alla sbarra. E ancora - giorno dopo giorno - le si sono affiancati il rabbino Nachman difensore di Dio, il giovane Adek smanioso di vendetta, lo Scharführer Reinhard relitto del Reich e i due anziani Solomon e Mordechai, giudici severi di un processo che non può non farsi gara dura, senza esclusione di colpi, combattuta con l'istinto feroce dei sopravvissuti, di chi - marchiato dal lager - brucia per la rabbia di un massacro tanto barbaro quanto assurdo, indecifrabile, insensato.
Perché in fondo la parola chiave di questo testo non è il dolore dell'Olocausto, bensì il non-senso: quella nebbia fitta che avvolge il presente, quella insignificante banalità che muove la storia con il tragico sconcerto di chi ne è vittima. Se l'uomo è un burattino, chi lo muove? E quale logica segue il teatrino del mondo? Sono queste le domande che, come un magma, muovono il testo dal suo interno. Elga Firsch accusa Dio con la voce, in fondo, dell'umanità intera: l'umanità di ogni epoca e bandiera. E vale forse, come esempio, una battuta del rabbino Nachman: "il processo a Dio non lo facciamo noi: non si è mai chiuso. Da cinquemila anni."

Stefano Massini Firenze, 14 luglio 2005

Stefano Massini è drammaturgo e regista. E' nato nel 1975 a Firenze, Italia, dove vive come drammaturgo indipendente. Il lavoro di Massini comprende:
MEMORIE DEL BOIA, 2003, (1 d, 2 u)
LA FINE DI SHAVUOTH, 2004, (3 u)
L'ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO, 2005 (6 u)
PROCESSO A DIO, 2005, (1 d, 5 u)
LA GABBIA ovvero FIGLIA DI NOTAIO, 2005, (2 d)
Massini ha vinto il maggiore premio italiano per la nuova drammaturgia: il Premio Pier Vittorio Tondelli al Premio Riccione 2005. In più, ha vinto numerosi altri premi per giovani autori. I suoi testi sono stati di recente apprezzati e interpretati da alcuni dei più importanti attori italiani. Ha anche tradotto Shakespeare e adattato per il teatro molti famosi romanzi e racconti.
Una raccolta dei suoi testi sarà pubblicata nel 2006 da Ubulibri.
La Giuria del Premio Pier Vittorio Tondelli - presieduta da Franco Quadri - ha lodato unanimemente la sua scrittura "chiara, tesa, di rara immediatezza espressiva, che riesce a darci anche visivamente il tormento dei personaggi con forte immediatezza drammatica".
I suoi testi sono tutti incentrati sui temi della solitudine, delle paure, della ricerca di felicità e di un senso della vita, con una particolare passione per la storia e per la rilettura in chiave teatrale di famose biografie di artisti.
Per esempio, "Memorie del boia" racconta lo strano incontro tra l'anziano boia Charles Sanson (il Re del Patibolo, con 2700 decapitazioni…) e un ben noto giovane scrittore francese: il testo scorre come un thriller, sullo sfondo di una spettrale Parigi notturna nell'innevato inverno 1829. Nella stagione 2004/5 il testo è stato allestito con successo con una scenografia dipinta dal noto pittore Lele Luzzati. Ne esiste già una versione in Svedese.
"La fine di Shavuoth" racconta un altro occasionale incontro notturno, pieno di leggerezza e delicatezza di tratto: il testo si svolge in un Cafè Yiddish nella Praga ebraica, autunno 1911. Tutto ruota attorno al dialogo imprevisto - realmente avvenuto - fra Franz Kafka - un ventottenne impiegato introverso - e Jtzach Löwy, attore-corsaro polacco della stessa età. I due personaggi, bloccati nel suddetto Cafè con porte e finestre sbarrate, troveranno lentamente la strada per scoprirsi amici e confidenti.
"L'odore assordante del bianco" è il testo vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli 2005. Sarà prodotto in Italia nell'inverno 2006, con la regia di Stefano Massini, per il Teatro Metastasio/Stabile della Toscana, a Prato. Il potente bianco del titolo è il tono predominante del Manicomio di Saint-Paul-de-Manson, nel sud della Francia, dove - com'è noto - fu internato Vincent Van Gogh nel 1889. Immerso nel bianco e nella tortura del silenzio, il testo procede con molti colpi di scena, mentre sfilano infermieri aguzzini, medici esaltati, pionieri dell'ipnosi e, infine, lo stesso fratello di Vincent, la cui identità è destinata a restare un enigma. "Processo a Dio" affronta il tema della Shoa e ricrea uno dei processo contro Dio che gli ebrei tennero dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la liberazione dei Campi di Sterminio nazisti. La protagonista è Elga Firsch, un'attrice di origini ebraiche deportata al campo di Maidanek. Straordinariamente sopravvissuta alla catastrofe, Elga decide di portare Dio alla sbarra per la sofferenza del suo popolo. E così, in una baracca di legno prima dell'alba, cinque personaggi (compreso il vecchio rabbino Nachman) tengono il loro drammatico processo davanti a un ufficiale nazista prigioniero. Il testo sarà allestito con una importante produzione italiana nel 2006, con la regia di Sergio Fantoni e con Ottavia Piccolo nel ruolo di Elga.
"La Gabbia ovvero figlia di notaio" è un dialogo ad altissima tensione, ambientato oggi nel parlatorio di un carcere. Due donne - una famosa scrittrice altoborghese e sua figlia detenuta ex brigatista - si ritrovano una davanti all'altra dopo una separazione di undici anni. La loro conversazione sembra impossibile: non sono in grado di trovare un solo punto di incontro e seguono punti di vista diametralmente opposti. Ma forse verrà fuori, alla fine, almeno qualcosa che le possa legare oltre la gabbia delle reciproche posizioni… Il testo è stato prodotto in Italia nel tardo autunno 2005, con la regia dell'autore: ha due soli personaggi e richiede un allestimento semplice.