La Giglio Group Production s.r.l. e Antonio Valderio
in collaborazione con il Festival di Borgio Verazzi
presentano

CORRADO TEDESCHI
CORINNE BONUGLIA

in

SABRINA
di Samuel A. Taylor
adattamento di Gianni Fenzi

con
RENATO CORTESI
ANDREA MONTUSCHI


e con
ANTONIO CARLI

e con la partecipazione di
MILLY FALSINI

regia
Massimo Natale

scene FLORENZA MARINO - ANTONIN J. DI SANTANTONIO
costumi ALESSANDRO BENTIVEGNA

La Storia

Thomas Fairchild lavora come autista privato alle dipendenze della ricca famiglia Larrabee, che vive in una grande villa di Long Island a circa 30 miglia da New York. E ha una figlia adolescente, Sabrina, perdutamente innamorata di David Larrabee, il rampollo scapestrato della casa. Ma non è ricambiata: infatti per lui essa sembra quasi non esistere. Sabrina accetta la proposta del padre di recarsi per qualche tempo a Parigi, presso una nota scuola di cucina, per imparare un mestiere, ma soprattutto per dimenticare David.

Partita come ragazzina timida e impacciata, frequentando gente d'alto rango ritornerà come donna affascinante e di gran classe, ammaliando David e rischiando di rovinare il suo incipiente matrimonio con una ricca ragazza dell'alta borghesia locale. Qui interverrà Linus, il fratello maggiore di David, che, motivato dalla necessità di salvare il matrimonio per ragioni economiche, cercherà di conquistare il cuore di Sabrina, riuscendo solo ad ingarbugliare ulteriormente la situazione in un modo imprevedibile.

La commedia

L'imporsi dell'amore del giovane su quello dell'anziano è un elemento primario della "sophisticated comedy" legato al modello Cenerentola. La sorpresa del finale, con il trionfo di Linus, è una delle caratteristiche principali della commedia: Sabrina ama non ricambiata David; David s'innamora di Sabrina quando lei non lo desidera più; Linus odia Sabrina e per allontanarla da David finisce per innamorarsi perdutamente di lei.

I personaggi ideati da Samuel Taylor e portati al successo da Wilder nel film Sabrina mantengono in questa versione teatrale inalterati il fascino e le loro caratteristiche.

La favola di Sabrina-Cenerentola inizia con "C'era una volta....", e prosegue con la trasformazione della ragazza in una principessa per fare in modo che Linus-Principe Azzurro se ne innamori. Un gioco di essere e apparire: Sabrina si traveste da donna di classe mentre Linus si maschera da persona dal cuore di pietra; l'uomo crea anche un fanta-mascheramento raccontando la storia di un suo amore giovanile che lo ha profondamente deluso.

Sabrina è una commedia che offre momenti di grande divertimento. Un susseguirsi di situazioni che ci portano, in maniera allegra e spensierata, verso l'inevitabile happy end che, seppur scontato come in ogni favola che si rispetti, ci lascia divertiti e felici. Eppure questo spettacolo è anche una grande prova di attori. E la nostra compagnia è composta da attori che hanno voglia di prendervi per mano e portarvi a sognare con loro.

Di fronte ad una bella e famosissima commedia come si deve comportare chi ha deciso di metterla in scena? Se poi si tratta di "Sabrina", con precedenti illustri e celebrate icone (come Audrey Hepburn, Bogart e Billy Wilder o più recentemente Harrison Ford e Julia Ormond), ci si ritira in buon ordine o si cera una strada almeno diversa dai predecessori?

Abbiamo ricordato sempre l'introversa infanzia di Sabrina su e giù per gli alberi di casa Larrabee da dove spia la famiglia dei ricchi e dei potenti, lei orfana di madre e figlia dell'autista di casa. Proprio questa piccola vendetta di Long Island si contrappone alla Sabrina che dopo cinque anni si ripresenta cambiata in bellezza, fascino, sicurezza acquistati in Europa: a Parigi.

Dall'albero è scesa fino al centro del prato, dove diventa il perno di tutte le storie d'amore di denaro e di relazione che animano casa Larrabee; andrà avanti navigando a vista fino a laurearsi a pieni voti nel corso accellerato di vita pratica e sentimentale in modo romantico ma concreto e non certo convenzionale.

La scelta di accentrare il mondo femminile in quasto particolare personaggio comportava la prelazione proprio di questo ruolo attivo della protagonista che si rapportava così, esclusivamente ai personaggi della casa dei ricchi industriali: il burbero patriarca, i due figli diversi ma analoghi, la zia svampita e il padre di lei, chauffer di casa bizzarro e riguardoso deus ex machina della fiaba a senso unico.

Tutte le altre persone sono come eclissate dal ritorno di Sabrina; si parla di loro come di personaggi secondari, mentre i rapporti tra la giovane e gli altri sono trama e racconto insieme, tramutando il giardino di delizie e dei ricordi, in un giardino di supplizi, dove amore e matrimoni spesso non vanno a braccetto, lasciando il passo agli affari e alla pratica ostinata del cinismo che maschera però a sua volta una voglia di affetti di verità.

Sabrina, come la Sabrina dei versi di J. Milton, è salvatrice, illumina angoli bui delle vite, con un allegra autocoscienza imprendibile da parte degli "uomini" perchè privi dell'entusiasmo della vita che la giovane ormai "donna" Sabrina, ha capito e afferrato, non permettendo in futuro un legame di routine con i ruoli già predefiniti. Sabrina ssceglierà autonomamente ma dentro le regole del gioco "a suo modo", con dei "distinguo". Basterà per una quasi felicità?

Abbiammo quindi deciso per una messa in scena tutta giocata sul filo dei sentimenti contrastanti. Uno spettacolo che mette sotto i riflettori gli attori, chiamati non soltanto a "interpretare" un ruolo ma anche a dare spessore e credibilità a storie e vicende che solo apparentemente sono ambientate nel 1940. Romantiscismo, cinismo, idealismo e concretezza fanno parte della vita di tutti, in ogni epoca.

Ma Sabrina è anche e soprattutto una favola. Una dolce avventura romantica che ci suggerisce che in fondo non si deve mai smettere di sognare.