"Il giuocatore", Goldoni si guarda allo specchio
La commedia del gaudente veneziano all' Eliseo con Franca Valeri e Urbano Barberini

Il gioco.Per alcuni, innarrivabile amenità che favorisce gli amori, la buona conversazione. per altri, malattia infernale che conduce alla rovina corpi, anime, relazioni. Al gioco, e a chi, di esso, coglie e vive la dimensione dannata, Carlo Goldoni dedica una delle "sedici commedie nuove", il famoso corpus di opere teatrali scritto per scommessa, a partire dalla coda del carnevale del 1750 nel breve giro di un anno. Fanno parte del gruppo ottimi titoli, la "Bottega del caffè", le "Femmine puntigliose" o il "Bugiardo", recentemente riproposto da Glauco Mauri e Roberto Sturno. "Il giuocatore", in scena all' Eliseo fino al 9 maggio, è un' occhiata fine su certa Venezia seduta ai tavoli dell' azzardo nelle case private, nei caffè, nei ridotti. Florindo, figura centrale, nonché schiavo del gioco a causa di due bari perde tutto: i soldi, l' amore di Rosaura, gli amici, e tenta di evitare la bancarotta facendo un matrimonio di convenienza con la vecchia e ricca Gandolfa...
Circa "Il giuocatore", Goldoni aveva idee morali, educative (ad esempio redimere i gaudenti concittadini) che probabilmente la disinvoltura e la grazia del testo hanno stemperato in puro gradimento teatrale. In realtà, stigmatizzando il gioco colpiva anche sé stesso. Ben note sono la sua irrequietezza, il suo viaggiare instancabile, la propensione al salotto e alle dame, la diuturna pratica del tavolo verde.
Personaggi, ambienti e sfumature della commedia ben si adattano alla raffinata cultura, personale e teatrale, di Patroni Griffi. Che muove i suoi attori con eleganza, spirito,ironia, "sfruttando" al meglio le differenti prerogative di ognuno. Sempre piacevole vedere in azione la signora Valeri, che comunica intelligenza e sorride costantemente, del suo sorriso critico e interiore, sulla pochezza umana.

Rita Sala, Il Messaggero 01/05/2004

 

 

Demoni di carta

Il vizio del gioco ha dato molto alla letteratura, soppiantato poi dai più fracassoni sesso droga & rock 'n roll. Anche il nostro Goldoni, così assennato e moraleggiante, pativa questo vizio. Per stigmatizzarlo-dice lui- ma in raltà per esorcizzarlo scrisse nel 1751 "Il giuocatore", ritratto o meglio profilo patologico di un giovane di buona famiglia e di buone fortune in rovina pe la mania compulsiva che lo incatena al tavolo da gioco. La sua patologia prioritaria gli fa mettere in secondo piano amori, sesso, piaceri, reputazione, dignità, al punto che accetterebbe di impalmare una ricca e anziana zitella per continuare a finanziare il proprio demone. E arriva a rubare un gioiello prezioso alla fidanzata per investirlo in qualche rapida giocata disastrosa. Lieto fine di convenzione con il giocatore pentito, ma la regia di Giuseppe Patroni Griffi fa giustamente ricominciare tutto da capo come si addice a certe psicopatie. Urbano Barberini è un giocatore più eccentrico che davvero malato; Paolo Bessegato è un Pantalone efficacissimo, vero emblema della borghesia che non vuole vizi, per ora. Trionfo per Franca Valeri ibrido sublime tra un' incisione di Hogarth e una Signorina Snob agée.

Rita Cirio, L' Espresso 06/05/2004