Per un bimbo il nonno che gli racconta una favola è già spettacolo. Se è poi un attore- narratore a raccontarla dal palcoscenico con il supporto di oggetti molto evocativi, allora la suggestione sale alle stelle. E' quanto accaduto al Piccolo Eliseo di Roma per la rappresentazione di "Pollicino" curata dall'Accademia Perduta/Romagna Teatri. Il racconto si caricava di di originali effetti scenici che esaltavano i valori sottesi all'immortale fiaba di Perrault. La singolarità in questo caso è nel concentrare l'azione su un attore solo, Claudio Casadio, il quale realizza un gioco drammaturgico ideato da Marcello Chiarenza, in una sintonia orchestrata dalla regia di Gianni Bissaca. Frutto recente di questa cooperativa di artisti e produttori che,con sede a Ravenna e proiezione nazionale, si dedica da oltre vent'anni al Teatro Ragazzi con particolare "attenzione al fantastico, all'immaginario e al coinvolgimento emotivo degli spettatori". Il loro" Pollicino" potrebbe considerarsi "teatro povero" ma in realtà nasce da una raffinata condensazione del racconto chiamando in causa la fantasia dello spettatore piccino, con mezzi semplici ed elaboratissimi. Il fulcro della struttura scenica è un tavolo ordinario di certe cucine povere di campagna: nel corso dell'azione l'attore ne fa l'interno della casa di Pollicino - simboleggiata da un minuscolo casolare illuminato - o la distesa del bosco in cui il protagonista coi fratellini si smarrisce, o l'interno dell'abituro dell'orco dove i cassetti del tavolo si rivelano magicamente come stanza dei lettini in cui l'orco divora le sue piccole per l'astuzia di Pollicino, e il sottotavolo la cantina da cui i fratellini riescono a sfuggirgli. Tutto questo con poche suppellettili, rametti in luogo di alberi o una frusta ruotante per gli uccellini che vanificano i disegni di Pollicino.
Sulla scena Claudio Casadio si disimpegna brilantemente nei principali pwersonaggi. Un osservatore attento può cogliere nella sua esibizione, specialmente nella lingua, riferimenti precisi ad una Romagna popolare che ha un certo peso nel luogo di produzione dello spettacolo. Ma ciò non menoma l'effetto di coinvolgimento ottenuto con il pubblico di ogni latitudine. Lo dimostrano gli applausi frequenti dei bambini al Piccolo Eliseo dove si replica fino a domenica 19.
( Toni Colotta - www.cinematografo.it - 10/12/04)

Anche la povertà prima o poi finisce
Il coraggio della disperazione esaltato nella fiaba classica di "Pollicino" è ambientato in una dimensione rurale che ricorda la Romagna di un secolo fa nell'adattamento scenico per ragazzi ideato da Marcello Chiarenza e diretto da Gianni Bissaca per la Compagnia Accademia Perduta come se si trattasse di un viaggio a ritroso verso le origini contadine che riguardano l'intero territorio italiano di appartenenza del gruppo teatrale.
Un procedimento di concentrazione della trama e dei personaggi, simile a quello già sperimentato per "Hansel e Gretel" nella stagione scorsa, affida qui la narrazione degli eventi a un unico interprete via via impegnato a calarsi nelle diferenti figure parlanti. Un'atmosfera cupa come i timori atavici evicati dalla storia è ravvivata soltanto dalle trovate visive che puntano sull'essenzialità degli oggetti e dei simboli scenici. La casetta illuminata della povera famigliola, i fatidici sassolini disposti accanto ai rametti che fungono da bosco, una neve di piume, un teschio di bovino dalle fauci bramose per indicare l'Orco divoratore di carni infantili, compongono l'apparato strumentale dell'attore Claudio Casadio, solo sul palcoscenico a dare vita, corpo e anima a tutta la rappresentazione.
L'inquietudine provocata dalla triste realtà dei sette fratellini abbandonati nel bosco dai genitori e dal loro pericoloso tentativo di trovare rifugio presso l'abitazione dell'Orco, destinata a tormentare i bambini di ieri e di oggi, tocca il vertice quando il mostro infierisce sulle sue sette figlie addormentate che indossano i berretti dei piccoli ospiti per un'astuta idea di Pollicino. Ogni senso di impotenza, comunque, svapora lentamente di fronte alla scoperta nella cantina di un luccicante tesoro che risolverà i problemi economici di tutta la famiglia del protagonista.
(Il Tempo, 16 dicembre 2004)

Povero piccolo Pollicino, solo la paura ti salverà
Dalla Romagna un nuovo omaggio alle "fiabe scure" dei Fratelli Grimm e ai loro percorsi iniziatici seguendo, Propp alla mano, il filo rosso della Paura che aiuta i bambini a salvarsi in un mondo di adulti crudeli, spesso assassini per fame della loro stessa prole. E' il caso di questo "pollicino" di Accademia Perduta riscritto in dialetto romagnolo da Marcello Chiarenza dipanando la storia anche con l'uso dei suoi magici oggetti di scena: case di bambola sospese a minuscole teleferiche, piumini che ricordano alberi innevati, cassetti che prendono fuoco, la ferocia dell'Orco evocata dalle mandibole di un teschio di vacca. Ambientata dal regista Gianni Bissaca nella cucina di una povera casa di campagna la favola si svolge sopra e sotto il tavolo di legno che diventa palcoscenico nel palcoscenico. "Vacca come piove..."suona l'incipit di Claudio Casadio, un Pollicino che con il suo cappuccio di lana verde ricorda la maschera di Fasulen, il Fagiolino furbo e bistrattato capace di tirarsi fuori da ogni guaio con le sue trovate.
Una sfida, un elogio della creatività raccolto da Chiarenza che si conferma dopo Lele Luzzati il più fantasioso e fertile artista del nostro teatro di figura; e dal bravissimo Casadio narratore, attore impegnato in più parti e manipolatore a vista degli oggetti di scena.
(Nico Garrone - La Repubblica)